Inizia la nostra avventura verso un nuovo mondo da scoprire: il Perù, Paese d’origine di mio marito.
Destinazione Lima, casa dei miei suoceri che ancora devono conoscere me e mio figlio Riccardo di due anni appena compiuti.
A Lima c’è anche il villaggio SOS di Zàrate, nel quale vive la mia figlioccia Lucìa, che all’epoca aveva 8 anni circa.
Parlo del villaggio SOS con i parenti di mio marito e decidiamo di recarci là per fare una sorpresa alla piccola Lucia.
A Lima il clima è secco, a gennaio è estate e le colline circostanti sono brulle, le strade di terra battuta aride e polverose.
All’interno del villaggio il panorama cambia e ci pare di essere in un’oasi nel deserto: tante graziose casette con vialetti comunicanti fra loro, alberi e cespugli fioriti …
Ci rechiamo in direzione per chiedere notizie.
La mamma SOS di Lucia non c’è, ma ci viene incontro una delle due zie.
Attorno a lei bimbi di tutte le età che ci guardano incuriositi.
La zia ci fa visitare la casa, le camerette dei piccoli e quelle dei grandi, poi ci fa sedere in salotto.
Io consegno a Lucìa la bambola che le avevo comprato in Italia, vergognandomi come una ladra per non aver portato giocattoli anche per gli altri, però ero partita fornita di torroncini morbidi e caramelle che ho distribuito a tutti.
Lucìa è timida e quasi non parla, non ha nemmeno il coraggio di aprile la scatola.
Jacqueline, invece, che è più chiacchierona e deve avere un paio d’anni in più di Lucìa, mi “adotta” e si abbarbica a me parlando senza interruzione.
Le piace molto mio figlio Riccardo, che trova molto divertente (non so perché ma capisco che per lei è un complimento…).
Poi c’è il piccolino del gruppo, Eduardo, che mi mostra un aeroplanino di plastica mezzo rotto dicendo qualcosa che non capisco … I fratelli traducono: “Dice che mancano le pile …”.
Allora faccio finta di mettere le pile e lo faccio volare a mano mentre Eduardo ride …
La zia mi dice che di solito non parla con estranei e mi vengono le lacrime agli occhi.
Con la scusa di soffiare il naso ad Eduardo, uso il fazzoletto anche per me …
Poi arriva il momento del dolce, che in Perù è quasi sempre un budino di gelatina colorata rossa o gialla, servendocene una fetta enorme che io ingoio con uno sforzo sovrumano perché odio la gelatina, ma è un sacrificio che faccio volentieri …
Fra una chiacchiera e l’altra passano quasi due ore.
Abbracciamo tutti con la promessa di rivederci presto e io con la voglia matta di portarmi a Torino tutti i bimbi della casa.
Chissà quando torneremo in Perù … spero molto presto …