Nei primi mesi dopo il disastro che ha prodotto decine di migliaia di morti, migliaia di feriti e la distruzione di una significativa parte delle infrastrutture, lo stato e organizzazioni umanitarie nazionali e internazionali hanno dovuto confrontarsi con grandi sfide logistiche.
SOS Villaggi dei Bambini ha contribuito distribuendo kit di emergenza (tende, materassi , coperte, materiale da costruzione, cibo disidratato,acqua…) e ha fatto grandi sforzi per favorire l’accoglienza di bambini abbandonati, se necessario anche a lungo termine.
Da quei drammatici giorni, 224 bambini rimasti solo a causa del terremoto hanno trovato una nuova casa all’interno dei Villaggi SOS o all’interno dei servizi SOS in Pakistan: coinvolti i Villaggi SOS di Lahore, Rawalpindi, Sialkot, Dhodial e Faisalabad, il centro di accoglienza SOS, i nuovi servizi SOS di Rawalpindi, il centro di emergenza di Lahore.
Presto verrà costruito un nuovo Villaggio SOS o nel Jammu Kashmir o nella provincia del Nord Ovest: per la ricerca del luogo idoneo ci vorranno ancora alcuni mesi. Anche a Islamabad verrà costruito un nuovo Villaggio.
La città e la zona di Muzaffarabad e i suoi dintorni sono stati particolarmente colpiti dal terremoto. La ricostruzione di scuole, servizi sanitari, case, edifici amministrativivi è praticamente ferma o sta facendo comunque progressi lentissimi. “ Il piano di ricostruzione dettagliato non è ancora stato finalizzato. La necessità è quella di trovare personale tecnico ed esperto: la ricostruzione sembra essere una vera sfida e può durare quindici anni o più” ci spiega Safia Awan, Vice Presidente di SOS Villaggi dei Bambini Pakistan.
I monsoni e le pesanti pioggie provocano frane che negli ultimi mesi hanno causato la fuga di decine di migliaia di persone verso i campi a Muzaffarabad, già abbandonati in precendenza. Anche in questo caso SOS Villaggi dei Bambini ha fornito tende e materiale per realizzare dei rifugi.
“ Le persone sono speranzose. Ma la paura di un altro inverno senza un riparo è grande. Dopo le piogge monsoniche, oltre 43.000 persone sono rimaste nei campi. L’inverno che sta per arrivare sarà davvero difficile per queste persone” racconta Safia Awan.
“ Le scuole e l’assistenza sanitaria di base nelle zone più remote sono scarse. Carenze alimentari e igieniche, combinate insieme, producono una situazione allarmante e gli effetti sui bambini sono evidenti.”