
20/01/2011 - Per la nostra associazione l’attività di volontariato riveste una grande importanza e ha avuto un ruolo determinante anche nella costruzione e nell’avvio di molti dei Villaggi SOS in Italia. “Senza il gruppo che si era formato intorno alla signora Elena Pavesi il Villaggio SOS di Morosolo, in provincia di Varese, non sarebbe mai nato” ricorda la signora Giovanna Panza di Biumo, che fa volontariato per SOS da 33 anni attraverso la Sezione Lombardia, di cui è vicepresidente. “Ci chiese di aiutarla in questo progetto e, conosciuta l’Associazione fondata da Hermann Gmeiner, ci convinse e decidemmo di andare avanti”.
Raccogliere fondi e diffondere informazioni su SOS Villaggi dei Bambini

(Photo from SOS Archive)
L’attività svolta dalla signora Panza tra Varese e Milano è l’esempio di uno dei modi di fare volontariato per la nostra associazione. “Da quando ho conosciuto SOS Villaggi dei Bambini ho iniziato a coinvolgere gli amici e a organizzare cene, eventi, aste, qualsiasi cosa mi sembrasse un buon modo per raccogliere fondi. Ho sempre chiesto e continuo a chiedere l’aiuto di tutte le persone che conosco: il fiorista che mi regala le piante, l’azienda di vini le bottiglie, il ristoratore che ci ospita per le cene di beneficienza. E con quello che riesco a recuperare organizzo aste ed eventi ad hoc per raccogliere fondi”.
Aiutare la sede nazionale SOS. Con impegno e costanza
Ognuno, però, ha le sue inclinazioni. C’è chi preferisce offrire le proprie capacità, come la conoscenza delle lingue, e chi decide di donare semplicemente una parte del proprio tempo libero, mettendosi a disposizione dell’ufficio che ospita la sede operativa nazionale, a Milano.
“Abbiamo diversi volontari che ci aiutano a svolgere lavori di segreteria, attività di archiviazione e traduzioni” spiega Alessandra Buccomino, responsabile del coordinamento volontari.

(Photo from SOS Archive)
Ma cosa spinge a scegliere questo tipo di volontariato? “È bello donare il proprio tempo a favore di chi ha bisogno. Quando si parla di volontariato si pensa subito al lavoro sul campo, a contatto con i bambini, ma arrivata qui ho capito che quella è un’attività delegata agli operatori professionali” spiega Caterina, volontaria in SOS da oltre un anno. “In ufficio si lavora dietro le quinte e questo consente anche di capire tutto quello che c’è dietro un’organizzazione così grande che aiuta i bambini. Ho capito che, se ci si rende disponibili, si diventa parte di un meccanismo e non ci si può tirare indietro improvvisamente, perché si danneggerebbe l’Associazione”.
Quindi fare volontariato non vuol dire presentarsi solo quando si ha voglia o tempo, ma prendersi un vero e proprio impegno. La molla, allora, non deve essere un impulso emotivo o un momento di crisi, ma occorre una scelta ragionata, una motivazione seria.
Fare volontariato presso i Villaggi SOS in Italia
C’è un terzo modo, infine, per aiutare SOS Villaggi dei Bambini come volontari: offrire una parte del proprio tempo e delle proprie capacità ai Villaggi italiani di Trento, Ostuni, Vicenza, Morosolo, Roma, Saronno e Mantova. Le figure richieste sono quelle di sostegno al “funzionamento” dei Villaggi, come giardinieri, manutentori, supporto alla segreteria o alle pulizie. L’attività con i bambini è la meno necessaria e la più delicata, sia perché i Villaggi fanno riferimento a educatori professionali, sia perché i bambini accolti vengono da situazioni di grande disagio, anche psicologico.

(Photo from SOS Archive)
È il caso di Francesco, 36 anni, un lavoro in banca, da quasi due anni volontario presso il Villaggio SOS di Vicenza. “Conoscere i ragazzi e l’educatrice che si occupava di loro è stata un’esperienza che mi è piaciuta moltissimo. E mi è sembrato impensabile non tornarci più” spiega Francesco, che è anche iscritto a Scienze dell’Educazione e ha una miriade di hobby e di amici. “Forse era quello che stavo cercando e non avevo ancora trovato. Così mi sono proposto come volontario”.
La nostra associazione italiana non gestisce le attività di volontariato all’estero: SOS Villaggi dei Bambini infatti ha scelto di utilizzare sempre personale locale per fare in modo che i bambini vivano in un ambiente culturale a loro familiare. E lo stesso vale per i volontari, che vengono selezionati sul territorio.
Articolo tratto da Amici SOS n. 3-2009
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