01/06/2011 - Tra poco più di un mese la secessione del Sud Sudan sancita dal referendum sarà realtà e ancora ieri si sono verificati saccheggi e scontri a fuoco nella zona di Abyei.
Le vittime maggiormente vulnerabili dei conflitti sono da sempre i bambini. Nasr El-Din è uno di loro, vi raccontiamo la sua storia.
“Ho sette anni”, dice Nasr El-Din, “Faccio la seconda”. Così potrebbe rispondere un bambino, in ogni parte del mondo, eppure questa presentazione è forse la sola cosa normale nella vita di Nasr El-Din, che come molti dei rifugiati in Darfur, ha passato momenti terribili a causa del conflitto.

“Mi piace venire al centro per parlare con Zamzam e gli altri psicologi. Mi piace anche costruire piccole case con l’argilla e giocare con gli altri bambini”. Nasr El-Din parla di quello che fa al Centro di Sostegno Psicologico SOS situato nel campo profughi di Abu Shok, ad Al-Fashir, in Darfur.
Quando Nasr El-Din è arrivato al campo profughi era un bambino triste, non dormiva bene e aveva frequenti incubi. Per questo quando sua madre sentì parlare del Centro di Sostegno Psicologico SOS accompagnò sia lui che suo fratello.
Nasr El-Din è concentrato a rafforzare la sua costruzione in argilla. Alza la testa per un attimo ed esclama: “Questa è come la mia casa a Korma, da dove veniamo, noi non siamo originari di qui. Abbiamo lasciato Korma perché è stata attaccata dai soldati” mugugna, come se stesse pensando ad alta voce.
Rimane zitto per un po’, volgendo sempre l’attenzione alla sua piccola costruzione d’argilla. Quando riprende a parlare, Nasr El-Din spiega che sta costruendo una copia della sua vecchia casa e continua raccontando: “Mio nonno viveva in una casa accanto alla nostra. Mi portava spesso al mercato con lui e mi comprava dei dolci. I soldati lo hanno ucciso. Hanno anche bruciato la sua casa. Poi ci hanno detto di andarcene da Korma, o avrebbero fatto lo stesso anche a noi” ricorda Nasr El-Din “Allora abbiamo dovuto salire su un grande camion che ci ha portato qui. Quando siamo arrivati abbiamo cominciato a costruire una casa tutta nostra, proprio come sto facendo io adesso”.
Nasr El-Din e suo fratello hanno trovato nel Centro di Sostegno Psicologico SOS un luogo in cui ricevere l’attenzione e l’aiuto necessari per elaborare e superare gli orrori vissuti durante il conflitto in Sudan. Oggi i due bambini hanno ripreso a frequentare la scuola e sono tornati a una vita vicina alla normalità. Nasr El-Din potrebbe non dimenticare mai i traumi del passato ma oggi prova a conviverci e ha l’opportunità di vivere serenamente.