Trentadue le squadre che, in rappresentanza di altrettante nazioni, si stanno disputando la Coppa del mondo di calcio.
Tre milioni e mezzo gli spettatori direttamente coinvolti, miliardi coloro che al termine avranno assistito alle sessantaquattro partite in programma, davanti al televisore di casa.
Persino il “Goethe Institut”, la più prestigiosa istituzione culturale per la diffusione della conoscenza della lingua e della cultura tedesche, è sceso in campo con l’allestimento di una mostra itinerante dal titolo “Il calcio, lingua universale”.
Destinazione: ben cento città nel mondo.
Questi i numeri e lo spessore di un evento che, secondo forse alle sole olimpiadi, riesce a dare corpo al sogno ricorrente e forse un po’ ingenuo, di un mondo ove i conflitti e le tensioni possono stemperarsi anche semplicemente correndo dietro ad un pallone.
Eppure abbiamo assoluto bisogno di continuare a sognare; per poter valorizzare e tradurre quella “lingua universale” nella lingua quotidiana del nostro impegno civile.
A dispetto del corredo di miserie (evitabili?) e di businnes con cui il calcio, ma non solo, appare talvolta purtroppo intrecciato, ma nel profondo rispetto della ricchezza di umanità che si esprime comunque nell’evento sportivo e senza la quale sarebbero morte anche la nostra capacità e possibilità di sognare.
Il nostro sogno, l’obiettivo del nostro impegno, pienamente condiviso dalla FIFA, è stato ed è quello di far sì che tanta ricchezza trovi continuità e riconoscimento ben oltre la breve alba di questo evento eccezionale: realizzare nel 2006, con il concorso di tutti coloro che direttamente o indirettamente vi sono coinvolti, sei nuovi Villaggi SOS in grado di restituire a centinaia e centinaia di bambini una infanzia che sarebbe altrimenti loro sottratta per sempre.
Dall’America latina all’Europa, dall’Africa all’Asia, i Villaggi SOS testimoniano da quasi sessant’anni la vocazione alla pace, alla fraternità, al rispetto reciproco, facendosi concretamente carico della vita e del destino individuale di decine di migliaia di bambini abbandonati, sfruttati, umiliati e violentati nei loro diritti fondamentali.
Questa rimane la nostra sfida, che condividiamo con la FIFA, con tutti i nostri sostenitori ed amici: far sì che un pallone, infantile e universale metafora di un mondo che si può festosamente e impunemente prendere a calci, diventi veicolo di solidarietà e simbolo adulto della grande responsabilità che abbiamo nei confronti di tanti, di troppi bambini, che purtroppo non sanno cosa sia un sorriso.
Anche loro uomini, domani.
Enrico Mazzini
Presidente
SOS Italia Villaggi dei Bambini Onlus