21/09/2010 - Souriya Anwar, Presidente di SOS Villaggi dei Bambini Pakistan, descrive la situazione come la peggiore catastrofe degli ultimi anni. L’alluvione in Pakistan ha colpito più di 20 milioni di persone e ha coinvolto circa 1/5 del territorio.

Come descriverebbe l’attuale situazione nelle regioni colpite?
La situazione cambia da regione a regione. Questa tragedia ha coinvolto circa 1/5 del territorio, un totale di 150.000 metri quadrati, un’area più grande dell’Inghilterra quasi il doppio dell’Austria.
È stato stimato che il disastro è maggiore di quello causato dal terremoto in Kashmir, dallo tsunami e dal terremoto di Haiti. Considerando la ferocità delle acque alluvionali, la perdita di vite non è stata molto elevata, nonostante si parli comunque di 1.754 morti, ma la perdita di case, di proprietà, di terreni agricoli, di animali e di qualsiasi tipo di sostentamento è senza precedenti. È molto difficile guardare tutto dalla giusta prospettiva, ma se si pensa alla tragedia dei rifugiati afgani, considerata immane, in quel caso si trattava di 3 milioni di persone. L’alluvione in Pakistan ha colpito più di 20 milioni di persone: approssimativamente l’intera popolazione dell’Australia.
Tutto ha avuto inizio l’ultima settimana di luglio nella provincia di Balochistan, quando un improvviso acquazzone ha inondato diversi villaggi. La provincia di Khyber Pakhtunkhwa, che include Swat, Dir, Kohistan e Shangla – tutte aree in cui abbiamo inviato gli aiuti – è stata coinvolta subito dopo quando il fiume Indus ha rotto gli argini e ha travolto villaggi, strade e case. Questo è stato il risultato naturale dello scioglimento dei ghiacciai sulle Montagne di Karakorum e delle straordinarie piogge. Ho letto il report secondo cui in un solo giorno di luglio ha piovuto più che nell’interno mese precedente.

Quest’area è in assoluto la più colpita, ed essendo un’area con un densità di popolazione molto alta, milioni di persone sono state costrette a sfollare dalle proprie case, in alcuni casi totalmente spazzate via. Per loro il peggio è passato e alcune persone stanno gradualmente tornando dove un tempo c’era la loro casa per cercare di rimettere insieme i resti della loro vita. Noi continuiamo a inviare loro pacchi alimentari e tende. Le autorità governative e altre ONG, sono ora alla ricerca di aiuti per contribuire alla ricostruzione delle case.
La provincia del Punjab, dove vive il 60% della popolazione totale del paese, è stata per la maggior parte risparmiata dalla devastante alluvione. L'area che è stata completamente devastata è quella a sud di Punjab. Un numero incalcolabile di persone ha abbandonato i villaggi e si è rifugiato nei numerosi campi di emergenza allestiti nelle zone più sicure.
L'inondazione si è ora spostata nel sud della provincia di Sindh e si stanno ripetendo le stesse scene già viste e vissute: gli argini cedono, interi villaggi vengono inondati, le case scompaiono. È uno scenario terribile e continuerà fino a quando l'inondazione arriverà fino al mare, lasciando desolazione. Il peggio non è ancora finito.

Quali sono i bisogni più urgenti in questo momento?
La massima priorità è salvare vite: abbiamo bisogno di cibo e farmaci. Queste necessità non sono ancora state pienamente soddisfatte, e suppongo che non le potremo soddisfare completamente a breve. La risposta dei pakistani è stata incredibile, ma il problema è così enorme, che è estremamente difficile raggiungere tutte le persone colpite. L'esercito sta facendo un magnifico lavoro. Noi abbiamo distribuito tende attraverso il nostro programma e al momento ci stiamo concentrando sulla distribuzione di alimenti e farmaci. Stanno cominciando ad arrivare richieste di aiuto, che saranno seguite da richieste di coperte e trapunte, appena arriverà il freddo.
Quali sono le principali preoccupazioni per quanto riguarda i bambini?
Ci sono alcune segnalazioni di bambini separati dalle loro famiglie, ma normalmente una famiglia può garantire la sicurezza dei propri figli. Una preoccupazione grave è il pericolo per la loro salute: gastroenterite, malaria e altre malattie sono in agguato. Anche prima della tragedia c’erano casi di bambini che morivano di fame e malnutrizione, ma oggi la situazione è stata aggravata dall’incapacità di preparare pasti adeguati per loro.

