Emergenza rifugiati

Il grido di un bambino rifugiato e’ il grido di tutti i bambini che non possono essere bambini

Milano, 24 settembre 2015

Il centro rifugiati di Vinojug è a circa 15 metri di distanza dalla linea di confine tra la Macedonia e la Grecia, segnata da filo spinato. Polizia e forze speciali sono disposte nella zona macedone. A 200 mt di distanza sorge il campo profughi di Idomeni, in territorio greco. E’ difficile poter descrivere la condizione dei rifugiati. Non si trovano le parole e non sono ammesse foto. Possiamo entrare qui solo a questa condizione. 4.000 sono le persone ammassate, fuori dai campi. Li si vedono supplicare e piangere. Fanno tutti l’elemosina. Un gruppo di giovani tiene le braccia conserte in segno di protesta, davanti al filo spinato. I pianti dei bambini e le grida delle donne sono la colonna sonora di questo drammatico spettacolo” – racconta Katerina Ilievska, la nostra collaboratrice SOS in Macedonia.

Dall’inizio dell'anno, più di 520.000 persone hanno varcato i confini per raggiungere l'Unione europea. Arrivano dalla Siria, dall’Afghanistan, dal Pakistan, dall’Iraq, dalla Palestina, dalla Somalia e da altri paesi afflitti da guerre, dove la vita non è più possibile. "Solo morte e uccisioni" - dice un rifugiato – “Come si può parlare di vita in quei Paesi?”. Transitano sul confine greco-macedone per raggiungere luoghi più sicuri, in Europa occidentale. Sono migliaia, mossi solo dalla voglia di vivere in Paesi sicuri. 

Esco dal campo” – continua Katerina – “Al di là del confine posso scattare qualche foto e seguo un gruppo di giovani. C’è anche una giovane donna. Ha un bimbo con sé. Mi avvicino e stendo le braccia, verso il piccolo. La mamma me lo lascia e le sue braccia cadono come pietre. Prende una bottiglia d’acqua e mi dice che lui è troppo pesante. Vede che ho la maglietta con una scritta azzurra (logo SOS Villaggi dei Bambini ndr) e sa che non voglio farle del male ma aiutarla. Passeggiamo insieme. Scopro che sono scappati dall'Afghanistan. Arriviamo al Campo della Croce Rossa. Si avvicina un uomo. E’ il padre del bimbo che ho in braccio. Mi guarda e non sembra preoccupato dal fatto che suo figlio sia con me. Ha una piccola borsa, con tutto ciò che è riuscito a portare via. Sembra stanco. Chiedo alle forze dell’ordine di farli entrare nel centro profughi, senza fare la coda. Mi basta far vedere il bambino e indicare i volti dei genitori. Ci fanno passare. Entro con loro. Il bambino viene coricato su un tavolo e consegno alla mamma un Kit igienico con pannolini, salviette disinfettanti, biberon e abiti puliti.  Scopro che si chiama Alì. Ha tre mesi. La mamma gli mette un pannolino pulito e lo cambia. Ali non smette di piangere. Mi siedo in silenzio. Vorrei che tutti sentissero il suo grido. E’ il grido di tutti i bambini che vogliono avere il diritto di essere bambini. E’ il grido di un bambino rifugiato”.

L’unione e lo sforzo congiunto sono le risposte di SOS Villaggi dei Bambini che, presente nei Paesi in cui guerra, violenza e fame stanno dilaniando le vite di milioni di persone, e in quelli europei “ospitanti”, ha lanciato un Programma di Emergenza per affrontare la crisi in Europa. SOS Villaggi Dei Bambini sta affrontando l’emergenza dei rifugiati occupandosi principalmente dei bambini e dei ragazzi separati dalle loro famiglie, dei minorenni non accompagnati e delle famiglie in difficoltà. Il Programma di Emergenza SOS vede coinvolti molti Paesi: Serbia, Macedonia, Armenia, Grecia, Austria, Libano e Italia.
Per sostenere il Programma Emergenza SOS: www.sositalia.it/dona
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