Intervista a Celigny Dario, direttore nazionale di SOS Haiti 

19/01/2010 - Il direttore di SOS Villaggi dei Bambini Haiti ha risposto ad alcune delle domande riguardo la sua terribile esperienza nel terremoto.

Ci può descrivere come si è verificato il terremoto e la situazione all'interno dell’ufficio nazionale di Port-au-Prince?

Questa è la prima volta che vediamo qualcosa di simile, è stato davvero terrificante. Il giorno del terremoto eravamo in ufficio erano circa le 5 di pomeriggio. Ho avuto appena il tempo di lasciare l'edificio. Pensavo che la casa crollasse, è stato davvero terribile. C’erano circa cinque dei miei collaboratori al secondo piano, quando tutto è cominciato a crollare hanno cominciato a correre per cercare di uscire.


(REUTERS/Carlos Barria - courtesy www.alertnet.org)

Tutta la casa tremava e ho pensato: "Sta crollando e dentro stanno tutti per morire"! L'angoscia di pensarli lì al secondo piano e non essere in grado di aiutarli era proprio orribile.
Quando il terremoto è finito, erano ancora tutti così sconvolti che non sapevano come uscire dal palazzo, mi hanno chiesto se potevano saltare fuori dalle finestre. Gli ho detto che non potevano e di prendere le scale.

Una parte della sede è crollata, ma per fortuna, non ci sono state vittime nell’ ufficio nazionale. In seguito abbiamo cercato di contattare le nostre famiglie, ma inutilmente dal momento che le linee di comunicazione erano bloccate. E’ stata un'esperienza terribile. Io vivo nei pressi dell'ufficio e mia moglie non rispondeva al telefono.

Ero convinto che fossero tutti morti, dal momento che viviamo al quarto piano e mi era stato detto che l'edificio era crollato. Solo qualche ora dopo mia moglie mi ha chiamato per dirmi che lei e mia figlia erano al sicuro.

Gli edifici accanto all'ufficio sono crollati e ci sono molti bambini e studenti intrappolati sotto le macerie. La chiesa in cima alla strada è crollata sulla congregazione; ora si devono seppellire i fedeli. Gli sforzi per tirare fuori i corpi non hanno avuto successo e il fetore della decomposizione sta diventando insopportabile.


(REUTERS/Carlos Barria - courtesy www.alertnet.org)

Qual è la situazione di quei collaboratori SOS le cui case crollate?

Le case di tre o quattro collaboratori - non possiamo esserne sicuri - sono crollate, ma al momento anche quelli le cui case sono rimaste in piedi dormono nelle strade, perché non c'è modo di sapere se gli edifici sono sicuri.

Non ci sono stati morti nelle famiglie dei nostri collaboratori, almeno per quanto ne sappiamo. Il giorno del terremoto tutti hanno trascorso la notte nella parte dell'ufficio che non era stata distrutta. Ora sono tutti nelle strade, ma sto cercando di trovare un posto per loro nel Villaggio SOS di Santo.

Cos’è più urgente?

Le cose più urgenti ora sono le forniture mediche, in particolare gli antidolorifici, perché molti sono stati gravemente feriti da detriti e l'ospedale non è operativo, la gente muore per le strade. Non c’è nulla di aperto nella capitale, non ci sono autobus, e la gente ha paura di entrare in qualsiasi edificio per la paura che potrebbe crollare da un momento all'altro. La gente dorme per strada e magari è corsa fuori dalla propria casa solo con una camicia sulle spalle, c’è quindi bisogno anche di vestiti.

Come vi siete organizzati al Villaggio SOS?

Stiamo mettendo l'acqua a disposizione delle persone della zona, abbiamo aperto i rubinetti quando questi funzionano. Stiamo anche cercando di riunire le famiglie dei nostri programmi di rafforzamento familiare, ci sono quattro nostri collaboratori che stanno verificando come possono essere d’aiuto. Finora due famiglie dei nostri programmi SOS hanno perso alcuni dei loro familiari.


(REUTERS/Carlos Barria - courtesy www.alertnet.org)

Le famiglie che vivono all'interno del Villaggio SOS di Santo per il momento stanno bene, le case del villaggio sono tutte ancora in piedi. Quelle all'esterno sono messe molto peggio.

Fortunatamente i collaboratori SOS internazionali sono arrivati per organizzare al meglio il progetto di aiuto alla popolazione locale.


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