Mercoledì 10 agosto: San Lorenzo! Il mio onomastico, ma finché a sera non leggo una mail di una mia amica non me ne ricordo. Finalmente il giorno tanto atteso è giunto! Oggi conoscerò la bambina tibetana adottata 5 anni fa, Norbu Dolma! Per fortuna il mal di testa è passato dopo aver preso un’aspirina. Con me viene anche Cristina, che è voluta venire a tutti i costi nonostante sia stata male tutta la notte, Stefano e Rita, mentre gli altri rimangono a Leh…c’è sempre da dover confermare il volo di ritorno.
Alle 9 ci mettiamo in cerca di un taxi, una volta trovato ci concordiamo sul prezzo e partiamo verso il Villaggio…devo confessare che lungo il tragitto sono abbastanza emozionato. Usciamo da Leh e percorriamo una decina di chilometri superando innumerevoli basi militari e infine giungiamo al paese di Choglamsar dove si trova il villaggio dei rifugiati tibetani. Faccio fermare il taxi sulla via principale del paese e vado da un fruttivendolo a comprare 4 chili di mele da portare in dono ai bambini. Per fortuna il tassista mi dà una mano altrimenti le mele mi cascavano tutte per terra! Poi ci avviciniamo al Villaggio SOS TCV (Tibetan Children’s Village). Una volta arrivati al Villaggio mi metto d’accordo col tassista di stare mezz’ora al villaggio per poi tornare a Leh.
Entriamo e ci fanno accomodare in un ufficio, dopo un po’ che aspettiamo ci si presenta la signora Thupten Norzin, una simpatica monaca buddista che al villaggio tibetano svolge il ruolo di scrivere le lettere alle persone che adottano i bambini del villaggio, infatti è lei che ogni anno ci manda una lettera per farci il resoconto sulla situazione della bambina. E’ una signora veramente simpatica e cordiale, non molto alta, cicciottella e con i capelli rasati, ha un viso molto simpatico e un bel sorriso - come quasi tutti i tibetani - ha quarant’anni ma ne dimostra di più. Subito ci offre una tazza di thè e biscotti, ci confessa che la nostra visita è inattesa e che Norbu in questo momento sta svolgendo un importantissimo esame che la terrà impegnata fino alle 13…3 ore di esame!!! Noi non ci scomponiamo e le rispondo che possiamo attendere fino all’una, esco per dire al tassista di non aspettarci e che può andarsene e lui bello contento se ne va. Nel frattempo Cristina confessa a Miss Norzin che è intenzionata ad adottare anche lei un bambino. Miss Norzin ci spiega che la maggior parte dei bambini hanno i genitori i quali essendo nomadi per i monti ladaki non si possono permettere un’educazione adeguata per i propri figli, e così li mandano al villaggio, dove, se accettati, possono avere un’istruzione. Ma ci sono anche bambini orfani che passano tutto l’anno all’interno del villaggio.
Miss Norzin ci porta a fare un giro dal villaggio che è veramente enorme. Prima ci fa vedere la palestra dove almeno 200 ragazzini e ragazzine stanno svolgendo un esame, tutti sono impegnatissimi sul proprio compito, mentre in maestri si aggirano tra le file a controllare che nessuno copi, c’è silenzio quasi tombale interrotto ogni tanto dal fruscio di fogli. Dopo ci porta a vedere l’asilo nido che è veramente bello, coloratissimo, alle pareti c’è l’alfabeto tibetano, disegni, foto del Dalai Lama, per terra in mezzo ai giochi almeno una quarantina di bambini nelle proprie divise scolastiche ci accolgono stupiti, occhi spalancati e bocca aperta, ci sono anche altri occidentali in visita al villaggio. Ci accovacciamo insieme ai bambini, giochiamo assieme a loro, dapprima sono intimiditi, tutti rigidi e a testa bassa, poi si fanno curiosi e infine ti sorridono e si fanno fotografare. Dopo una ventina di minuti che siamo lì ci alziamo, mal volentieri, per andare a vedere un’altra parte del villaggio, salutiamo i bambini e usciamo, ma una volta usciti tutti i bambini si affacciano alle finestre e ci salutano festosamente a loro volta…veramente commovente.
