La Georgia, ultimamente presente ai telegiornali a causa della sua crisi politica, è un paese che di norma non fa notizia. Situata in Asia sud-occidentale, la Repubblica di Georgia deve ancora fronteggiare le conseguenze del peggioramento delle condizioni sociali ed economiche a seguito del crollo dell’Unione Sovietica. Dalla sua indipendenza nell’aprile del 1991, oltre un milione di persone hanno lasciato il paese, specialmente quelle con un alto livello di istruzione. Il 32% della popolazione vive sotto la soglia di povertà ed il 13-15% delle famiglie vive in estrema povertà. Attualmente il paese ha circa 4,77 milioni di abitanti (dati luglio 2005).
Il peggioramento delle condizioni di vita ha significato un aumento dei bambini abbandonati. Per questo motivo SOS Villaggi dei Bambini ha deciso di attivarsi in Georgia nel 1989. Il primo Villaggio SOS è stato aperto a Tbilisi nell’ottobre del 1996. Il secondo villaggio è nato nel settembre del 2002 a Kutaisi, un tempo una grande città industriale. Tre anni dopo è iniziato il programma di rafforzamento familiare. Oggi il programma assiste 92 bambini (52 femmine, 40 maschi) e 172 adulti, per un totale di 42 famiglie.
La fiducia ritrovata
Tamar, ragazza madre, ha beneficiato del programma per quasi dieci mesi. La sua storia è simile a quella di molte altre: “Dopo essermi laureata in Scienze Matematiche e Fisiche sono riuscita ad ottenere un lavoro presso una scuola superiore locale come bibliotecaria, con buone prospettive di carriera”. Tamar desiderava sposarsi ed essere felice, ma quando è rimasta incinta il suo fidanzato l’ha lasciata. Neanche i suoi genitori la volevano più in casa e “da allora non mi hanno più parlato”. Poi ha perso il lavoro a causa di tagli al personale. Si è ritrovata così da sola a prendersi cura di un bambino di cinque mesi vivendo in affitto in un’umida stanza interrata alla periferia di Kutaisi.
Un giorno è arrivata al Villaggio SOS di Kutaisi per cercare lavoro. Ed è stata subito introdotta nel programma di rafforzamento familiare, grazie al quale ora riceve aiuti finanziari e alimentari mensili. A Tamar non piace dipendere dagli altri, ma non ci sono prospettive di lavoro a Kutaisi. “Mi piacerebbe imparare a cucire. Come sarta potrei trovare un lavoro e anche forse lavorare da casa.”
Oltre ad aiuti alimentari e sanitari, ai beneficiari del programma di rafforzamento familiare viene offerto sostegno sociale e psicologico. SOS Villaggi dei Bambini lavora anche a stretto contatto con la comunità per cercare di coinvolgerla e responsabilizzarla.
I desideri di una nonna
Il secondo programma di rafforzamento familiare è stato avviato nel febbraio del 2007 nella capitale Tbilisi. Oggi vengono assistiti 120 bambini (61 maschi e 59 femmine) e 154 adulti per un totale di 87 famiglie. Come a Kutaisi, il programma di rafforzamento familiare offre sostegno educativo, alimentare, sanitario ed aiuta i genitori a prendersi cura dei loro figli. Il programma mira a cercare un lavoro per le famiglie, anche se, da quando è iniziato il programma, ancora nessuna è diventata completamente indipendente. I bambini beneficiari sono rimasti tutti nel loro ambiente familiare biologico.
Anche Maria, 71 anni, ha partecipato al programma. Vive con i suoi due nipotini alla periferia di Tbilisi, al quinto piano di una vecchia casa senza ascensore. Quattro anni fa, Maria aveva una casa nel centro di Tbilisi. Ma un giorno, la nuora di Maria ha abbandonato la sua famiglia. Il figlio di Maria, disperato, si è rifugiato nell’alcool, ha perso il lavoro e si è ammalato. Mentre era in ospedale, Maria ha ipotecato la casa per pagare le spese mediche e si è ritrovata senza abitazione. Il monolocale dove vive ora l’ha ottenuto dai servizi sociali.
All’inizio del 2007 Maria viene inserita nel programma di rafforzamento familiare, proprio quando aveva orami perso ogni speranza e cominciava a considerare la possibilità di mandare i suoi nipoti in un istituto. Darejan, l’assistente sociale del programma, li incontra goni settimana e una volta al mese porta loro generi alimentari. I bambini non hanno molto spazio per giocare in casa. Maria scende e sale le scale ogni giorno per permettere i nipotini di giocare a calcio nel parco giochi sotto casa. “Mi ci vuole circa trenta minuti a scendere le scale,” dice. “Salire è ancora più gravoso”.
Maria ha già programmi per il futuro. “Quando morirò, i miei nipoti andranno a vivere con mia figlia. Suo marito è disabile e sono poveri, ma SOS Villaggi dei Bambini ha dato a tutti noi una nuova speranza. La mia famiglia deve rimanere unita. E’ tutto quello che desidero”.