Corno d'Africa: Somalia 

21 ottobre 2011. L’Ospedale SOS rimane chiuso in seguito al conflitto tra truppe governative e milizie di Al-Shabab. Degli oltre 500 pazienti visitati e curati ogni giorno nell’Ospedale SOS solo i più fortunati sono riusciti a superare le severe restrizioni alla circolazione e trovare presidi medici alternativi. Secondo il personale medico solo alcuni dei 348 bambini sotto i cinque anni gravemente malnutriti, che erano in cura nell'unità di alimentazione terapeutica dell'ospedale, è riuscito a raggiungere il Centro Medico SOS istallato nel campo rifugiati di Badbado a 10 km da Mogadiscio, ma purtroppo la maggioranza non ce l’ha fatta e difficilmente sopravvivrà.

Le piogge stagionali si sommano alle difficoltà di migliaia di donne e bambini che a Mogadiscio soffrono della chiusura dell’unico ospedale gratuito nel paese. Si riparano dalla pioggia sotto capanne fatte di bastoni e sacchetti di plastica: condizioni che minacciano inevitabilmente la vita dei più deboli. La pioggia porta, infatti, con sé il rischio di colera e malaria. Con l’obiettivo di aiutare le famiglie a tornare nelle loro case e lavorare le terre, così da avere un raccolto per l’anno successivo, il team SOS sta distribuendo a più di 3.000 persone i mezzi che permettano loro di sopravvivere per il prossimo mese. Offre assistenza pratica su norme igieniche e nutrizionali che consentano al maggior numero possibile di persone di riacquistare la salute e ritornare a una vita indipendente.

Dopo il trasferimento di 12.000 famiglie dal campo rifugiati di Baidoa ai villaggi d’origine, predisposto dal gruppo di Al-Shabab, il team SOS sta cercando di raggiungere 11.000 persone direttamente nei villaggi. Nonostante i problemi logistici e grazie ad accordi con le autorità, le 3.000 persone più a rischio sono state accolte nel villaggio di Bullo-Fuur a 80 chilometri a sud ovest di Baidoa, dove SOS Villaggi dei Bambini ha istallato un centro medico attraverso cui distribuisce cibo e offre cure mediche.