Terremoto in Cile: i bambini raccontano 


Dopo il terremoto che ha colpito il Cile lo scorso 27 febbraio, molte famiglie vivono ancora nelle tende. Abbiamo incontrato alcuni dei bambini sopravvissuti che ci hanno raccontato i momenti di paura e di disperazione vissuti durante questa tremenda catastrofe.

Marta (12 anni): Ero molto spaventata la notte del terremoto e anche adesso ho paura. Non potrò tornare mai più al mio paese e infatti ora sono nel campo rifugiati di Tumbes. Non voglio andare via però, sono abituata a vivere qui, questo è il posto in cui sono nata...”

Mauricio (10 anni): La scossa di terremoto mi ha svegliato. Mi sono spaventato perché la mia casa si muoveva fortissimo e dopo siamo andati tutti a casa della zia e mio cugino mi ha detto che non voleva stare in casa e allora ci siamo rifugiati in cortile. Poi tutti urlavano e dicevano che dovevamo scappare perché stava arrivando lo tsunami. Siamo corsi sulla collina e siamo stati li tutta la notte e le persone dicevano che la città era scomparsa. Mi è dispiaciuto tanto sapere che molte persone hanno perso le loro cose, per esempio le loro barche e le attrezzature da pesca. Dopo un paio di giorni, sono arrivate tante persone ad aiutarci. Ero contento perché ci hanno regalato dei giocattoli, dolci e altri regali. Il tempo è passato e adesso sto bene perché andiamo a vivere vicino la scuola a Tumbes, però è triste andare via dalla nostra casa

Oscar (7 anni): Stavo dormendo quando è arrivato il terremoto e la mamma mi ha detto che dovevamo scappare sulla collina e siamo stati li, con anche il papà, i miei fratelli e i vicini di casa per molti giorni. Poi siamo andati al campo di Maryland e siamo stati li per tanto tempo ancora, ma poi ci siamo trasferiti vicino alla scuola e mi piace qui

Jean Piere (10 anni): La nostra vita è cambiata per sempre il giorno del terremoto, la nostra città Caleta è stata distrutta e adesso viviamo in un campo di rifugiati. La mia mamma e il mio papà hanno perso il lavoro. Vorrei che tutti potessimo tornare alle nostre case e vivere felici

Jenifer (14 anni): Mia mamma, io e una mia amica stavamo dormendo ma a un certo punto la terra ha cominciato a tremare e io non riuscivo a muovermi perché ero terrorizzata. Ho abbracciato forte la mia amica, poi ci siamo alzate e siamo uscite dalla stanza, ma io sono svenuta e la mamma mi ha portato in bagno e mi ha detto che tutto sarebbe andato bene.
Poi ci siamo vestiti e ho preso lo zaino con dei pantaloni, una maglietta e le scarpe da ginnastica, siamo andati nella stanza di mia zia e ho portato via le nostre tartarughe.
Siamo andati in cucina e ho preso una scatola di cereali, ma è arrivato mio cugino che ci ha detto di scappare dalla casa perché stavano arrivando delle onde grandissime.
Abbiamo lasciato la nostra casa il più velocemente possibile e quando stavamo andando, lo tsunami ha colpito la città. Noi siamo stati a dormire in un campo da calcio e il giorno dopo la mamma è tornata a casa per cercare di prendere un po’ delle nostre cose, ma quando è tornata ci ha detto che non era rimasto nulla. Mi veniva da piangere, ma mia cugina di 5 anni mi ha aiutato a mantenere la calma. Nei giorni seguenti abbiamo costruito una sorta di rifugio con alcune lamiere di ferro e abbiamo vissuto li per un mese e mezzo. Dopo ci siamo trasferiti a Tumbes dove ci hanno accolto in una delle abitazioni di emergenza
”.

Maybelline (7 anni): Ero contenta con la mia mamma, la scuola e il ruscello vicino alla nostra casa, tutto era bello e tranquillo e non avevo paura di niente, ma poi è arrivato un terremoto e ha distrutto tutto. La mamma ci ha svegliato di notte e siamo andati sulla collina e io avevo paura e ho pianto tanto. Poi mi sono ammalata e non riuscivo più a mangiare. Sono ancora spaventata e la notte dormo sempre con la mamma perché ho paura che magari torni il terremoto. A scuola mi sento come se avessi dimenticato tutto, non riesco neanche a leggere e scrivere più

Una delle conseguenze più gravi dopo un terremoto o uno tsunami è lo shock psicologico subito dalla popolazione. In Cile, la situazione non è diversa: la maggior parte dei bambini sono rimasti traumatizzati. Per i Programmi di Emergenza SOS che operano nel paese è molto importante affrontare questi traumi. Per superare lo shock, i bambini e gli adulti devono iniziare a riflettere sulle loro paure, parlarne e piangere se ne hanno bisogno.

La nostra associazione continuerà a sostenere la popolazione cilena nel lento cammino verso la ricostruzione e verso un ritorno a una vita serena.

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