Comunità per minorenni: nessuna differenza tra le Regioni

Un documento di proposta per definire criteri e standard omogenei

Occorre creare una rete composta dalla famiglia, dalla scuola, dalla parrocchia, dai centri educativi che aiuti i ragazzi al di fuori delle quattro mura della comunità. Nel giorno in cui si è parlato di creare standard di accoglienza a livello nazionale per i minorenni, Vincenzo Spadafora ha ricordato che c’è bisogno di un disegno generale per sostenere infanzia e adolescenza, soprattutto nei casi di minorenni fuori famiglia per le ragioni più diverse.


Dopo un anno di lavoro, è stato presentato il 5 maggio 2015 un documento di proposta che identifica standard di accoglienza a livello nazionale. E’ stato anche previsto che i servizi sociali territoriali dispongano di una anagrafe ragionata delle strutture, una sorta di banca dati con tutte le informazioni utili per indirizzare il minorenne nella comunità giusta. “Un vero strumento di lavoro, per certi aspetti una rivoluzione del sistema”, ha commentato il Garante.


Nel momento in cui si parla, anche in maniera strumentale, delle comunità che ospitano minorenni fuori dalla famiglia d'origine, l’Autorità di garanzia per chi ha da zero a 18 anni ha portato avanti una proposta concreta affinché si affrontino le disfunzioni del sistema: idee di azione, proposte, riflessioni, tutto dentro il lavoro Comunità residenziali per minorenni: per la definizione dei criteri e degli standard.


“L’obiettivo del nostro lavoro è quello di guardare al mondo dell’infanzia e dell’adolescenza in ottica prospettiva e d’insieme. Mettiamo questo documento a disposizione dello Stato e delle Regioni con la speranza che le indicazioni e le linee di indirizzo presenti possano diventare prassi consolidate in futuro. Proposte formulate coinvolgendo nel processo di redazione il maggior numero di interlocutori, compresi i primi destinatari, i bambini e gli adolescenti”.

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