L’ebola abbandona la Liberia ma SOS Villaggi dei Bambini e’ sempre all’erta

Milano 27 maggio 2015 - L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato la Liberia libera dal virus Ebola. L’annuncio è stato dato il 9 maggio. Nonostante questo, SOS Villaggi dei Bambini è cauta per assicurarsi che tutti i bambini e il personale continuino ad essere al sicuro. Nel corso degli ultimi 14 mesi, il virus Ebola ha colpito gravemente tre paesi dell’Africa occidentale (Guinea, Sierra Leone e Liberia). L'epidemia, la peggiore nella storia, ha contagiato oltre 27mila persone e ne ha uccise più di 11mila (4.700 solo in Liberia). Fortunatamente, tutti i bambini e i ragazzi accolti e sostenuti da SOS Villaggi dei Bambini sono salvi e in buona saluta. Le Scuole SOS sono riaperte da febbraio, dopo una chiusura durata più di 6 mesi, stabilita per prevenire la diffusione del virus. "Io sono molto felice. Posso giocare e andare a scuola. Finalmente posso stringere le mani dei miei amici e farmi abbracciare” – racconta un bambino SOS.
"Il mio momento più triste è stato quando una mamma SOS è morta. Non dimenticheremo mai quel giorno" - dice il direttore del Villaggio SOS di Monrovia, James Collins – “Sono stati mesi molto duri. Abbiamo seguito misure rigorose per garantire che tutti i bambini fossero al sicuro. Tutti i Villaggi SOS in Liberia erano in quarantena, le scuole chiuse. Un Paese bloccato. E ora? Continuiamo a essere vigili. Non abbiamo smesso di adottare misure preventive, come il controllo della temperatura o la pulizia continua di luoghi o mani. Stiamo lavorando a stretto contatto con il Ministero della protezione assistendo i superstiti attraverso il nostro Centro Medico SOS di Monrovia. Cosa abbiamo fatto in questi mesi? Il nostro lavoro si è concentrato sulla protezione di bambini e ragazzi, limitando l'accesso dentro e fuori dai Villaggi. Tutto il personale SOS è stato formato sulle misure di prevenzione. Il nostro Centro Medico SOS a Monrovia è stata l'unica struttura medica che ha operato 24 ore al giorno. Abbiamo aperto una nuova Unità di Terapia Intensiva per i pazienti ad alto rischio. E poi i nostri sforzi si sono concentrati sui bambini orfani e abbandonati e sul sostegno alle famiglie colpite” – conclude Collins.
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