29/12/2010 - Casa Ricci è una delle comunità familiari facenti parte del Villaggio SOS di Morosolo, in provincia di Varese. Una volta entrati colpisce subito l’ambiente accogliente e allegro: ci sono piante, foto alle pareti e una divertente collezione di piccoli ricci ospitati in una vetrinetta. Marco è l’educatore residenziale responsabile di questa casa-famiglia, in cui vivono cinque bambini dagli 8 ai 14 anni: due sorelline e un fratello di origine egiziana, e altri due bambini italiani.

(Photo from SOS Archive)
Tutto scorre come in una famiglia “normale”: il pranzo è in tavola, un bel piatto di tortelli fumanti, i bambini scherzano tra di loro e si prendono in giro, Marco chiede come è andata la giornata a scuola e sorveglia Nadia che mangia alla velocità di una lumaca. Francesco chiede altri tortellini, mentre Amina non vuole l’insalata. Poco dopo arriva Ali*, il maggiore dei fratelli egiziani, che fa le medie e ha orari più lunghi.
“Il primo valore aggiunto del modello di SOS Villaggi dei Bambini è senza dubbio la casa, il luogo dove i bambini vivono, si nutrono, studiano, instaurano relazioni. E poi la continuità della relazione con gli educatori, che sono il vero punto di riferimento dei ragazzi” spiega Silvano Basilli, direttore del Villaggio SOS di Morosolo. “Io vivo qua e la mia porta è sempre aperta: i bambini sanno che ci sono sempre per loro”.
La vita quotidiana nella casa di un Villaggio SOS
“La mattina ci si sveglia al massimo alle 6.45 – racconta Michaela, educatrice residenziale e responsabile della casa Marmotte, che segue insieme ad altri due educatori 5 ragazzi dai 9 ai 16 anni –, faccio trovare pronta la colazione per tutti e aiuto a vestirsi chi ha ancora qualche problema. Poi vanno tutti a scuola con il pulmino SOS”. Dall’una iniziano a tornare a casa e trovano il pranzo già pronto. “Io cerco di convincere i più piccoli a iniziare subito i compiti dopo pranzo, per non spezzare il ritmo della giornata e avere poi un po’ di tempo per giocare o per gli altri impegni che li aspettano” spiega Anna Maria, oggi responsabile della Casa Aliante per adolescenti maschi e ancora prima educatrice residenziale responsabile di una casa per bambini più piccoli.

(Photo from SOS Archive)
I bambini che vivono nei Villaggi SOS, temporaneamente affidati all’associazione su indicazione dei Servizi sociali per problemi della loro famiglia d’origine, hanno una vita completa: quasi tutti praticano un’attività sportiva, frequentano i loro amichetti di scuola e fanno uscite e gite nel fine settimana. “I bambini vanno a pranzo a casa degli amici, così come bambini esterni vengono al Villaggio a trascorrere qui un sabato pomeriggio” spiega Michaela. Un altro impegno pomeridiano, poi, è la terapia psicologica di supporto, che si inserisce nel progetto pedagogico individuale. Nelle case dei più piccoli si cena alle sette e mezza, e dopo un po’ di giochi o di tv, l’ultimo controllo dei diari scolastici, e alle nove e mezza si va a letto.
Diverso il discorso per i più grandi. “Ci si sveglia alle sei perché loro vanno a scuola con l’autobus” racconta Mohamed, educatore nella casa Aliante, dove vivono 5 adolescenti maschi dai 15 ai 17 anni “e non tornano prima delle due. Durante la settimana siamo noi educatori a preparare i pasti mentre il sabato e la domenica chiediamo anche la collaborazione dei ragazzi”. Perché uno degli obiettivi primari di SOS è quello di rendere i ragazzi autonomi e indipendenti. “Spesso andiamo insieme al supermercato e chiedo ai ragazzi di aiutarmi a cercare i prodotti, in modo che si abituino a fare tutto”. Il pomeriggio si cerca di farli studiare almeno un’ora e poi ci sono lo sport e la terapia.

(Photo from SOS Archive)
“A volte è difficile organizzare attività insieme – dice Mohamed – perché gli adolescenti sono arrivati qua da grandi, sentono maggiormente la transitorietà del Villaggio e hanno un legame psicologico più forte con la famiglia d’origine”. Anche se lì non stanno bene, se ci sono problemi gravi. È difficile relazionarsi con loro quando hanno una giornata no e, soprattutto, quando tornano da un fine settimana in famiglia: “I primi mesi qui fanno fatica ad aprirsi e a fidarsi di noi, non parlano dei propri sentimenti. Poi pian piano la tensione si allenta e, grazie al nostro approccio educativo, imparano a gestire meglio anche la relazione con i propri genitori.”
Le problematiche dei bambini e dei ragazzi derivano proprio dalla situazione familiare, spesso da affetti precari, o dalla forte mancanza di cure, se non ci sono abusi e maltrattamenti. “Alcuni bambini grandicelli non sanno lavarsi e vestirsi, altri si stupiscono ogni giorno per i piatti che prepariamo perché erano abituati a mangiare solo pasta o pizza” dice Michaela.
Il modello SOS, basato sull’ambiente familiare della casa e su una vera comunità, quella del Villaggio, li aiuta a ritrovare un equilibrio, insegna loro a instaurare delle relazioni, a capire il valore dell’amicizia, dei diritti e dei doveri, che tutti hanno, anche all’interno del Villaggio.
Per conoscere meglio il Villaggio SOS di Morosolo: www.villaggiososmorosolo.it
* i nomi sono stati cambiati per proteggere la privacy dei bambini