Questa mattina (29 marzo 2007) Ahmed Ibrahim, Direttore Nazionale di SOS Somalia, è venuto a trovarmi presso l’Ufficio Regionale, per aggiornarmi sulla situazione a Mogadiscio, in particolare sulle condizioni del Villaggio e dei servizi SOS.
Soltanto sei mesi fa, quando la Corte Islamica si sostituì al potere dei signori della guerra, c’era, forse per la prima volta in sedici anni, la reale speranza che la crisi a Mogadiscio potesse giungere al termine. I segnali erano chiari: niente armi in vista, blocchi stradali rimossi, accesso libero e sicuro a tutte le aree della città e maggiore tranquillità.
Oggi, quando parliamo con la gente a Mogadiscio, in particolare nella zona dove è situato il nostro Villaggio SOS, avvertiamo i postumi della più dura e cruente guerra dal 1991. Migliaia e migliaia di persone lasciano tutt’ora la città. Attualmente sono oltre 25.000 coloro che vivono sotto gli alberi senza riparo, cure mediche, cibo e acqua. Si è inoltre diffusa una grande epidemia di colera che sta colpendo gran parte della popolazione, soprattutto i piccoli villaggi lungo la riva del fiume Shebelle.
La situazione anche per i servizi e i progetti SOS è estremamente difficile: ci pallottole volanti che colpiscono il villaggio, c’è molta paura e incertezza. La Scuola SOS era aperta fino alla scorsa settimana, quando i ragazzi hanno sostenuto i loro ultimi esami e le lezioni sono state sospese per le lunghe vacanze; lo stesso è accaduto all'Asilo SOS. L’ospedale SOS ed i nostri programmi di emergenza pediatrica, visto che anche i pazienti ed il personale medico hanno difficoltà a raggiungere il posto di lavoro a causadei pericoli per le strade, tengono attualmente un profilo molto basso.
Mamme e bambini stanno mostrando i segni di fatica, sono demoralizzati da questa situazione ed iniziano a perdere progressivamente la speranza. È molto difficile operare in queste condizioni e “offrire una direzione”.
In ogni caso fino ad oggi nessun incidente ha coinvolto direttamente SOS e i bambini, le loro mamme SOS e il personale: fortunamente almeno su questo fronte stanno tutti bene.
Insieme al Direttore Nazionale, Ahmed Ibrahim, ed al Responsabile di Progetto, Claudio Croce, abbiamo rivisto il nostro piano d'emergenza ed abbiamo fornito chiare istruzioni e linee guida comportamentali così come luoghi e punti d’incontro in caso la situazione la situazione dovesse peggiorare.
Al momento sono i nostri bambini a dare al nostro staff l’ottimismo e il coraggio di andare avanti. Senza di loro tutto sarebbe già perduto.
Rimarremo ancora qui e continueremo a credere in un futuro migliore per i bambini della Somalia.
Wilhelm Huber
Direttore Regionale per l' Africa dell'Est