
Scena di vita quotidiana in Uganda del nord
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Lasciamo Entebbe a venti minuti di macchina da Kampala alle 7,30 del mattino alla volta di Gulu. Gulu è nell’Uganda settentrionale, più vicina al Sudan meridionale che alla capitale Kampala.
Per percorrere 340 km ci vogliono circa quattro ore, ma passare attraverso il traffico dell’ora di punta di Kampala può richiedere un’ora in più. La strada da Kampala è abbastanza buona, benché appaiano inaspettatamente profonde buche. Ma la nostra macchina a 4 ruote motrici vola su di esse.
Questa è la mia quarta visita a Gulu. La prima volta sono venuta nel gennaio 2003, nella fase culminante della crisi, quando LRA (Esercito di Resistenza del Signore) imperversava nelle campagne attorno e a nord di Gulu, attaccando villaggi e campi profughi e rapendo bambini da usare come soldati e schiavi del sesso.
Quello è stato l’anno in cui i bambini hanno iniziato il loro ormai famoso ‘viaggio pendolare notturno’ – camminando a piedi ogni sera verso la città, luogo più sicuro, e dormendo nelle stazioni degli autobus, chiese, ospedali e sui marciapiedi, per tornare a casa la mattina di buon’ora. Era una solenne, perfino dignitosa, processione notturna, e attirò l’attenzione della stampa mondiale sull’Uganda settentrionale meglio di come avrebbe potuto fare qualsiasi politico.

Strade di Gulu, Uganda
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Segnali di fiducia
L’Uganda è un paese fertile, evidente dai campi ricchi che attraversiamo e dalle molte persone che trasportano zappe. La popolazione è prevalentemente rurale.
Più procediamo verso nord più il traffico diminuisce e la maggior parte di veicoli mostrano i loghi di organizzazioni umanitarie. Ma ci sono anche enormi autobus che piombano su di noi come carri da guerra alla carica, biciclette che trasportano di tutto, da negozi ambulanti a pesanti tralci di banane verdi.
Ci sono molte persone che camminano a piedi ed è buon segno: ora si sentono sicure. Il mio collega, il direttore nazionale di SOS Villaggi dei Bambini Uganda, un frequente visitatore del nord, nota la mancanza di punti militari di controllo sulla strada – un segno di fiducia forse (benché egli aggiunga che possiamo essere sicuri che l’esercito sarà in qualche posto nelle vicinanze).
Le Cascate Karuma sono il mio punto di riferimento. La strada le attraversa a circa un’ora da Gulu. Spruzzi di acqua candida cadono a picco verso il Sudan dove il Nilo Bianco incontra il Nilo Azzurro nel suo cammino verso il mare. Penso ad un altro Villaggio SOS a Bahir Dar, Etiopia, è situato vicino al Lago Tana, alla sorgente del Nilo Azzurro. I siti in cui sorgono i Villaggi SOS non sono scelti per la loro vicinanza a bellezze naturali – è solo che siccità, guerra e malattia colpiscono indiscriminatamente.
Un tempo attrattiva turistica, le Cascate Karuma segnarono invece il confine, almeno per me, fra la sicurezza e il pericolo, fra il noto e l’ignoto. Tre anni fa, l’ LRA poteva essere accampato ovunque, perfino fra l’ erba l’alta che fiancheggia la strada. Attaccare autobus pendolari era una delle sue caratteristiche, così viaggiavo su questa strada inquieta. Ma oggi è tutto tranquillo e la sola cosa inquietante è il livello dell’acqua delle cascate insolitamente basso.
Più ci avviciniamo a Gulu, più cresce la popolazione per strada. I campi profughi, un tempo solo a nord di Gulu, sono cresciuti all’improvviso a lato della città. Non sembrano essere tanto organizzati quanto altri che ho visto, ma la loro sicurezza sta nel loro numero e nella reciproca vicinanza.
Quattro anni fa, i pedoni camminavano su questa strada a loro rischio e pericolo, oggi camminano in modo deciso, dirigendosi verso il mercato, la scuola, l’ospedale. Questo è il segnale che l’Uganda del nord sta tornando alla normalità dopo la brutalità di una rivolta ventennale che ha avuto come bersaglio i più poveri ed i più vulnerabili.
Malgrado tutto mi piace Gulu. E’ una piccola città, così piccola che si può percorrere tutta a piedi in 20 minuti.

Mamma SOS, Gulu, Uganda
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Il villaggio temporaneo è una reggia per alcuni
Il Villaggio SOS è situato al margine della città in locali temporanei, che per la loro solidità danno la sensazione di essere del tutto permanenti.
Due lunghi, bassi edifici ospitano piccole camere da letto dove i bambini dormono con le loro mamme SOS. Le stanze sono piccole ma confortevoli e devono essere una reggia per la maggior parte dei bambini, alcuni dei quali nati nella boscaglia da soldati o soldati essi stressi. Alcuni sono stati trovati accanto alle loro mamme morte e altri sono stati deliberatamente rimandati in Uganda da parte dei loro padri dell’ LRA, ben sapendo che, senza le loro madri, le loro probabilità di sopravvivenza erano scarse. Altri bambini sono vittime della situazione generale, orfani di guerra, vittime di HIV/AIDS, o di altre comuni malattie come la malaria.
Inizialmene, il Villaggio è stato aperto in una casa temporanea dove oltre 40 bambini dormivano in quattro camere da letto – era una situazione d’emergenza nel senso letterale. Per molti di quei bambini si sperava in una riunificazione con le famiglie disperse.
Adesso vi sono oltre 100 bambini in una struttura temporanea più grande ed è chiaro che per alcuni la riunificazione con le famiglie non avverrà mai.
Susan, due anni, per esempio, è stata trovata tra i resti di un campo profughi dove la sua famiglia è stata uccisa in un attacco dell’ LRA.
Quando il direttore del villaggio l’ha vista in ospedale era ferita e impaurita, ma oggi è la delizia del villaggio quando cammina a grandi passi attraverso l’erba nel il centro di assistenza diurna.

