“Sono cresciuto in una situazione molto difficile. Non avevo la possibilità di studiare perché la mia famiglia non aveva i soldi necessari. La nostra casa si trovava vicino al Villaggio SOS e molti miei amici erano bambini SOS. Andavo spesso da loro, giocavamo e cenavamo insieme; in questo modo riuscivo a mangiare qualcosa perché a casa spesso passavamo due o tre giorni senza poter mettere nulla in bocca. Un giorno ho trovato un piatto di cibo fuori dal Villaggio SOS. L’ho preso e ho cominciato a mangiare. Quando i miei amici sono arrivati si sono molto sorpresi: stavo mangiando il cibo per il cane. Si sono sempre comportati molto bene con me e parlavano spesso della mia situazione alla signora Müller (direttrice di allora del Villaggio SOS). La signora Müller mi ha chiamato e si è informata sulla mia famiglia. La settimana seguente mi ha chiesto se volevo entrare al Villaggio SOS. Ho passato otto mesi in una casa familiare SOS e in seguito mi sono trasferito alla Casa del Giovane SOS.
Nella Casa del Giovane SOS ho vissuto tre anni durante i quali ho ricevuto formazione professionale in falegnameria. Eravamo 9 ragazzi e avevamo tutto ciò che ci serviva: cibo, vestiti, materiale scolastico, medicine, un po’ di soldi per le nostre spese personali, ecc. La vita era diversa rispetto al Villaggio SOS. La nostra educazione era incentrata sulla vita comunitaria, apprendevamo come amministrare i nostri soldi, come prendere decisioni e diventare più responsabili e indipendenti. Ci faceva piacere essere trattati da adulti e posso dire che ci hanno formato molto bene. Ho lasciato la casa del Giovane SOS nel 1990, alla fine della mia formazione professionale. Sono andato a vivre in città e ho iniziato a cercare lavoro.
I primi anni sono stati molto difficili perché ero da solo. Mi sentivo abbandonato e avevo paura di tornare a soffrire come durante la mia infanzia. Mi sono rivolto quindi al direttore del Villaggio SOS sperando di poter trovare un lavoro. Il direttore mi ha invitato ad utilizzare la mia creatività e ad iniziare una mia attività. Non volevo iniziare nulla da solo perché ero sicuro che non avrebbe funzionato. Mi chiedevo se sarei stato capace di trovare clienti che comprassero i miei prodotti. Ma il direttore del Villaggio SOS mi ha sempre molto appoggiato. L’amministrazione mi ha prestato del denaro per aprire una falegnameria e comprare alcuni materiali. I primi mobili che ho realizzato sono stati un tavolo e delle sedie. E li ho venduti subito. Con i soldi guadagnati ho fatto un letto. Il direttore di un hotel l’ha visto e gli è piaciuto molto. Mi ha chiesto 50 letti. Non potevo iniziare meglio!
Adesso il mio negozio è grande (900 metri quadrati) e ben fornito. Ho 12 operai fissi e più di dieci apprendisti. Ho due macchine: uno per uso personale e uno per gli ordini dei clienti. Ho parecchi clienti e la gente apprezza il mio lavoro. Le vendite si aggirano intorno ai 3500-4500 euro al mese. Sono sposato e ho quattro figli tra i 17 e gli 11 anni.
Ho mantenuto sempre buoni rapporti con il Villaggio SOS. Tutti mi conoscono e sono disponibili con me. Non sono ricco, però grazie a SOS Villaggi dei Bambini posso vivere bene. Alla mia famiglia non manca nulla. Aiuto i miei fratelli e le persone che hanno bisogno del mio aiuto. So che non potrò mai ricambiare tutto ciò che il Villaggio SOS ha fatto per me, però cerco di aiutare chi posso. Ogni Natale faccio regali a tutte le case familiari SOS dei Villaggi SOS di Lomé e Kara. E collaboro aiutando i tanti bambini bisognosi della comunità vicino a casa. Questo è il mio modo di mostrare la mia gratitudine.
Spesso mi chiedo che cosa ne sarebbe stato di me senza il sostegno di SOS Villaggi dei Bambini. L’appoggio di SOS mi ha cambiato la vita e mi ha dato la possibilità di diventare una persona responsabile. Tutto il mio successo lo devo a SOS Villaggi dei Bambini e spero che Dio mi conceda molti anni di vita per aiutare altri bambini ad avere un futuro migliore.”