Due settimane fa, John, un ragazzo di 14 anni, è uscito di casa, come ogni mattino, per andare a scuola. Vive ad Eldoret, teatro delle sanguinose rivolte post-elezioni scoppiate in Kenya. Le scuole erano state riaperte, nonostante l’instabile tregua più volte violata.
Quando John è tornato a casa, alle cinque, ha trovato la porta di casa divelta. La cosa peggiore era che la madre di John, l’unica persona rimastagli, non c’era. John è corso dai vicini per sapere cosa fosse successo e ha trovato un uomo seriamente ferito a una gamba a causa di un attacco subito con dei machete. Di sua madre ha detto soltanto: “E’ fuggita per sopravvivere”.
John ha lasciato la sua casa e si è diretto verso il campo per gli sfollati di Eldoret, un posto relativamente sicuro dove sperava di trovare la sua mamma. Ma quando ha visto una banda di giovani armati di machete si è spaventato a morte. Si è reso conto di essere in pericolo e ha fermato un veicolo carico di persone chiedendo di salire. Non sapeva dove fossero diretti, voleva andarefar portare a Nakuru, il paese più vicino nella Rift Valley. Ma il mezzo non è mai arrivato lì. E’ invece andato verso Nairobi, a 300 km di distanza, dove John è stato abbandonato a sé stesso.
Per quattro giorni e quattro notti John ha vagato per le strade ed è riuscito a mangiare grazie all’aiuto di qualche organizzazione umanitaria. In seguito è venuto a sapere di un campo per gli sfollati e l’ha raggiunto. Si trovava al campo quando, insieme ad altri 29 bambini, è stato portato dalla Croce Rossa al Villaggio SOS di Nairobi in attesa di trovare sua madre.
I bambini sono arrivati al Villaggio SOS il 22 gennaio, dopo di loro ne sono giunti altri 25. Questi bambini e ragazzi vivono oggi nelle case famiglia: sono stati nutriti, vestiti e accuditi dalle mamme SOS. I bambini hanno età diverse dai 3 anni di Tony, che sa solo dire il suo nome, ai 17 anni di Alex, che viene dai quartieri poveri di Kibera.
I bambini provengono anche da diverse realtà
La storia di John è comune a molti altri bambini. Con l’inizio delle violenze hanno perso le loro madri, zie, padri e sono fuggiti a loro volta. Alcuni hanno una famiglia dispersa alle spalle, frequentano la scuola e forse un giorno otterranno un buon lavoro. Altri invece sono orfani e non hanno la possibilità di studiare. Quello che hanno in comune è che sono vittime innocenti dell’intolleranza etnica che ha colpito il Kenya. E tutti vogliono che finisca al più presto. “Non mi interessa sapere quello che stanno facendo”, dice David, riferendosi ai politici, “Voglio solo tornare a scuola”.
Il Villaggio SOS di Nairobi si prenderà cura di questi bambini per tre mesi mentre la Croce Rossa cerca di rintracciare i loro genitori. Se non verranno trovati, sarà necessario avviare le pratiche per accogliere i bambini all’interno del Villaggio SOS o per assisterli attraverso programmi di rafforzamento familiare. I bambini, nonostante la loro tristezza, sono molto contenti di vivere al Villaggio SOS dove godono delle comodità che non hanno mai conosciuto. Una bambina di 8 anni non stava più nella pelle quando ha visto quanti libri c’erano: “Quanti libri! E tutti per noi!”.
Tornare a fidarsi degli adulti
Nonostante la permanenza al Villaggio SOS, i bambini convivono tutti i giorni con il ricordo delle violenze che hanno visto e subito. Per i poveri la vita è sempre complicata, ma l’aver perso una casa e una famiglia rende tutto ancora più difficile. L’obiettivo di SOS Villaggi dei Bambini è quello di ridare loro una speranza e un futuro.