Il ritorno dei bambini nelle scuole e l’aiuto a 2.000 famiglie. Dopo 5 anni di siccità le piogge donano speranza e riservano nuove sfide.
Migliaia di bambini a Marsabit, Kenia, sono stati costretti a scegliere tra andare a scuola affamati o lasciare l'aula per trovare cibo e acqua, fino a quando il team di SOS Villaggi dei Bambini ha iniziato a fornire cibo direttamente nelle scuole.
"Oggi le classi sono al completo e ci sono state alcune nuove iscrizioni, attribuibili alla disponibilità di cibo fornito nelle scuole dal nostro team. Non solo. Stiamo continuando a fornire cibo a 2.000 famiglie attraverso il sistema di voucher e carte prepagate per l’acquisto nei negozi con cui abbiamo stabilito degli accordi." afferma il Preside della Scuola Primaria SKM a Marsabit.
Le attività di distribuzione del cibo procedono con difficoltà, a causa delle pessime condizioni delle strade che da Marsabit portano alla capitale, che dista circa 600 chilometri. Nonostante le difficoltà e la massiccia inflazione, che ha causato in soli due mesi l’aumento del 15% del costo del mais, il team SOS, da agosto a oggi, ha continuato a fornire pasti a più di 9.000 persone ogni settimana.
Ai bambini è stato fornito un cibo alternativo dopo aver ritirato tutte le confezioni di porridge arricchito con mais ad alto contenuto proteico in cui sono state riscontrate, in altre parti del paese, tossine potenzialmente pericolose.
L’area di Marsabit continua a essere la più colpita dalla carestia. Nonostante le piogge abbiano, infatti, segnato la fine di cinque anni di siccità, l'imprevedibilità del tempo è la principale fonte di preoccupazione. Come nelle aree somale di Mogadiscio e Baidoa e quelle etiopi di Gode e Morudile - dove SOS Villaggi dei Bambini interviene da luglio – anche in Kenia il team SOS sta affrontando una moltitudine di sfide, spesso imprevedibili come il tempo.
“Il ritorno dei cammelli alla pianura indica che i pascoli stanno diventando sempre più verdi” afferma Joseph Kajwang, Responsabile del Programma di Rafforzamento Familiare SOS in Kenia. "Quello che manca è il bestiame, morto a causa della siccità e della polmonite, conseguenza del freddo e dell’umido dell’ultimo periodo" conclude Joseph Kajwang.