Emergenza rifugiati

La Siria è un Paese da cui fuggire

Milano 8 settembre 2015 - 5 anni di guerra in Siria e nessuna soluzione politica in grado di fermarla. I bisogni umanitari del Paese sono aumentati in modo significativo: 12,2 milioni sono le persone bisognose di assistenza umanitaria, 5,6 milioni sono bambini. 220.000 sono le persone che hanno perso la vita e 1 milione riportano gravi ferite. Molti siriani sono stati costretti a lasciare le loro case: 7,6 milioni sono gli sfollati interni e 4 milioni di persone sono registrate come rifugiati nei paesi vicini. Si stima che 4,8 milioni di persone abbiano bisogno di assistenza in aree difficili da raggiungere o in luoghi assediati. Più della metà degli ospedali della Siria sono stati distrutti o gravemente danneggiati. 9,8 milioni di persone vivono in povertà assoluta e sono malnutriti. SOS Villaggi dei Bambini in Siria ha iniziato il suo Programma di emergenza nel 2013, per proteggere 26.000 bambini a Damasco, Aleppo e Homs. I bambini sono le principali vittime della guerra, molti hanno abbandonato la scuola, sono stati abusati fisicamente ed emotivamente e hanno perso il loro diritto più semplice di poter giocare in luoghi sicuri. Gli Spazi a Misura Bambino hanno permesso di proteggere i bambini non accompagnati e separati dalle famiglie per assicurare che essi potessero crescere nel loro di diritto alla pace all’armonia. Sono 2 gli Spazi a Damasco che hanno dato ai bambini cure mediche, programmi di educazione, sessioni speciali di alfabetizzazione, sostegno psicosociale. La missione principale degli Spazi è stata quella di trovare i genitori e le famiglie biologiche dei bambini attivando quindi il programma di ricongiungimento familiare. 62 sono state le famiglie riunificate.

"Quando mi è stato detto che i miei figli erano vivi il mio cuore ha cominciato a battere di nuovo. Era come se qualcuno mi avesse permesso di respirare”- racconta Ghada, una madre che ha perso i suoi tre figli durante il conflitto – “Li ho cercati per mesi. Pensavo che non li avrei più rivisti. Piangevo ininterrottamente. Poi la notizia che erano vivi”.


Sono stati costruiti 3 nuovi Spazi a Damasco e ad Aleppo, che forniscono più di 25.000 servizi a 7.471 bambini. Tutte le attività sono state pensate per consentire ai bambini di esprimersi liberamente e di costruire relazioni di fiducia.

"Aleppo è un inferno. Il primo lavoro è su noi stessi. Non possiamo perdere mai la speranza per poter aiutare i bambini” – dice Hadil Kharboutli, Coordinatore dello Spazio a misura bambino di Aleppo –

Non tutti i bambini riescono a raggiungere il centro. E’ per questo che abbiamo predisposto un Team mobile SOS per raggiungere le aree più lontane e dare sostegno psicosociale ai bambini in difficoltà”

Il team ha sostenuto circa 1000 bambini nel Campo di Dwair, vicino a Damasco. Hanno partecipato ad attività legate alla musica, al teatro, allo sport e ricevuto supporto psicosociale da parte di specialisti. Inoltre, il team SOS ha distribuito 4.400 indumenti invernali, 2000 pacchi alimentari e 50 programmi di alfabetizzazione. Durante l'estate sono stati 10.000 i pacchi alimentari distribuiti agli sfollati. I casi di malnutrizione grave di cui ci si è occupati sono 100 (60 a Damasco, 20 a Homs e 20 ad Aleppo).

"Mi sveglio ogni mattina con questa domanda: come posso aiutare i bambini in questo Paese? Io mi occupo dei casi di malnutrizione grave” – racconta Loubana Al Jandaly - "I bambini dovrebbero sorridere tutto il tempo, non sentire dolore o vivere nella miseria. Io e il mio team lavoriamo duramente ogni giorno, fornendo ai bambini i supplementi nutrizionali. Qui vediamo solo bambini feriti nell’anima e nel corpo. Quello è Taif, un ragazzino con profonde ferite causate da colpi di mortaio. L’ho seguito durante le operazioni e mentre recuperava le forze. Siamo inseparabili ora. Sono tutti nostri figli. I bambini in Siria hanno un unico desiderio: vivere in sicurezza lontani da case distrutte e dalla morte. SOS Villaggi dei Bambini ha fatto a tutti i bambini del mondo un’unica promessa: non lasciarli mai soli e dare loro una casa amorevole”.

 

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