... Nessuna delle tre conosce l’inglese e della lingua ladakhi so pronunciare solo il saluto “JULEY” che vale per tutte le ore del giorno e per tutte le occasioni.
Comunico con il ragazzo al volante con il linguaggio universale della mimica e lui sembra divertirsi un mondo, mentre in me crescono l’ansia e l’emozione per il prossimo incontro con la bambina, di cui è sponsor mio figlio, ospite del Villaggio SOS.
E’ sabato 20 agosto; quando infiliamo la strada tutta buche che porta al Villaggio SOS, mi aspetto una marea di bambini… e invece è tutto calmo, le stradine ed i cortili sono vuoti, le case bianche ombreggiate dagli alti pioppi silenziose. Il mio “Cicero” riesce a rintracciare un insegnante che con un largo sorriso spiega che oggi, sabato, è giorno di vacanza e tutto il personale e la maggior parte dei bambini sono via, a casa.
Ma Pema c’è: il tempo di rintracciarla ed eccola lì: con un timido sorriso si presenta fissando incerta le tre donne in attesa. La mia emotività mi gioca un tiro mancino ; scoppio a piangere mentre abbraccio quella ragazzina rapata che riconosco immediatamente perché ogni Natale a casa riceviamo una fotografia aggiornata.
Credo di averla spaventata con quel mio pianto e immagino che lei si sia chiesta alla maniera ladakhi: “Qual’è il problema? Chi choen?”
A fatica riesco a capire che le attività al Villaggio riprenderanno il lunedì successivo, 22 agosto.
Sono fortunata perché nel frattempo conosciamo la guida locale che accompagnerà il nostro gruppo per tutto il viaggio.
E’ un futuro ingegnere che studia presso l’Università di Trento!
Lui si offre di riaccompagnarmi al Villaggio SOS non appena il nostro programma ce lo acconsentirà!
Andremo tutti in gruppo al rientro da una escursione.
Ora il SOS-TCV è in piena attività.
Sciami di bambini invadono strade e cortili, accompagnati da donne in costume tibetano.
Si affollano curiosi e sorridenti attorno al gruppo di visitatori e ci sommergono di domande, alle quali sa rispondere – per fortuna – la nostra guida.
Conosco la Direttrice, nonché la famiglia di Pema: tre fratelli tutti ospiti del Villaggio SOS e la madre, vedova e malata, che vive nelle vicinanze assieme al più piccolo dei figli e alla vecchia nonna.
L’accoglienza da parte di tutti è di grande gioia e cordialità.
Nei miei brevi contatti all’interno del TCV, sia diretti, sia mediati da Dawa fra me e l’interlocutore, mi sono sempre trovata di fronte persone serene, aperte, con una carica di autentica gioia di vivere. C
onsiderando che ho riscontrato queste doti eccezionali in tutte le persone avvicinate durante il viaggio, posso affermare di avere conosciuto, seppur brevemente, una popolazione felice nonostante i disagi di un territorio duro e avaro, ma di bellezza indescrivibile.
Loredana Forti Sclafani