Come per gli altri paesi interessati dall’iniziativa SOS, in Brasile i bisogni sono urgenti e impellenti: 8 milioni di bambini vivono per strada e quasi 3 milioni sono costretti a lavorare.
Questo paese, che evoca carnevali festosi e colorati, è anche una potenza industriale importante, con un mercato interno che conta sulla più ampia popolazione del continente latino americano, 173 milioni di persone.
Eppure tutti gli sforzi fatti dal Brasile per ridurre la povertà e le diseguaglianze socio-economiche che lo affliggono non sono riusciti a cambiare significativamente la dura realtà, ovvero che più di un quarto della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno e il 13% vive con meno di 1 dollaro al giorno e, per rincarare la dose, fa effetto pensare che questi 40 milioni di poveri rappresentino non più del 2,2% del reddito nazionale. Grandi ricchezze, quindi, e immense povertà.
Il Brasile è secondo solo al Sudafrica nella lista dei paesi con maggiore sperequazione economica.
Il gigante dell’America Latina annovera anche un altro triste primato: il nord-est brasiliano e’ l’area in cui si registra la più grande concentrazione di povertà rurale in America Latina. Nell’intento di raccontare i motivi, insieme ad altri, che hanno portato SOS Villaggi dei Bambini a scegliere di intervenire in Brasile, non si può non citare il male del secolo con cui si sta confrontando il paese e che sta peggiorando significativamente lo stato della povertà: la pandemia dell’AIDS/HIV.
Ma vi sono altri problemi sanitari importanti da citare per quanto riguarda lo stato dei bambini e delle donne: nonostante la mortalità infantile sia migliorata passando da 50/1000 nel 1990 a 29/1000 attuale, rimane sproporzionata rispetto alla capacità produttiva nazionale e alle disponibilità tecnologiche; la mortalità materna continua a essere un problema, anche se la sua dimensione reale non è conosciuta a causa della mancanza di dati attendibili.
In un contesto che sta lottando per uscire dallo stato di povertà, le conseguenze dell’insufficienza di fondi da destinare ai servizi di base e ai servizi sociali diventano, a loro volta, causa di povertà.
Le acque reflue, ovvero le acque già utilizzate a livello domestico o industriale, non sono praticamente pulite, filtrate (meno del 10% delle acque e’ sottoposto al trattamento). Di conseguenza, esse diventano la fonte maggiore di inquinamento dell’acqua.
E circa il 40% dei rifiuti solidi del paese – circa 40.000 tonnellate al giorno – non sono raccolti. Dei rifiuti raccolti, solo il 27% è trattato con metodologie in linea con la protezione ambientale.
In un paese altamente urbanizzato - l’82% dei brasiliani vive nelle città - solo il 56% delle case sono connesse al sistema di scarico. Mentre se nelle aree rurali meno del 20% delle case è collegata a un sistema idrico, solo il 13% possiede servizi sanitari. Questi numeri mostrano chiaramente che le condizioni igienico-sanitarie del paese sono pessime e, di conseguenza, ogni giorno milioni di persone sono contagiate da virus, batteri e parassiti.
Se queste persone sono bambini, ecco milioni di grandi stomaci su piccoli corpicini, pronti a scoppiare, che significano malnutrizione e, a volte, anticamera di una triste fine.
Un impegno iniziato negli anni 60
Le attività di SOS Villaggi dei Bambini in Brasile sono iniziate negli anni sessanta. Nonostante fosse un periodo virtuoso dal punto di vista della crescita interna, in cui risultati economici promettevano un miglioramento delle condizioni di vita delle persone, c’erano sempre ampi settori della popolazione in povertà, quindi bambini orfani e abbandonati.
I bisogni impellenti dei bambini sono stati la ragione principale della decisione di SOS Villaggi dei Bambini di diventare attiva nel paese. Già nel 1970 erano stati completati i primi tre villaggi in Brasilia, Porto Alegre e Poà vicino a Sao Paolo.
Poi c’è stato un cambio di rotta nell’economia nazionale, i successivi anni ottanta sono stati caratterizzati da una lunga crisi economica, che ha causato un tasso di inflazione estremamente elevato e a un continuo peggioramento dello stato di povertà. Subito SOS Villaggi dei Bambini ha ripreso a costruire molti altri Villaggi SOS.
Per assistere i giovani dei Villaggi SOS nel loro percorso verso l’indipendenza, nel corso degli anni si sono andati costruendo varie Case del Giovane SOS. Si sono aggiunti I Centri Sociali per la cura diurna, asili infantili e centri di crisi.Attualmente in Brasile ci sono 14 Villaggi SOS, 13 Case del Giovane SOS, 1 Asilo SOS, 8 Centri Sociali SOS e 4 Scuole Hermann Gmeiner.
Nelle favelas di Recife, migliaia di bambini e famiglie vivono ancora in condizioni estreme. Proprio in questo luogo si è deciso di costruire il nuovo Villaggio SOS della campagna “6 villaggi per il 2006”. Il Villaggio, iniziato nel dicembre 2005, verrà terminato entro dicembre 2006 ed accoglierà 130 bambini in 14 famiglie, mentre un centro sociale esterno assisterà le famiglie, prevenendo quindi l’abbandono dei loro bambini.
Dunga, nuovo Ambasciatore FIFA per SOS
Dall’inizio del mese di maggio SOS Brasile può contare su un nuovo ambasciatore FIFA per la promozione della campagna “6 villaggi per il 2006”: Carlos Caetano Bledorn Verri, in arte “Dunga”.
Il capitano della nazionale brasiliana vincitrice dei Mondiali di Calcio del 1994, ha ricevuto il suo certificato in una cerimonia all’interno dello stadio Maracana di Rio de Janeiro, il più grande al mondo. Dunga è il sesto ambasciatore FIFA per SOS Brasile e il suo nome si aggiunge a quello di campioni come Jorginho e Juninho Pernambucano.