Del Guatemala conoscevo ben poco.
Sì, dai giornali sapevo che si trattava di un paese che aveva sofferto e subito per oltre trent'anni una dittatura militare, che la maggior parte della popolazione viveva in uno stato di analfabetizzazione e di povertà fra i più alti di tutta l'America Centrale. Notizie sparse che la mia mente aveva in qualche modo amalgamato ma l'impatto con la realtà di questo paese, per altro splendido, é stato assai scioccante.
Sono partita a fine febbraio con un'associazione di Roma -mia città d'adozione da oltre dieci anni- che si occupa di un programma di alfabetizzazione nelle numerose aldeas-villaggi periferici- che gravitano attorno ad un piccolo paese chiamato Jocotan nell'estrema parte orientale del Guatemala, a pochi kilometri dalla frontiera con l'Honduras.
Il mio riferimento era il piccolo ospedale di Jocotan fondato negli anni 50 da un gruppo di religiose belghe che accoglie soprattutto bambini con problemi di nutrizione.Si tratta di una struttura in "miniatura" ma completa con personale infermieristico, medico e assistenti sociali.
E' dotato anche di una piccola sala parto.
Arrivano bambini di ogni età accompagnati dai genitori ma spesso é capitato che al mattino presto il personale, all'apertura del cancello, trova dei neonati lasciati lì da madri o padri sconosciuti che non sanno o non possono occuparsene.. E' una triste realtà che viene però affrontata con coraggio da tutta l'equipe che si mette in moto per ristabilire l'equilibrio fisico alla sopravvivenza dei piccoli. La storia di Sergio si mischia a questa realtà.
Quando é arrivato all'ospedale aveva appena 15 giorni ed era molto deperito. Quando l'ho conosciuto aveva già due mesi e si era ripreso da un punto di vista organico mentre restava in ritardo sotto il profilo della motricità.
Spesso infatti questi bimbi presentano un ritardo nello sviluppo psico motorio e vanno quindi stimolati per recuperare tutte le "tappe" che caratterizzano la crescita. Sergio infatti non aveva il controllo del capo ed era privo di reazioni d'equilibrio. Ed é iniziata la nostra conoscenza..
Ogni mattina andavo in ospedale a lavorare con lui e con gli altri bimbi, aiutavo nella quotidianità il personale e spesso nel pomeriggio me lo coccolavo passeggiando con lui per il giardino.Oramai aveva recuperato il ritardo motorio iniziale e sul piano organico tutto era rientrato nella norma quindi l'ospedale ha cercato un contatto con eventuali familiari ma senza esito.
Bisognava trovare una soluzione per lasciare spazio ai numerosi altri bambini che arrivavano. Sergio é stato quindi affidato al villaggio S.O.S. aldeas vicino e lì sono andata a trovarlo. Ho conosciuto il direttore che con un'amabilità incredibile mi ha raccontato e spiegato come funzionava la struttura, ho conosciuto la mamma adottiva che si occupava di altri bimbi più grandi ed era felicissima di accoglierne uno più piccolo e così ho preso la mia decisione.
Adesso Sergio ha compiuto 16 mesi, l'ho rivisto in foto e sebbene cresciuto ho ritrovato la sua espressione "curiosa".
Lo penso sereno circondato da affetti e stimoli che questa nuova famiglia é sicuramente in grado di dargli e chissà un giorno forse riusciremo a incontrarci, a riconoscerci. .E adesso sono nuovamente pronta a partire dove possa essere utile dare il mio contributo a offrire delle opportunità a chi è stato meno fortunato di me.