SOS Villaggi dei Bambini - Ungheria

Essere umani è la cura migliore

Da quando è in pensione, la pediatra 71-enne Katalin Berend presta servizio nel campo rifugiati di Bicske, in Ungheria, a fianco di SOS Villaggi dei Bambini. Ecco la sua testimonianza.
Curo soprattutto influenze e mi occupo di vaccinazioni" - racconta Katalin - "I bambini che vanno a scuola devono essere protetti da malattie come l'epatite B e C."

"Uno degli aspetti più importanti è avere a disposizione un interprete: se sbaglio a tradurre quello che i pazienti mi dicono, rischio di commettere errori potenzialmente molto gravi. Ecco perché è sempre fondamentale essere sempre accompagnati da qualcuno in grado di capire la lingua delle persone ospiti del campo."

Bicske è il campo profughi più vecchio dell'Ungheria, aperto nel 1989. Lo scorso anno ha ospitato oltre 15.000 persone, con un tempo medio di permanenza di 2/3 settimane. L'Ungheria, infatti, non è solitamente la meta finale del viaggio dei profughi ma una tappa intermedia nella fuga verso la Germania o altri paesi europei. 

"Non ho avevo mai svolto prima del volontariato" - continua Katalin - "L'anno scorso però sono andata in pensione e ho pensato che finalmente avevo il tempo di farlo. Arriva un momento nella vita in cui è necessario fare qualcosa per gli altri."

Katalin si reca al campo profughi di Bicske regolarmente, una volta alla settimana, accompagnata dagli interpreti di SOS Villaggi dei Bambini. 

"C'è tanto lavoro da fare. E non si tratta solo di curare il corpo: ci sono casi in cui l'assistenza è anche di tipo psicologico. Mi viene in mente una bambina che soffriva di gravi disordini del sonno. Ho capito il perché dei suoi disturbi quando sono venuta a conoscenza della sua storia: era scappata via mare dalla Turchia insieme alla famiglia e durante la traversata era finita in mare. È rimasta a lungo in acqua, finendo in ipotermia. È comprensibile che soffra di disturbi del sonno oggi: certi traumi non si superano facilmente, soprattutto quando si vivono da bambini."

Katalin è impegnata anche a supporto dei minori non accompagnati che fanno richiesta di asilo. Nello specifico, aiuta le autorità nello stabilire l'età effettiva dei ragazzi: "La polizia accetta solo due criteri 
di determinazione, quello cronologico e quello relativo all'età delle ossa. In realtà sarebbe giusto considerare anche un terzo criterio, che forse è il più importante, ossia l'età mentale, ed emotiva. Lo stato psicologico dovrebbe avere importanza nello stabilire la maturità di una ragazzo."

"Al di là di tutto" - conclude Katalin - "la cosa più importante rimane la gentilezza. Quando ci approcciamo ai bambini, è nostro dovere essere gentili. Questo è il presupposto per far sì che i bambini si fidino di noi medici e per garantire loro la serenità che si meritano. Occorre essere umani, sempre."

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