Ci trasferiamo alla casa dove vie Norbu, Miss Norzin ci spiega come è organizzato il villaggio: sono state ricostruite le tipiche case tibetane ciascuna delle quali può accogliere al massimo 26 bambini, sono case davvero belle e accoglienti anche se nella loro semplicità, all’esterno c’è un giardino con alberi, fiori e l’orto, all’interno c’è un salone centrale che tramite un’ampia vetrata da sul giardino, nel salone, con pavimento in legno, i bambini giocano, studiano e mangiano, sulle pareti è omni presente il Dalai Lama, c’è anche un altarino con le preghiere, le offerte e le foto del Dalai Lama. Dal salone si accede alle altre stanze: la cucina, 3 stanze da letto per bambini e bambine, tutte con letti a castello, e infine la stanza dove dorme la mamma SOS. Infatti in ogni casa c’è una mamma che si occupa di tutti i 25 bambini…un lavoro durissimo, come mi confessa una vecchia mamma SOS.
Ci sediamo sul letto, anche Miss Norzin da segni di stanchezza ma non ci vuole lasciare soli e stiamo lì a chiacchierare per un po’ a parlare della storia del Tibet. Miss Norzin ci confessa che la maggior parte dei bambini, una volta terminato il loro ciclo di studi, rimane nel villaggio a dare una mano a loro volta; i più fortunati, ma pochi, andranno all’università lontano da Leh mentre gli altri troveranno lavoro nel settore del turismo, del commercio o nella pastorizia. Il bello di questo villaggio è anche la quiete e la calma che lo caratterizza, tutt’altra cosa rispetto al caos di Leh, infatti noi l’apprezziamo e ci rilassiamo.
E’ mezzogiorno e ci rispostiamo nella casa di Norbu Dolma dove continuiamo a conversare anche se a volte ci sono lunghe pause di silenzio e di imbarazzo, Miss Norzin, come noi, è stanca e sbadiglia, e poi stiamo finendo gli argomenti di conversazione. Alle 12.30 arrivano i bambini dalla casa ma ancora Norbu non c’è , sono tutti curiosi e ci salutano, arrivano le mie mele e vengono distribuite a tutti i bambini. Miss Norsin ci parla della giornata tipo dei bambini: sveglia alle 5, un’ora di lezione, finalmente di lavano e fanno colazione, poi lezioni fino all’ora di pranzo e poi ancora 2 ore di lezione, dopo risposo e tempo libero per giocare, cena e a letto alle 21…ringrazio di non essere nato tibetano!
Alle 13 arriva Norbu, devo confessare che sono davvero emozionato, mi spiace che non ci sia qui con me anche mia mamma, le sarebbe davvero piaciuto. Norbu è uno scricciolo, ha 12 anni ma ne dimostra molti di meno, però rispetto alle foto che ci mandano ogni anno e molto più bellina, ha i capelli a caschetto, gli orecchini e la divisa scolastica, è tutta intimidita e irrigidita, testa bassa, prova ad accennare un sorriso, io sono un po’ impacciato e imbarazzato e non so come comportarmi. Vorrei abbracciarla ma non so se si può…vai a sapere come sono le tradizioni tibetane, per fortuna interviene Rita che le fa delle carezze. Allora provo a parlarle e le chiedo come è andato l’esame, quanti anni ha e lei intimidita risponde, alla fine fa anche un bel sorriso e allora le consegno la foro di tutta la famiglia Barburini portatele in dono. Facciamo qualche foto insieme a lei e Miss Norzin e poi la salutiamo perché immaginiamo che sia stanca per l’esame e voglia il meritato riposo. La salutiamo e mentre usciamo noto con la coda dell’occhio che mostra a tutti i suoi compagni la nostra foto…chissà se ha apprezzato?!
Soddisfatto per l’incontro insieme a Miss Norzin torniamo nel suo ufficio dove per ringraziarla dell’ospitalità e per il disturbo arrecatole lasciamo una donazione al villaggio. Miss Norzin apprezza moltissimo e per ringraziarci ci fa riaccompagnare a Leh dalla jeep del villaggio e così alle 13.30 soddisfatti e carichi di emozioni torniamo a Leh. Devo ammettere che durante il tragitto ero molto emozionato e ripensavo continuamente a quei pochi minuti in cui ho conosciuto Norbu!!!
Lorenzo Barburini