Il Villaggio SOS di Mogadiscio, dal quale sono stati evacuati bambini ed educatrici a settembre, è stato saccheggiato. L’emergenza sicurezza continua e per ovviare alla chiusura dell’ospedale SOS nella capitale somala, il team SOS sul campo ha avviato un centro medico a 1 chilometro dalla capitale. Ad aggravare le condizioni igienico-sanitarie si aggiungono le continue piogge, che causano un aumento del rischio di contrazione di diarrea e colera.
Molte agenzie di aiuto, inclusa l’UNHCR, sono state bandite dal paese con l’accusa di amplificare l’entità dei problemi a scopo politico e di raccolta fondi. SOS Villaggi dei Bambini non è coinvolta e continua a lavorare, anche se con difficoltà.
“La mancanza di sicurezza rimane una delle cause del persistere della carestia. A questa si aggiungono le piogge che da un lato ritardano la distribuzione di cibo nelle aree più remote e dall’altro causano la continua perdita di bestiame” dice Ahmed Ibrahim, Direttore nazionale di SOS Villaggi dei Bambini Somalia.
Il centro medico SOS istallato vicino a Mogadiscio nel campo rifugiati di Badbado, in cui vivono circa 35.000 persone, ha assistito ogni mese da agosto più di 7.300 persone. Di questi quasi la metà sono bambini sotto i cinque anni, principalmente curati per infezioni respiratorie acute, complicazioni intestinali, diarrea e morbillo.
La clinica di Buulo Fur, aperta nella sud della Somalia in seguito alla chiusura del centro di Baidoa, aiuta ogni mese 1.485 persone e prosegue con le attività di distribuzione di cibo alle famiglie.