Africa dell’Est 

Intervista a Charles Bury, Area Gestione e Strategia dell’Ufficio Regionale SOS dell’Africa dell’Est 

Nonostante SOS Villaggi dei Bambini non sia conosciuta principalmente come organizzazione di emergenza, è spesso intervenuta nei paesi colpiti da crisi umanitarie e conflitti. Quali sono i punti di forza che SOS può offrire in casi di emergenza umanitaria?

Tradizionalmente non siamo considerati un’organizzazione di emergenza nel panorama internazionale. Allo stesso modo, osservando le cose da un punto di vista locale, comunitario - come in Somalia e in Etiopia – la nostra presenza pluridecennale ci ha permesso di sviluppare ottime relazioni con le autorità e la comunità locali. Relazioni che risultano importanti punti di forza quando si vuole rispondere rapidamente in casi di emergenza.

Quali sono le sfide che SOS Villaggi dei Bambini sta affrontando nella fase di emergenza in Somalia, Kenia ed Etiopia?

In Somalia ed Etiopia abbiamo personale qualificato e con enorme esperienza sul campo, anche in fase di emergenza. In Somalia il team SOS si è occupato di emergenza in tutti gli ultimi 21 anni a causa dei continui conflitti. Per questo in seguito alla carestia la nostra risposta è stata immediata: abbiamo già installato un centro medico nel campo rifugiati di Badbado, nel distretto di Dharkenley a Mogadiscio, dove sono già state curate più di 2.000 persone.
Una delle sfide più grandi al momento è fornire il maggior numeri di informazioni ai nostri referenti in Europa e in tutto il mondo. Spesso i progetti sul campo si muovono un po’ più lentamente del previsto e le richieste quotidiane di aggiornamenti purtroppo non sono seguite con la stessa velocità dagli accordi, dai movimenti e dalla logistica in loco.

La confusione che deriva da questo disastro, ha provocato la fuga di migliaia di famiglie. In alcuni casi i bambini non sanno nemmeno dove siano i loro genitori o addirittura se siano o meno vivi. Cosa può fare SOS Villaggi dei Bambini per loro?

In Somalia capita che alcune famiglie mandino avanti i figli nelle città più grandi in cerca di cibo, prima che siano troppo deboli per raggiungerle. Succede allora che questi bambini rimangono senza cure fino al giorno in cui i genitori riusciranno a raggiungerli e si può anche trattare di settimane o mesi. Periodo in cui occorre prendersi cura di loro, creare degli spazi dedicati a loro all’interno dei campi rifugiati con l’obiettivo di proteggerli e cercare di distrarli dal dramma che stanno vivendo. In caso i bambini rimangano orfani per periodi più lunghi e nel momento in cui si dovesse accertare la morte dei genitori, valuteremo con le autorità l’accoglienza all’interno dei uno dei nostri Villaggi SOS.
Siamo pronti a trovare nel breve periodo una soluzione in fase di emergenza e lo saremo anche medio e lungo periodo, con l’obiettivo di sostenere e tutelare questi bambini, affinché possano crescere con le cure di una famiglia.