La crisi umanitaria in Kenya – risultato delle violenze sorte dopo le controverse elezioni presidenziali – si sta aggravando, specialmente intorno a Eldoret. Fredrick Ochieng, capo del coordinamento giovani al Villaggio SOS della cittadina, dà una personale testimonianza della situazione.
«In seguito alle violenze del dopo elezione, che hanno causato la morte di 400 persone e lo sfollamento di altre 300mila, si teme che senza interventi immediati la crisi in Kenya possa trasformarsi in un’enorme catastrofe umanitaria. Almeno 200 persone sono morte a Eldoret, dove si trova uno dei quattro Villaggi SOS in Kenya, e si stima che nella città e nei suoi dintorni 54mila persone abbiano dovuto lasciare le proprie case. Chi è rimasto, tuttavia, ha costante bisogno di aiuto e assistenza poiché uscire è pericoloso: i ribelli, infatti, sono accusati di bruciare villaggi, di omicidi e di stupri».
Calma ingannevole
«Negli ultimi tre giorni la situazione in Eldoret pare essersi stabilizzata, soprattutto dopo che il governo ha dislocato più guardie di sicurezza nella zona», prosegue Fredrick. «Tuttavia, la tensione è evidente, così come il timore che gli scontri in altre zone del Paese possano causare nuove ondate di profughi nel vicino Uganda».
«Il Progetto SOS di Eldoret ha assistito i profughi distribuendo vestiti e legna da ardere, ma l’impatto della violenza in città si fa ancora sentire.
La maggior parte dei negozi è chiusa e i prezzi dei beni di prima necessità sono schizzati alle stelle. In tutta l’area scarseggiano petrolio e kerosene, quest’ultimo utilizzato come combustibile per cucinare. Alcune collaboratori di SOS Villaggi dei Bambini hanno vissuto sulla propria pelle disagi e vandalismo, cercando rifugio all’interno del Villaggio.
Altri membri dello staff sono praticamente abbandonati a se stessi nelle proprie case, e non possono andare a lavoro perché il sistema di trasporti è al collasso. Anche i giovani che risiedono nella comunità sono stati trasferiti al Villaggio SOS per garantir loro maggior sicurezza».
«I sostenitori hanno sostenuto SOS Villaggi dei Bambini con donazioni. Il programma Ampath dell’ospedale “Moi Teaching and Referral” ha donato ortaggi e verdure per i bambini. I supermercati dell’area, in particolare, hanno permesso al Villaggio SOS di fare acquisti anche nel momento in cui la maggior parte dei negozi erano chiusi».
Un tetro futuro per i profughi bambini
«La maggior parte delle famiglie sfollate ha trascorso le settimane passate in accampamenti dove si vive con necessità minime e non più di un telo di plastica come rifugio», dice Fredrick. «I bambini non possono andare a scuola e, se la crisi proseguirà, il loro futuro è tetro. Inoltre, in molti sono rimasti orfani in seguito alle violenze».
«Mentre alcune persone sono scappate prima che il proprio villaggio venisse attaccato, riuscendo quindi a portar via alcuni oggetti personali, per altre ciò non è stato possibile poiché sono fuggite mentre le case venivano incendiate o distrutte. Così i bambini sotto cura per l’Hiv/Aids non possono prendere i farmaci antiretrovirali».
«SOS Villaggi dei Bambini Kenya sta cercando in tutti i modi di dar loro cure emergenza e, quando necessario, di provvedere a cibo, riparo, cure sanitarie, supporto psico-sociale per donne e bambini».