16/02/2010 - Nelle ultime tre settimane Anna ha lavorato come volontaria presso il Villaggio SOS di Santo. Francese di nascita e residente da sette anni a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana, Anna si è offerta di aiutare il programma di emergenza SOS ad Haiti.
Parlando inglese, spagnolo e francese, la ragazza pensava di poter essere utile come interprete in questa situazione di caos nel paese, per mettere in comunicazione la popolazione locale con gli aiuti internazionali. Oltre alle sue conoscenze linguistiche, Anna è anche una psicologa: "Non sapevo bene cosa aspettarmi, volevo solo aiutare. Sono contenta che i miei studi e l’esperienza come psicologa infantile siano utili ai bambini di Haiti, ora che hanno perso tutto."

Anna ci ha raccontato una tipica giornata di lavoro con i volontari SOS ad Haiti:
"Si comincia presto qui al Villaggio SOS di Santo, io di solito mi alzo alle 5:30, quando il sole sta sorgendo e l’aria è ancora fresca. C'è sempre molto da fare in questa situazione di post-terremoto, perché alla fine del giorno ogni minuto è importante. Ognuno è di fronte a sfide enormi in queste condizioni difficili. La mia giornata lavorativa inizia ufficialmente alle 7 del mattino, dopo la prima colazione.
Oggi abbiamo una riunione con i cuochi di Haiti, per rendere il cibo più equilibrato e vario. Nelle ultime due settimane abbiamo quasi sempre mangiato riso, latte, legumi e cereali. Siamo fortunati ad avere abbastanza per sfamarci, ma dobbiamo fare in modo di assorbire più vitamine, altrimenti il nostro organismo e le nostre attività ne risentirebbero.
Alle 8 arrivano gli altri cinque psicologi SOS, che saranno impegnati ancora per molti mesi qui ad Haiti. Dobbiamo pianificare i prossimi tre mesi di lavoro, per gestire al meglio le nostre attività di soccorso. Dobbiamo fornire un sostegno psicologico ai bambini dei 2 Villaggi SOS di Haiti, alle Mamme SOS, allo Staff Educativo e ai collaboratori dell’associazione che hanno vissuto di persona quei terribili momenti.

Il target primario sono ovviamente i bambini, quelli che sono stati accolti ai Villaggi SOS dopo aver perso la loro famiglia nel terremoto e quelli che erano già qui. I nuovi arrivati hanno bisogno di tutto il sostegno che possiamo dar loro. Dobbiamo aiutarli a superare la paura e migliorare il loro stato emotivo, oltre che aiutarli a ritrovare i loro genitori se questi sono ancora in vita.
Alle 9 andiamo a incontrare i bambini. Fortunatamente ci sono psicologi locali che parlano Creolo, cosa assolutamente essenziale. I bambini sono tutti molto diversi: alcuni riescono a malapena a parlare, sono molto chiusi e spaventati, mentre altri hanno un disperato bisogno di parlare. Cerchiamo di lavorare con i bambini attraverso la pittura e incontri di discussione.
Il pranzo è servito nella scuola SOS tra 12.30 e le 13.30. Finito di mangiare andiamo verso la città, per visitare gli orfanotrofi e i ricoveri di emergenza. Prendiamo degli appuntamenti in anticipo con i responsabili delle strutture, per collaborare in modo da aiutare i bambini non accompagnati, che possono essere accolti nel nostro programma di assistenza temporanea.

Anche visitando i campi di emergenza quotidianamente, è sempre triste vedere le condizioni in cui rimangono i bambini dopo un terremoto. Non credo mi abituerò mai ai loro visi sperduti. Per fortuna grazie alle strutture SOS e alle adozioni a distanza a Haiti siamo in grado di accoglierli e sostenerli per tutto il tempo necessario, e non passa giorno senza l’arrivo di nuovi piccoli ospiti.
Sono bambini che non hanno nessuno che si prenda cura di loro, alloggiati nei campi di emergenza quasi per caso, in un modo o nell'altro. Nei Villaggi SOS trovano un luogo più sicuro dove vivere, fino a quando non riusciremo a capire se hanno ancora dei parenti in vita.
Dopo la visita in città torniamo al Villaggio SOS, dove i nuovi bambini vengono presentati a tutti gli altri. In questo periodo di emergenza le Mamme SOS sono totalmente dedicate al loro lavoro: invece di prendersi cura di 6 o 9 bambini, come hanno fatto in precedenza, ora si occupano di 15 o 20 piccoli. Fortunatamente le Zie SOS, i collaboratori e tutti i volontari danno una mano.

L'intero team si riunisce intorno alle 17, siccome ci sono sempre un sacco di questioni organizzative di cui parlare in questa difficile situazione: la sicurezza del Villaggio, il cibo e gli altri generi di provviste e di soccorso di cui abbiamo bisogno.
Verso le 18 si fa buio e possiamo iniziare a preparare la nostra cena ... stasera cornflakes e semolino.
L’ultimo compito della giornata è quello di scrivere delle relazioni sulle nostre attività. Una volta scritto, non vedo l'ora di chiamare mio marito nella Repubblica Dominicana.. sempre se la connessione funzioni! Fare volontariato ad Haiti è un lavoro molto impegnativo, ma ne vale la pena per veder ritornare il sorriso sul volto di questi bambini spaventati.”
Anche dall'Italia è possibile adottare a distanza un bambino di Haiti
