Quando Suada è arrivata al Villaggio SOS di Sarajevo nella primavera del 2005 aveva appena compiuto nove anni. “E’ obbligatorio per il tutore legale del bambino, ad esempio il genitore o il servizio sociale, iscriverlo a scuola.”, dice Alema Rudalija, assistente sociale nel villaggio. “ Non farlo significa violare i diritti dei bambini ed è punibile per legge.”
Quando si tratta di bambini Rom, non viene intrapresa alcuna azione legale . Le autorità dicono che se fosse così sarebbero accusate di discriminazione. I Rom sottolineano con forza che questa mancanza di azione legale è effettivamente una discriminazione. Resta il fatto che i Rom sono il gruppo etnico con il più basso livello di istruzione in Bosnia ed Erzegovina. Per quale motivo? In che modo si può migliorare la situazione?

Due bambine accolte nel Villaggio SOS di Sarajevo
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Istruzione quasi per tutti
Ci sono diverse ragioni sono state identificate che rappresentano un ostacolo all’istruzione dei bambini Rom. Il primo è la povertà. La disoccupazione tra i Rom è quasi del 100% e i genitori preferiscono che i bambini lavorino piuttosto che mandarli a scuola. Anche se la scuola è gratuita, non lo sono i libri e questo ha costretto molti studenti a lasciare gli studi. Senza alcuna qualifica o istruzione, le prospettive di lavoro sono estremamente basse.
Lo stile di vita della popolazione Rom è un’altra grande sfida. Per tradizione i bambini sono coinvolti in tutti gli aspetti della vita adulta fin da piccoli. Le ragazze si sposano appena adolescenti e devono avere molti bambini. Nel rigido sistema patriarcale Rom, i padri, spesso anche loro analfabeti, non riescono a comprendere il valore dell’istruzione. Spingono i bambini allo stesso futuro che gli stereotipi della società hanno imposto loro.
Emarginazione e discriminazione sono due nuove barriere nella strada verso la scuola. Gli studenti rom subiscono spesso abusi verbali e fisici da parte di studenti di altre etnie. Sono documentati anche casi di discriminazione da parte di insegnanti. A chi, nonostante tutto, resta, è impedito di studiare nella propria lingua nativa come è garantito dalla legge bosniaca. La ragione è semplice: non ci sono abbastanza docenti qualificati per insegnare il programma in lingua Rom.
Diritto al futuro
Suada non può aspettarsi altro per il futuro se non quello di fatiche destinato ai Rom. Per un paio d’anni si è presa cura di suo fratello e sua sorella, sostituendo una madre disabile e portando memoria del padre deceduto. Non aveva idea del fatto che i suoi coetanei avevano già finito la seconda elementare quando è arrivata al Villaggio SOS.
Trascurata dal punto di vista emotivo ed educativo Suada entra subito a far parte del Villaggio SOS con i suoi fratelli. Lì comincia a socializzare con gli altri bambini. Prende lezioni private da un’insegnante di prima elementare e si esercita costantemente a scrivere con la sua mamma SOS.
Quattro mesi più tardi invece di passare il test d’ingresso della prima elementare passa la prima elementare. Inizia la scuola direttamente dal secondo anno ed è avanti rispetto ai suoi compagni. “Finirò la seconda elementare quest’inverno e inizierò la terza dopo le vacanze” dice Suada. “A quel punto in classe con persone della mia età”.
“Ero preoccupata che tutti quei cambiamenti in un solo anno potessero avere un effetto negativo su di lei” dice la mamma SOS di Suada. “Ma quando ho visto quanto bene si adattava alla situazione, con quale impegno lavorava e quanto era felice , le mie preoccupazioni sono scomparse. Vuole fare l’insegnante. Riuscirà anche in quello. So che la mia ragazza ce la farà!”
Il futuro inizia adesso
Se Suada diventerà un’ insegnante, una psicologa o la preside della scuola, non lo sappiamo ancora. Ciò che è sicuro, è che non sarà un’eccezione. In settembre e ottobre di quest’anno i giornali bosniaci hanno pubblicato molti articoli con titoli come “75 studenti rom in prima elementare a Prijedor”, “30 studenti rom ricevono libri a Banja Luka”, “46 nuovi studenti rom in una scuola elementare di Sarajevo”…
I numeri non sono alti, la discriminazione non è scomparsa, ma il processo di cambiamento è iniziato. Si pensa che il governo bosniaco adotterà presto un programma di dieci anni per migliorare la situazione della popolazione rom, con un forte sostegno delle organizzazioni internazionali in Bosnia ed Erzegovina.
Sempre più organizzazioni non governative locali stanno facendo pressioni sulle autorità e sulla popolazione rom per aumentare il numero di studenti rom nelle scuole. Gli studenti rom sono sostenuti con materiale scolastico. Quest’anno inoltre sarà pubblicato il primo libro in lingua rom.
Certo aumentare la consapevolezza e risolvere il problema non sarà un’impresa facile. Dopotutto però nemmeno Suada pensava fosse facile passare la prima elementare.