L’esercito ha raggiunto l’area del Villaggio (che era evacuato) e dell’Ospedale SOS (che da poco aveva ripreso l’attività) chiudendo i punti d’accesso; nel contempo, la maggior parte dei collaboratori ha lasciato le strutture per mettersi in salvo. Due giardinieri sono rimasti nell’Ospedale: uno è riuscito a nascondersi, l’altro è stato fermato dalle truppe. Non è chiaro cosa poi sia accaduto; sta di fatto che dopo la partenza dell’esercito, tre giorni più tardi, il corpo di Abdulahi Osman Hassan – noto a tutti come «Giovane» - è stato trovato senza vita all’interno della struttura. Sembra che Giovane sia ucciso il giorno in cui è stato fermato.
Il giardiniere lavorava per SOS Villaggi dei Bambini dal marzo del 1990, ed era conosciuto da tutti. In ogni occasione speciale teneva un discorso a nome dei suoi collaboratori ( e così è stato anche durante la visita di Helmut Kutin, presidente di SOS Villaggi dei Bambini, al Villaggio di Mogadiscio alla fine di marzo). L’altro giardiniere è riuscito a rimanere nascosto senza cibo e acqua lungo i tre giorni in cui il Villaggio e l’Ospedale SOS sono stati occupati. E’ stato ritrovato dai collaboratori dopo la partenza delle truppe ed è stato ricoverato per le cure del caso.
Lo staff di SOS Villaggi dei Bambini è riuscito a tornare al Villaggio e all’Ospedale il 23 aprile (il giorno in cui è stato trovato il corpo di Giovane) e ha fatto una prima stima dei danni. Entrambe le strutture sono state saccheggiate, con furti di medicine e cibo. Le truppe sono entrate in ogni edificio, incluse le Case Famiglia, e i danni sono considerevoli.
L’Ospedale SOS è stato riaperto il 28 aprile a causa della grave necessità di assistenza medica alla popolazione. L’Ospedale è infatti uno dei pochi in funzione in tutta Mogadiscio, ed è specializzato anche nella fornitura di cibo gratis per mamme e bambini. Da quando ha iniziato a funzionare, il flusso di persone nell’area è stato ogni giorno più intenso, con centinaia di bambini già in coda alle 10 del mattino. Lo staff sanitario è guidato dal dr. Abdulahi Hussein Moallin, tornato di recente a Mogadiscio dopo un periodo di training in Europa.
Il direttore regionale di SOS Villaggi dei Bambini, Wilhelm Huber, è decisamente contrariato dalla situazione, molto pericolosa anche per gli operatori umanitari. «A dispetto delle garanzie da parte del governo – ha detto – i soldati entrano nelle nostre strutture, le saccheggiano, si impadroniscono di cibo e medicine. Quanto al cibo, la situazione a Mogadiscio è disperata, per civili e soldati. Siamo profondamente addolorati per la perdita di Giovane, antico membro dello staff e leale amico, e condanniamo il modo con il quale gli operatori umanitari e le strutture di ricovero vengano trattate».