Durante un altro giorno di pesanti combattimenti l’ospedale SOS di Mogadiscio è stato colpito da quattro missili, uno dei quali ha distrutto un reparto dove si stavano curando dei feriti.
In tempi di pace l’ospedale è una clinica per la maternità e una clinica pediatrica e il reparto colpito era uno dei cinque della clinica pediatrica.
Secondo Ahmed Ibrahim, direttore nazionale SOS in Somalia, c’erano fino a 20 persone nel reparto colpito. Non è ancora stato possibile quantificare il numero di vittime del bombardamento.
Il missile ha colpito l’ospedale intorno alle 10.00 di mercoledì mattina, proprio dopo una ripresa dei combattimenti dopo una notte di relativa calma. Si presume che i missili siano stati lanciati dalle forze governative che stanno incalzando i combattenti islamici attorno a Mogadiscio, in quanto le milizie islamiche non possiedono missili. Tuttavia non sembra che l’ospedale fosse un target deliberato.
 L'ospedale SOS di Mogadiscio in questi anni è sempre stato presidiato da servizi privati di sicurezza |
Intanto questa mattina (giovedì) le forze del governo di transizione somalo, supportate dalle truppe etiopi, sono entrate nel Villaggio SOS, situato proprio di fronte all’ospedale SOS. La truppe sono entrate pacificamente e hanno perlustrato sia il Villaggio SOS sia successivamente l’ospedale SOS: non avendo trovato all’interno nulla di loro interesse si sono quindi accampate su un’area conosciuta come “zona SOS”, a pochi metri dalle strutture dell’Associazione. “Chi ha potuto scappare l’ha fatto”, ha dichiarato Ahmed Ibrahim, “ed altre persone gravemente ferite sono state evacuate dall’ospedale direttamente da parenti e amici”. I feriti non erano solo combattenti, ma anche uomini comuni impegnati nella difesa delle loro proprietà e delle loro case, colpite da bombe e granate. Solo un piccolo staff di medici volontari e di personale medico rimane presso l’ospedale, continuando le attività di chirurgia in quella che era, in tempi migliori, l’ala dedicata alla maternità.
Nel frattempo il Villaggio SOS è stato colpito dai missili diverse volte, l’ultimo mercoledì, che come in precedenza ha colpito il campo da calcio. I bambini, le mamme e gli altri collaboratori sono già stati evacuati in luoghi sicuri e nessuno nel Villaggio è stato ferito.
Il Villaggio SOS è stato aperto a Mogadiscio nel 1985 e l’ospedale, usato come clinica per la maternità, per la pediatria e per altri servizi umanitari, è stato aperto nel 1989. Durante i 14 anni di guerra civile iniziata nel 1991, l’ospedale non era mai stato colpito dai bombardamenti e si è occupato di migliaia di bambini malati, portando avanti campagne di vaccinazione contro comuni malattie e programmi alimentari in collaborazione con l’unione Europea. Nel 2003 è stata aperta la scuola infermieri, dove lavorava Suor Leonella: da allora è stato portato a termine il primo corso triennale per diventare infermieri.
“La situazione è ancora confusa e pare che le truppe alleate continueranno la loro azione contro i combattenti islamici, e si sposteranno dalla loro attuale temporanea base” ha dichiarato Ibrahim, e ha continuato: “Quando ciò accadrà il personale medico SOS cercherà di tornare ad aprire l’ospedale”.
Wilhem Huber, direttore regionale di SOS Villaggi de Bambini per l’Africa dell’Est, ha aggiunto: “La situazione è critica e al momento non è sotto il nostro controllo. Il servizio di sicurezza SOS che in questi anni ha sempre presidiato le strutture SOS è ancora operativo e mantiene lo stato di massima allerta.”
Nell’occasione Helmut Kutin, Presidente di SOS Villaggi dei Bambini, ha lanciato un appello urgente alle fazioni in lotta: “La Somalia non ha avuto stabilità dal 1991. La guerra che si è vista recentemente è un’altra tragedia che la gente subisce, particolarmente a Mogadiscio. L’Associazione SOS Villaggi dei Bambini chiede a tutte le forze coinvolte nel conflitto di riprendere i colloqui di pace. Non è possibile fornire aiuto nelle attuali condizioni. Gli anni di sofferenze che la gente ha sofferto debbono finire. Quale organizzazione di sostegno ai bambini, vi chiediamo, in modo particolare per conto dei bambini, una fine pacifica al conflitto così che sia essi che il loro paese abbiano un futuro!”