
Mamme e bambini del Villaggio SOS di Tashkent, Uzbekistan
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Quando due anni e mezzo fa è arrivata in uno dei Villaggi SOS dell’Uzbekistan, Firuza aveva otto mesi. Vi è giunta per mezzo di un’altra Ong e, sebbene avesse già otto mesi, sembrava averne appena due o tre. «Si vedevano solo due grandi occhi blu, nient’altro», dice la sua mamma SOS.
Quei bellissimi occhi blu, infatti, erano l’unica cosa che la piccolina aveva portato con sé. Nessuno conosceva il suo nome; nessuno sapeva se ne avesse uno; nessuno conosceva la sua data di nascita; nessuno aveva notizie dei suoi genitori.
I collaboratori SOS sapevano soltanto che la sua mamma biologica l’aveva abbandonata in un pronto soccorso dopo aver tentato invano di venderla, e poi era sparita. Gli occhi blu di Firuza – così poco comuni in Uzbekistan, dove la maggior parte della gente ha gli occhi scuri – fanno pensare che suo padre possa essere qualcuno del nord, forse un Russo.
Un passato sconosciuto
Tutto ciò che la piccola possedeva era un pezzetto di carta in cui si affermava fosse nata il 16 dicembre 2005, ed in cima al quale appariva il timbro di un ospedale. Ma il timbro era illeggibile e l’ospedale, in seguito, si dichiarò estraneo ad esso; la piccola, insomma, non era nata dove in quella struttura.
In assenza di documenti certi, il villaggio SOS avrebbe dovuto emetterne di nuovi, dando alla piccola un nome, un luogo e una data di nascita.
La Mamma SOS aveva quindi deciso che il colore dei suoi occhi avrebbe dato il nome alla bambina: in lingua uzbeka, Firuza vuol dire «occhi blu». «In Uzbekistan consideriamo gli occhi blu come se fossero gioielli – dice la sua Mamma SOS –, e tutti nel villaggio la amano». Come cognome, le è stato dato quello di suo fratello.
«Sul certificato abbiamo scritto che il nome del padre è Perfezione: spero che ciò la aiuterà in futuro a raggiungere la perfezione», dice la mamma.
Piccolo sole
All’inizio la Mamma aveva in famiglia solo Firuza. Ciò le permetteva di concentrarsi sulla piccola, che aveva bisogno di tutte le attenzioni: era malata e debole, non sorreggeva la testa e non riusciva a dormire.
La mamma la teneva in braccio e camminava per casa tutta la notte, finché non si addormentava. Durante i primi sei mesi la mamma ha passato innumerevoli ore con lei, coccolandola e stimolandola. Il direttore del villaggio ha elogiato il lavoro della mamma, dicendo che «si è presa cura della piccola in modo quasi eroico».
Ora la bambina è vivace, intelligente, corre attorno alla casa ed è una gran chiacchierona. «E’ il nostro piccolo sole» dice la zia SOS. «Se non fosse arrivata qui, il suo futuro sarebbe stato difficile, se non addirittura drammatico ».