Com’è la percezione generale della catastrofe in Pakistan? Le persone stanno facendo del loro meglio per aiutare le vittime delle inondazioni?
La nostra gente è orgogliosa e molto forte. Hanno affrontato tanti disastri in passato e la loro vita è una quotidiana lotta per la sopravvivenza. Accettano le calamità come la volontà di Dio e quando torneranno alle loro case cercheranno di andare avanti come possono. La generosità della nazione è leggendaria. Le quantità di merci raccolte e distribuite è sorprendente, ci sono molte storie di persone che hanno messo da parte la loro vita, i loro impegni e si sono dedicate alle attività di soccorso.
Ci sono ancora molte ONG internazionali e ONG locali attive sul campo?
Come sempre ci sono numerose ONG internazionali che lavorano nel settore. Queste organizzazioni si trovano nella migliore posizione per fornire aiuti di emergenza attraverso una gestione professionale e una grande esperienza nella gestione di situazioni di crisi. Ci sono anche numerose ONG locali attive nel lavoro di soccorso.
Pensa che l'aiuto sia sufficiente?
No, non è sufficiente. I costi di risanamento dei 20 milioni di sfollati e il ripristino delle infrastrutture saranno astronomici. Se riusciamo a mantenere la posizione e riusciamo a salvare vite umane, è già un grande successo.

Quali sono i piani di SOS Villaggi dei Bambini Pakistan nel prossimo futuro?
Per il momento, SOS Villaggi dei Bambini Pakistan si sta concentrando su come dare aiuto ai più bisognosi. Stiamo cercando di raggiungere tutte le zone dove l’aiuto ricevuto non era sufficiente e ci impegniamo a garantire che tutte le donazioni ricevute siano regolarmente contabilizzate. Questo programma di emergenza continuerà fino a quando ci sarà un finanziamento. Si potrebbe trattare di un programma a medio termine, se gli importi saranno sufficienti. Dopo che le necessità più critiche saranno soddisfatte penseremo a come ottenere finanziamenti da diversi donatori per la ricostruzione. Un risultato positivo di questo programma è il fatto che include il trasporto dei rifornimenti e che non vi è nessuna ritenuta per i costi amministrativi o le spese generali di qualsiasi natura, questo perché la maggior parte degli aiuti arriva dai volontari.
Se dovesse rivolgere un appello a dei potenziali donatori che cosa gli direbbe?
Il Pakistan ha affrontato molte catastrofi nella sua breve storia. La sua stessa esistenza ha avuto inizio da una catastrofe di proporzioni epiche e la tragedia attuale segue la drammatica perdita di vite a causa del terremoto avvenuto meno di 5 anni fa. Questo non è però la minaccia più grande che stiamo affrontando: ci stiamo confrontando con un demone che ha la capacità di distruggere tutti noi: il terrorismo. Abbiamo visto come il terrorismo prosperi nella povertà e trovi discepoli tra persone semplici e povere, comprando il loro supporto. In questo momento così difficile dobbiamo assicurarci che le persone non vengano fuorviate mostrando loro il nostro supporto, condividendo il loro dolore e assicurandoli che saremo al loro fianco nel momento del bisogno. Le dimensioni di questa tragedia sono così vaste che abbiamo bisogno di tutto l’aiuto possibile per affrontarla, non solo in nome dell’umanità ma per la nostra stessa sopravvivenza.

Quali sono le sue speranze e le sue paure per il Pakistan?
Ripongo grandi speranze nei nostri giovani. Sono entusiasta del loro idealismo, della loro fiducia della loro forza d’animo e del loro amore per questo paese. Se qualcuno può essere motore di cambiamento è proprio questo gruppo. I giovani hanno deciso che non accetteranno lo stato delle cose e si muoveranno per cambiarle fino a quando la loro voce verrà ascoltata.
Ho anche grandi paure per il Pakistan. Il nostro popolo è pacifico e tollerante, ma è rappresentato agli occhi del mondo come estremista e barbarico. Questo è comprensibile se si tiene conto dei frequenti episodi violenti perpetrati dalla minoranza radicale. Minacciano la nostra vita e hanno reso l'intero paese un bersaglio. È molto difficile affrontare una tale minaccia ed è possibile che cambiamenti imminenti in uno stato vicino portino la situazione a degenerare ulteriormente. Tuttavia, non possiamo abbandonare la speranza.