La sala d'aspetto del Centro Medico SOS, Gulu, Uganda
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Buone notizie
Una buona notizia è che da gennaio il direttore del Villaggio ha riunito cinque bambini con le loro famiglie biologiche. Con il normalizzarsi della situazione, ha usato tutti i mezzi disponibili per rintracciare le famiglie ed è probabile che altri tre bambini possano essere ricongiunti alle loro famiglie una volta effettuate le verifiche finali.
Il direttore del Villaggio sottolinea che con ricongiungimenti famigliari SOS resterà comunque in contatto con i bambini – l’Associazione continuerà a seguirli anche con il sostegno educativo.
Un’altra buona notizia è che SOS Villaggi dei Bambini ha acquistato il terreno per costruire un Villaggio a Gulu che assicuri una casa permanente e un sostegno a lungo termine ai bambini senza famiglia. La costruzione del nuovo Villaggio SOS di Gulu dovrebbe iniziare entro fine anno.
Il villaggio temporaneo di Gulu continuerà invece ad ospitare il centro sanitario, il centro sociale e il centro assistenza diurno, tutti ad uso della comunità ad un costo contenuto.
Il centro sanitario si occupa mediamente di oltre 50 pazienti al giorno, alcuni provenienti da lontano, come da Kitgun, a 50 km. I locali stanno diventando troppo piccoli, specialmente con il laboratorio in loco, equipaggiato per fare il test dell’HIV come pure di altre malattie comuni: l’espansione è quindi inevitabile.
Il centro sociale si occupa delle persone vulnerabili nella comunità, incluse le famiglie con a capo un bambino o un nonno, ex bambini-soldato e madri-single. Al momento viene offerta formazione nelle professioni di sartoria e di agricoltura, parzialmente finanziate da SOS Villaggi dei Bambini Austria, mentre i bambini in età scolare sono sostenuti con la copertura di tasse scolastiche, vitto supplementare e regolari visite degli assistenti sociali. Il centro di assistenza diurno è aperto a bambini da due a sei anni di età, permettendo ai genitori di recarsi al lavoro.
Dalla mia ultima visita un anno fa, ci sono ulteriori segni di miglioramento. Il centro di assistenza diurno, un tempo sotto le tende, adesso ha tre aule permanenti e c’è un grande campo di basket costruito recentemente vicino al centro sanitario.

I bambini del centro diurno, Gulu, Uganda
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Dov’è Sara?
Uno degli obiettivi non ufficiali della mia visita è quello di andare a trovare una famiglia con a capo una bambina che ho incontrato lo scorso anno.
La famiglia di sette bambini aveva a capo Sara di 14 anni ed era sostenuta dal centro sociale. Sara frequentava un corso di formazione in sartoria, mentre il bambino più piccolo, di due anni di età, era assistito nel centro di assistenza diurno. Visitandoli a casa loro – una capanna di fango appartenente a qualcun altro – ho fatto una foto a quattro dei bambini e sono ora impaziente di darla loro.
Ma quando la mostro al coordinatore del centro sociale, mi dice che Sara se ne è andata via portando con sé il bimbo più piccolo. Gli assistenti sociali hanno cercato di trovarla senza successo. Credono che ora viva in un quartiere degradato di Kitgun e potrebbe perfino essere sposata.
Quella sera accompagno l’assistente sociale alla capanna dei bambini e ne trovo quattro a casa. Ancora non c’è traccia della loro sorella maggiore e l’assistente sociale chiede loro notizie sulla sua scomparsa.
Rimaniamo per circa un’ora, passando in rassegna i libri scolastici dei bimbi e chiacchierando un pò. Malgrado la sparizione di Sara, sono rincuorata nel vedere che i bambini vanno tutti a scuola, perfino i due ragazzi più grandi. Le loro tasse scolastiche vengono pagate dal Centro Sociale SOS.
Il mattino dopo vedo gli stessi due ragazzi presso gli’uffici SOS con le ricevute per il contabile. Almeno questi bambini è probabile che continuino il corso e tengano insieme la loro famiglia.
I Villaggi SOS restano a lungo termine
Prima di lasciare Gulu , andiamo a far visita al capo locale della municipalità – un avvocato ed ex-membro del parlamento, ufficialmente noto come ‘LC5’ (LC5 è il livello di distretto in Uganda). Riceve cordialmente la nostra delegazione e si complimenta per il lavoro di SOS Villaggi dei Bambini, conscio che in una città col più alto numero di ONG in Uganda, molte delle quali vanno e vengono, SOS Villaggi dei Bambini rimane nel paese a lungo termine offrendo assistenza familiare sostenibile e servizi ausiliari alla popolazione locale.
Ha ragione e già attendo con impazienza di ritornare a vedere la crescita ed il progresso dei prossimi dodici mesi.