La situazione in Somalia dalla sede SOS locale 

30/06/2009 - Dagli inizi di maggio di quest'anno ci sono state tante lotte e violenze in molte parti di Mogadiscio, tra le forze governative e i ribelli. Più di 300 persone, tra cui un legislatore ed il capo della polizia di Mogadiscio, sono stati feriti in modo grave nel corso di queste lotte.

Secondo l'UNHCR, il numero degli sfollati dell’ultimo mese si attesta a circa 170.000 individui, fra uomini, donne e bambini. Molte altre persone sono ancora in fuga dalla capitale con autobus, furgoni, asini o addirittura a piedi, portando i propri figli piccoli e i bagagli sulla schiena.

Questi nuovi sfollati stanno raggiungendo i Campi Profughi nella striscia di Afgoye, a circa 20 km a sud di Mogadiscio, dove più di 300.000 persone hanno trovato rifugio nel corso degli ultimi due anni. Le condizioni di vita nei campi peggiorano di giorno in giorno, con l’arrivo di nuovi disperati. Le famiglie sono nascoste nelle capanne fatte da piccoli sacchetti di plastica e bastoni, che sono spesso distrutte da vento e piogge.

La violenza e gli scontri non sono limitati a Mogadiscio: la situazione è diffusa in tutte le zone vicine. Il 17 maggio 2009 un gruppo di ribelli ha preso il controllo della città di Jowahar, situata a 90 Km a nord di Mogadiscio. Secondo l'UNICEF i soldati hanno anche attaccato la struttura di Jowhar, con un massiccio saccheggio e la distruzione di attrezzature e forniture per l’aiuto umanitario. Questo ha influenzato pesantemente la capacità di intervento di UNICEF a sostegno di donne e bambini.

Il 18 giugno un kamikaze ha ucciso il Ministro della Sicurezza della Somalia e almeno altre 30 vittime, mentre più di 40 persone sono state ferite a Baladweyn, città a 250 km da Mogadiscio. Questo è stato il più brutale attentato suicida avvenuto nel paese degli ultimi mesi. I ribelli del gruppo noto come “Al-Shabaab” hanno rivendicato la responsabilità dell’esplosione e hanno promesso nuovi attacchi.

Colpire gli operatori umanitari e i giornalisti presenti nel paese continua ad essere uno degli obiettivi dei ribelli, soprattutto nelle ultime quattro settimane.

Gli attacchi terroristici sono stati intensificati per cercare di scacciare il Presidente Sharif e il suo governo. Lo scorso 20 giugno, il governo della Somalia ha chiesto aiuto ai paesi vicini, per un sostegno militare contro i ribelli. Il Presidente ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale, ma i terroristi hanno promesso di combattere senza pietà le eventuali truppe straniere. L’Unione Africana ha già mandato 4.300 forze di pace a Mogadiscio, che sono sotto costante attacco da parte dei ribelli che vogliono rovesciare il governo.

Il Villaggio SOS di Mogadiscio attualmente sta accogliendo 64 bambini, di cui 37 maschi e 27 femmine. I ragazzi maggiorenni sostenuti dall’associazione SOS locale sono 51: alcuni di loro stanno studiano fuori del paese, per la mancanza di un'adeguata istituzione scolastica in Somalia. Purtroppo il Villaggio SOS al momento non può accogliere nuovi bambini, per motivi di sicurezza.

I collaboratori, i volontari ed i bambini erano tornati al Villaggio SOS lo scorso 21 febbraio 2009, dopo che la struttura era rimasta chiusa per più di un anno a causa del pericolo in città. A febbraio la situazione sembrava migliorata e la zona intorno al Villaggio era considerata sicura, anche per l’allontanamento dell'esercito.

Le Mamme SOS e i bambini erano entusiasti di tornare nelle loro case dopo essere stati lontani per così tanto tempo. Fortunatamente al momento il Villaggio SOS è al sicuro e gli scontri che si svolgono in molte parti della capitale non hanno direttamente interessato la struttura. Tuttavia molte persone che abitano nelle zone colpite dai ribelli stanno scappando dalle loro case, per rifugiarsi in luoghi più sicuri. Secondo l'ACNUR circa 8.900 sfollati sono giunti nelle aree vicine al Villaggio SOS e si aspettano molte altre persone nei prossimi giorni.

Sembra non esserci alcuna garanzia di sicurezza a Mogadiscio e la situazione potrebbe peggiorare in qualsiasi momento. Lo staff del Villaggio SOS di Mogadiscio ha già preparato un piano di emergenza per evacuare nuovamente il Villaggio in caso di necessità.

L’ospedale SOS continua ad operare incessantemente, nonostante la paura causata dagli scontri armati tra i gruppi di ribelli. Uno di questi gruppi conosciuto come “Al-Shabaab Al-Mujahidin” controlla la zona in cui sorge l’ospedale SOS, ma questi ribelli hanno deciso di non interferire con le operazioni dell’ospedale e lasciano lavorare dottori ed infermiere.

Lo scorso 16 giugno 2009, la signora Kaltun Mustaf Haji, direttrice dell’Asilo SOS di Mogadiscio, era stata rapita da due uomini armati per poi essere fortunatamente rilasciata pochi giorni dopo. A questo proposito il motivo del sequestro di Kaltun si è rivelato essere un riscatto in denaro ed i rapitori non avevano intenzione di colpire l'organizzazione locale o il lavoro di SOS Villaggi dei Bambini Somalia.

I rapimenti sono purtroppo un evento comune a Mogadiscio ed un segno del continuo caos di questo paese in guerra, che si aggiunge alle sofferenze di una popolazione afflitta da quasi due decenni di abusi sociali.



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