09/10/2008 - Yel Phearun, di 34 anni, lavora come Mamma SOS al villaggio di Battambang da circa 4 anni e si occupa di 10 bambini. Yel ci racconta dei momenti felici con la sua famiglia SOS e delle difficoltà quotidiane.
“Sono nata e cresciuta a Battambang: i miei genitori hanno divorziato quando avevo 8 anni e mia madre si è presa la responsabilità di crescere me e le mie sorelle da sola, perché mio padre si è risposato e non voleva sostenere altri bambini. Andavo a scuola e nel pomeriggio aiutavo mia mamma per vendere i giocattoli fatti a mano che realizzava lei in casa. Purtroppo la sua salute non era molto buona e quando è peggiorata ho deciso di non continuare gli studi, per poter sostenere la mia famiglia. Ho trovato lavoro come commessa e facevo anche la sarta quando tornavo a casa. In questo modo ho potuto badare a mia mamma e aiutare le mie 2 sorelle minori per farle andare a scuola. Era una situazione molto difficile, perché ero la figlia più grande e la sola che poteva occuparsi di tutta la famiglia.
Cinque anni fa ho saputo che il Villaggio SOS della Cambogia stava cercando nuove candidate per diventare Mamma SOS: ero molto interessata a propormi per questa posizione, anche se non sapevo bene di cosa ci fosse bisogno per essere accettata. Quando sono andata al villaggio per portare la mia candidatura ero un po’ in ritardo ma sono stata presa e ho partecipato al corso per le nuove Mamme SOS, durato 6 mesi presso il villaggio di Phnom Penh. Avevo fiducia nelle mie capacità ed ero sicura di poter riuscire in questo lavoro perché ho sempre badato alle mie sorelline quando mia mamma non poteva stare in casa o era malata.
All’inizio ero un po’ spaventata quando mi hanno dato la responsabilità di organizzare una casa-famiglia con 10 bambini: avevo paura di sbagliare qualcosa, ma ho provato con impegno a dare del mio meglio. Ho subito capito che non è facile riuscire a comprendere i bisogni ed i desideri dei bambini arrivati da situazioni difficili, ma ero molto contenta quando mi chiamavano mamma.. i bambini mi volevano bene e mi rispettavano.

Dopo tutti questi anni faccio sempre del mio meglio per badare ai piccoli che mi vengono affidati, per curarli, aiutarli nei compiti, fargli da mangiare e dargli consigli quando hanno bisogno. Spero tanto che crescendo in questa famiglia possano finalmente crescere lontani dai pericoli, diventare bravi studenti ed un giorno dei buoni cittadini. Gli auguro di avere una vita felice nel loro futuro di adulti, quando saranno usciti dal villaggio.
Insegno ai bimbi come mangiare il riso, come lavarsi, come rispettare gli altri e voler bene ai loro fratelli. Spesso la mia bambina più piccola non vuole mangiare il riso e vorrebbe abbuffarsi di patatine fritte e bibite gassate. Farla mangiare diventa difficile, ma con pazienza cerco di farle capire che è importante sostenersi con del cibo nutriente e sano, per diventare grandi e forti.
A volte capita che i bambini non abbiano voglia di studiare e preferirebbero giocare tutto il giorno. Allora gli do qualche consiglio, gli spiego l’importanza di una buona educazione, per potere riuscire a mantenersi ed avere una propria famiglia quando saranno grandi. Ormai i ragazzi maggiori hanno capito e studiano con diligenza, aspettando di aver finito i compiti prima di andare a giocare. Sono contenta quando mi dicono che sono felici a vivere con me: li curo come se fossero i miei stessi figli e non mi sembra di farlo per lavoro: gli voglio davvero bene, anche se qualche volta mi fanno un po’ arrabbiare, ma allo stesso tempo mi danno tantissime soddisfazioni.