Perfino durante i peggiori periodi della guerra civile SOS Villaggi dei Bambini è stata pronta a dare aiuto alla popolazione somala, anche quando tutti se ne sono andati, rappresentanti diplomatici e personale delle organizzazioni nongovernative.
Dall’inizio degli anni ’90, quando il paese è sprofondato nel caos, le strutture sanitarie SOS hanno fornito un servizio vitale a centinaia di migliaia di persone. Con l’inizio della guerra civile sono stati riadattati immediatamente alla nuova situazione di emergenza: nel senso che la scuola è stata trasformata in un ospedale d’emergenza e nel terreno del Villaggio SOS è stata costruita la scuola infermieri.
L’ospedale SOS con reparti di maternità e pediatria è ancora il solo nella città che offre cure gratuite e personale professionalmente preparato.
Mogadiscio è sinonimo di illegalità, rovina e anarchia. Ha due milioni di abitanti e un milione di armi.
In assenza di un’autorità politica centrale, le armi sono il solo modo di esercitare qualsiasi potere. Recentemente, il personale della strutture SOS si è trovato in situazioni sempre più pericolose. La popolazione locale ha apertamente protestato contro i violenti attacchi e ha chiesto che SOS Villaggi dei Bambini possa lavorare senza ostacoli.
 Unità pediatrica dell'ospedale SOS di Mogadiscio |
Nel settembre dello scorso anno, la situazione di crisi e illegalità ha portato ad un attacco mirato e Suor Leonella Sgorbati è stata uccisa insieme alla sua guardia del corpo.
Per anni, Suor Leonella faceva la volontaria con altre Sorelle Missionarie della Consolata presso il Villaggio SOS di Mogadiscio.
Suor Leonella ha istituito la Scuola Infermieri SOS, unica in Somalia: ne era la direttrice. La sua morte getta un’ombra sulle attività SOS ed i recenti sviluppi politici sollevano interrogativi sul futuro di un paese che è stato considerato per anni un caso senza speranza. “Non sappiamo quale sarà il futuro di SOS Villaggi Bambini qui”, ha detto Claudio Croce, coordinatore SOS in Somalia.
Fino a pochi mesi fa, i clan e signori della guerra controllavano la città. Poi l’Unione delle Corti Islamiche (UIC) ha portato un ipotetico ordine alla struttura del potere.
Non ha però gestito con chiarezza i rapporti con le organizzazioni non governative come SOS Villaggi dei Bambini.
Claudio Croce ci conferma che il sostegno della popolazione locale è sempre stato un fattore decisivo per il successo delle attività SOS, ma se SOS Villaggi dei Bambini è radicata in Somalia e le sue attività sono basate nel paese, la UIC ha sempre visto SOS come un’organizzazione occidentale.
Nel frattempo, la UIC è stata deposta dalle truppe etiopiche e dai soldati del governo ad-interim. La situazione a Mogadiscio è divenuta ancora più grave nelle ultime due settimane e le truppe che ora occupano la città cercano di portare la situazione alla normalità.
E le strutture SOS?
Sono ancora aperte, come negli anni precedenti. Personale supplementare di sicurezza è stato assunto ed è disponibile 24 ore al giorno su chiamata. Se la situazione dovesse peggiorare, il personale della clinica e gli studenti della scuola infermieri sono pure preparati a far fronte all’emergenza.
L’ospedale SOS perciò continuerà a curare circa 250 bambini al giorno e 100 donne. In media, nascono ogni giorno 14 bambini nel reparto maternità dell’ospedale SOS. Ci lavorano nove medici, inoltre circa 300 persone lavorano nel Villaggio SOS.