Ciò che va continuamente e doverosamente messo in discussione non sono assolutamente le fondamenta di un edificio che, a distanza di ormai quasi sessant’anni, dimostrano di essere ancora molto solide, bensì le eventuali affettazioni che, se lasciate al caso o all’arbitrio delle necessità contingenti, potrebbero comprometterne la stabilità. Destrutturate per rinnovare, si potrebbe dire, con il linguaggio dell’architetto.
Fuori di metafora significa che non è sufficiente considerare acquisita per sempre, sulla base di principi considerati universalmente validi, la certezza di realizzare al meglio la missione o il lavoro che a quei principi si ispira e che quei principi si sforza di tradurre in comportamenti pratici.
È, in altre parole, riconoscere la necessità che in ogni campo, ma in particolare in quello molto impegnativo dei servizi alla persona, così come importante è poter fare riferimento a solide basi filosofiche, etiche e metodologiche, non meno importante è la capacità di dotarsi degli strumenti in grado di misurare in ogni momento il grado di corrispondenza fra il “dire” e il “fare”, fra l’individuazione del bisogno e la capacità di dare ad esso adeguata soddisfazione.
Senza, con questo, rinunciare ma, anzi, esaltando la propria specificità. SOS Villaggi dei Bambini ha da molto tempo posto al centro della propria missione, accanto a quello di rilanciare l’immagine e irrobustire la comunicazione, il tema cruciale della formazione e dell’aggiornamento dei volontari, dei collaboratori e degli operatori.
In particolare si è conclusa la prima fase di un processo durato tre anni e approdato alla elaborazione della Carta dei Servizi dei Villaggi SOS che operano in Italia.
È un passo certamente qualificante ma non ancora esaustivo.
Attualmente è in corso e si sta concludendo il lavoro per la elaborazione delle linee di un progetto per la costituzione di un Servizio Psico-pedagogico Nazionale. È una esigenza che nasce, oltre che per le ragioni di ordine generale che abbiamo più sopra delineate, anche dalla necessità di un coordinamento in grado di conferire uniforme qualità e riconoscibilità al servizio offerto dai Villaggi SOS operanti in regioni diverse del territorio nazionale e quindi soggetti ai diversi quadri normativi.
La fortunata circostanza di poter contare, a livello internazionale, su una struttura come l’Accademia H.Gmeiner di Innsbruck, vero e proprio forum internazionale per l’elaborazione delle linee psicopedagogiche, finestra permanentemente aperta sul mondo delle innovazioni nel campo delle politiche familiari e dell’infanzia, fa sì che anche il processo di rinnovamento interno al mondo dei nostri Villaggi SOS si traduca, in un certo senso rilanciandone la funzione di rottura originariamente esercitata per il superamento degli istituti, in un contributo all’aggiornamento della cultura dell’accoglienza nel nostro Paese.
Fondo fedeltà
Le Educatrici Residenziali che lavorano ai Villaggi dei Bambini sono spesso chiamate anche "Mamme SOS", sopratutto in Africa, Asia e Sud America, per tutto l'amore che danno nell'accoglienza a questi piccoli in difficoltà.
Dici Mamma SOS e subito pensi al Villaggio SOS, ai bambini che incontri nelle loro case riuniti per il pranzo attorno ad un tavolo apparecchiato di tutto punto, o curvi sul quaderno dei compiti, o impegnati a dare quattro calci ad un pallone, o seriamente assorbiti nel dovere di concorrere a tenere in ordine le loro cose e, se necessario, quelle dei fratellini o delle sorelline più piccole.
Dici mamma SOS e subito qualcuno che ne sa molto più di te storce il naso: perché Mamma, se è vero, come è vero, che quella donna attorno alla quale ruotano l’economia domestica e il mondo degli affetti di questa “strana” famiglia SOS, fatta di bambini che amano chiamarsi e sentirsi fratelli anche se fratelli non sono, non è la mamma vera dei bambini che le stanno attorno? Meglio evitare discussioni e allinearsi... giusto?
Di mamma, ti dicono (pensa te che scoperta!), ce n’è una sola. Chiamiamola allora educatrice; del resto così recita e pretende la legge, così la vogliono esperti, aspiranti esperti e studiosi, ai quali riesce ostico codificare la capacità di dare affetto (che è come cercare di dire cosa è l’amore) ma che riescono benissimo a dirti quali sono e devono essere le “competenze” e le “abilità” necessarie e i “tempi” richiesti per tirar su gruppo di marmocchi che di altro non hanno bisogno se non di sentirsi sinceramente amati.
Ma esistono oggi persone, donne così eccezionali, capaci di sostituirsi in tutto e per tutto, notte e giorno, alla mamma, quando questa non c’è o non è nelle condizioni di svolgere come dovrebbe il suo compito?
Senza cancellare e anzi tenendone viva la presenza nel cuore del bambino, riempiendo un vuoto temporaneo che, incolmato, lascerebbe cicatrici profonde e non facilmente rimarginabili?
Capaci, soprattutto, di trasmettere al bambino la certezza di essere amato e, nel momento del distacco, tanto forti da cancellare la voglia di piangere per ricominciare daccapo con quelli che verranno?
La risposta è sì, oggi come ieri.
Più difficile è andare loro incontro, forse solo un po’ più difficile oggi di ieri. In Francia, che non è davvero l’ultimo Paese in Europa per le conquiste sociali, specie nel campo delle politiche familiari e per l’infanzia, il ruolo della Mamma SOS è stato riconosciuto dallo stato e dalle organizzazioni sindacali, in deroga e con esplicita integrazione al codice del lavoro.
Altrove per le Mamme SOS, si sono individuate, d’intesa con le pubbliche istituzioni, forme di riconoscimento, sia per quanto riguarda la formazione e il sostegno professionale, sia per quanto riguarda gli aspetti previdenziali e assicurativi. Non succede ancora in Italia, forse per la propensione tutta corporativa ad accapigliarsi sui nominalismi e la scarsa attenzione ai fatti e alle dinamiche che scuotono la realtà.
I Volontari dell’Associazione hanno ben presente gli ostacoli e le difficoltà a rompere il muro dei preconcetti e delle sordità che finora hanno impedito di coronare l’obiettivo di vedere conferito pieno riconoscimento e prestigio a queste figure professionali così “atipiche” da risultare difficilmente catalogabili nel contesto dell’attuale disciplina del lavoro. Senza di loro i Villaggi SOS sarebbero un’altra cosa, cioè non sarebbero.
A questa preoccupazione si ispira, per il momento, l’istituzione di un “fondo fedeltà”; come segno di gratitudine alle mamme SOS che, avendo alle spalle una significativa esperienza di vita nel Villaggio, intendano concludere il loro servizio. Ma questo primo passo deve suonare anche come premessa ad un rinnovato impegno di tutti per ottenere il dovuto riconoscimento pubblico del valore della loro missione professionale.