L’attacco da parte dei ribelli del Fronte Unito per il Cambiamento (FUC) è partito all'alba del 13 aprile. I miliziani, che dalla fine della settimana scorsa sono in marcia dal confine orientale del Ciad verso ovest, sono giunti alle porte di N'Djamena con lo scopo di rovesciare il presidente Idriss Deby e di prendere il potere. La popolazione è stata invitata a non uscire di casa, mentre negozi, uffici e banche sono rimasti chiusi già dal 12.
Telefoni fuori servizio, strade deserte con l'unica eccezione dei presidi militari: questa era la situazione prima di Paqua. Elementi che fanno pensare ad una situazione realmente tesa. Nonostante le informazioni contraddittorie, le forze di sicurezza attendono un imminente attacco al cuore istituzionale del paese, a circa un mese dalle elezioni presidenziali del prossimo maggio.
“Sono stati sentiti tanti spari dal Villaggio: gli scontri erano a circa 600 m. Fino alle undici di mattina potevamo vedere anche il fumo degli spari. Ma a mezzogiorno, tutto si è relativamente calmato e l'ansia delle mamme SOS si è un po’ affievolita", ha affermato Abdelkerim Mahamat, direttore del Villaggio SOS di N'Djamena.
I membri del personale sono stati invitati a non uscire; nessuno dovrebbe andare lavorare fino a quando la situazione non si sara’ normalizzata. Alcuni bambini del Villaggio SOS sono in vacanza per Pasqua, anche se la maggior parte e’ nel Villaggio. Riprenderanno la scuola il 18 aprile. Nonostante la situazione sembri più calma, sono state approntate misure di sicurezza per proteggere i bambini, le mamme SOS ed altri collaboratori del Villaggio.
Il Villaggio ha già fatto scorte alimentari utili per circa due settimane, per prepararsi al peggio.
Il Villaggio SOS di N'Djamena è situato nel distretto di Diguel, a circa 15 minuti dal centro edificato, ed è operativo dal 2005. E’ formato da dodici case familiari, da un asilo per 60 bambini, da una scuola elementare per circa 80 studenti e da un centro medico. Nel frattempo SOS sta organizzando degli interventi di emergenza a favore dei bambini traumatizzati della provincia sudanese del Darfur, offrendo loro consulenza psicologica. Questi bambini attualmente stanno vivendo campi profughi.
Il Ciad è stato già al centro di una sanguinosa guerra civile che dal 1965 si e protratta per vent'anni con un pesante bilancio in termini di vite umane.