Il Bambino di Kobane

Emergenza Migranti in Macedonia

Milano, 7 settembre 2015 - La Macedonia è il corridoio dei migranti per raggiungere il Nord Europa e paesi come la Germania e il Regno Unito. Questo piccolo e incredibilmente povero paese sta lottando per far fronte all'afflusso e il 20 agosto ha dichiarato lo stato di emergenza. I rifugiati continuano ad arrivare, al ritmo di circa 2.000 al giorno. Le loro condizioni sono drammatiche. Katerina Ilievska, la nostra referente in quella zona ha recentemente visitato il campo di accoglienza. Questa la sua testimonianza:

E’ una giornata molto calda. Siamo al confine meridionale della Macedonia. Sotto una tenda blu, da campo, giocano una dozzina di bambini. Tra di loro c’è una giovane donna, Rima, di circa 20 anni. Sulle ginocchia si dondola un piccolo bimbo. Si chiama Farid, è suo figlio. Ha sette mesi. Due occhioni azzurri e capelli biondi. E’ la sua mamma in miniatura. Rima non parla in inglese. Si alza, tenendo il figlioletto sul petto. Un giovane uomo ci vede e si avvicina per tradurre. Ci dice che arriva da Kobane (Siria ndr) e che vuole andare in Germania, dove vive il marito. Poi la giovane donna si gira e se ne va. Qui le donne non amano farsi riprendere, mi spiega il traduttore, o raccontare la loro vita ai giornalisti: dicono che non è giusto. Resto in silenzio e lei mi sorride”.

Il centro di sostegno per i rifugiati in Macedonia è stato spostato dalla stazione centrale di Gevgelija al sito di Vinojug, a circa 500 metri dalla linea di confine con la Grecia. Katerina è qui. Il sito può ospitare circa 2.000 persone. La polizia di frontiera macedone fa entrare, ogni 15 minuti, gruppi di circa 50 persone, in modo da evitare il sovraffollamento. Si dispongono in fila, in attesa di ottenere al banco registrazione un documento che garantisca loro una permanenza di 72 ore in Macedonia.
Il Ministero degli Affari Interni macedone ha riferito che il 4 settembre hanno rilasciato 1.808 documenti; i profughi registrati dal 19 giugno a oggi sono 58.969 ma i numeri potrebbero essere sottostimati. "Non possiamo fare valutazioni a lungo termine" - dice un rappresentante dell'UNHCR -

"La mobilità di questa crisi ci spinge ad essere innovativi ed efficaci nei programmi di risposta".

Nel sito rifugiati di Vinojug, la Croce Rossa coordina la distribuzione del cibo. Oltre ai pacchi alimentari standard, le mamme con i bambini ricevono confezioni da SOS Villaggi dei Bambini contenenti latte in polvere, bottiglie, pannolini, creme e prodotti per l’igiene. “Stiamo spostando alcune attività in due unità prefabbricate. Avremo due squadre formate da uno psicologo, uno specialista della crescita del bambino e un professionista dell’educazione che lavoreranno direttamente con i bambini, i giovani e le famiglie e collaboreranno strettamente con le altre organizzazioni sul campo" – racconta Zoran Bogdanovski, advocacy advisor di SOS Villaggi dei Bambini -

"Ci sarà anche uno Spazio Bambini. Uno è già attivo, finanziato da UNICEF, ma il bisogno è chiaramente più grande. Il numero di bambini con disabilità è in aumento. Mancano letti per i bimbi con paralisi cerebrale o epilessia. Non ci sono passeggini o carrozzine. Tantissimi i bambini e ragazzi non accompagnati. Abbiamo stabilito di accogliere, per ora, 5 bambini nel Villaggio SOS di Skopje. Possiamo fare in modo che questi bambini, che hanno vissuto un trauma enorme, abbiano un rifugio sicuro e tranquillo fino alla loro riunificazione”.


Sotto la tenda c’è ancora Rima insieme al piccolo Farid.

“Le braccia e le gambe del ragazzo sono sottili e molli. Sembra morbido, innaturalmente morbido. E’ come se gli arti fossero fatti di gomma. Le palpebre si muovono velocemente. Ha problemi nel tenere sù la testa, che tiene appoggiata sulla spalla di sua madre. Mi avvicino e chiedo di poterlo toccare. Gli faccio il solletico e lui afferra il mio dito sorridendo. La sua presa è debole, ma non mi lascia andare. Sua madre gli solleva la maglietta. Farid ha una cicatrice sul petto verticale e rossa, sembra rimarginata da poco. Ha subito un intervento al cuore, in Siria. Per questo Rima vuole andare in Germania. Pensa che ci siano medici in grado di guarirlo. Sono scappati dalla Siria tanto tempo fa. Prima un battello e poi hanno camminato per giorni e giorni. Lei ha tenuto in braccio suo figlio, tutto il tempo. Sta aspettando il documento di identificazione e poi prenderà un autobus. Piange e mi dice di scusarla ma è tanto stanca per parlare. La abbraccio e la seguo con gli occhi” - continua Katerina Ilievska – in quel momento arriva un medico e mi dice che lei e suo figlio partiranno prestissimo. Andrà tutto bene. Ne sono sicura”.
 


SOS Villaggi dei Bambini è presente in Serbia dal 1975 e in Macedonia dal 2002 e si è subito attivata per fornire soccorso ai bambini rimasti soli e alle famiglie di rifugiati.

Quello che abbiamo fatto:

  • distribuzione di latte in polvere, pannolini, creme e prodotti per l’igiene infantile;
  • spazi a misura di bambino e assistenza ai bambini e alle mamme con bambini piccoli;
  • accoglienza nel Villaggio SOS per bambini rimasti senza famiglia.

Quello che faremo:
  • distribuzione kit igienici; 
  • supporto medico e psico-sociale per i bambini e le loro famiglie;
  • distribuzione vestiti, coperte, tende alle famiglie di rifugiati;
  • lavatrici e asciugatrici per gruppi di famiglie.
Per fare tutto questo abbiamo bisogno del tuo aiuto! Dona ora per l' Emergenza migranti

 

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