Sentendo alcuni spari, una Mamma SOS, Fahamu Mue Hashi, si è affrettata a fare rientrare i suoi bambini in casa, ma nel mentre è stata colpita nell’addome da una pallottola vagante.
La donna è stata subito assistita da una volontaria SOS, ma è stato necessario aspettare la fine degli scontri per riuscire a portarla in ospedale al sicuro. Una volta arrivati al pronto soccorso, un responsabile dei giovani SOS si è offerto per donare il suo sangue e Hashi ha potuto procedere con l’operazione chirurgica per esportare il proiettile già nel pomeriggio. La donna è ora cosciente e sulla strada della guarigione.
L’ospedale di Medina fa parte della croce rossa internazionale ed è situato nel sud di Mogadiscio. L’ospedale SOS nel nord della città è spesso inaccessibile a causa di una forte presenza di militari nella zona. Le famiglie SOS erano state evacuate dal Villaggio SOS (situato davanti all’ospedale SOS) nel dicembre del 2007, dopo che le case erano state colpite da un mortaio ed una Zia SOS era rimasta uccisa.

Nella scorsa settimana durante un altro incidente, un giovane che era cresciuto nel villaggio SOS di Mogadiscio, Alas Ahmed Gurey, è stato ucciso con un colpo di pistola. Alas si stava recando ad una clinica SOS ad Afgoye quando è stato fermato da un gruppo di persone che volevano derubarlo. Per aver resistito all’aggressione, il giovane è stato colpito al collo da un proiettile ed è morto poco dopo al centro medico SOS. Il ragazzo aveva 26 anni ed era stato assunto per due anni come giardiniere presso l’ospedale SOS di Mogadiscio.
La clinica SOS ad Afgoye è stata aperta nello scorso Aprile, grazie al sostegno del Dottor T. Abdullahi ed il suo staff medico. Il centro aiuta le madri nella cura dei loro figli, con vaccini gratuiti e visite specialistiche. Nella Clinica SOS ad Afgoye vengono accolti dai 150 ai 200 pazienti ogni giorno, aiutando moltissime famiglie che già soffrono la difficile situazione a Mogadiscio