Ebola: il Virus mortale tra Realtà e Finzione

Mentre il colosso farmaceutico Mapp Biopharmaceutical Inc ha ricevuto nuovi fondi e sta lavorando per perfezionare il suo ZMapp, uno speciale farmaco sperimentale che aumenta la capacità umana di combattere il virus dell’Ebola, in Africa bambini e adulti continuano a morire senza sapere come proteggersi da questa morte invisibile. Sierra Leone, Guinea e Liberia i paesi africani più colpiti, dove il numero delle vittime continua a salire ogni giorno senza tregua.
 

Ebola Virus in Africa

Foto da news.vice.com

 

Esiste una cura per l’Ebola?

 

Con un nome che ricorda tante storie di fantasia sugli apocalissi Zombie, lo ZMapp è stato già testato in misura straordinaria su 2 cittadini americani, Kent Brantly e Nancy Writebol, che erano rimasti infettati dall’Ebola in Liberia mentre portavano sostegno medico alla popolazione locale. Sembra proprio che questo farmaco “top secret” abbia funzionato, Kent e Nancy sono sulla via della guarigione, ma non possiamo ancora parlare di una “cura” vera e propria per l’Ebola. Lo ZMapp è appunto un farmaco sperimentale, molto costoso e complesso da produrre, che necessita ancora di lunghi e dettagliati esami per capirne l’efficacia.

 

Quello di cui possiamo essere sicuri è che in Africa si continua a morire e neanche lo ZMapp potrebbe salvare la popolazione locale dalla mancanza delle più elementari cure igeniche e dalle credenze locali secondo cui l’Ebola “non esiste” o che si potrebbe guarire semplicemente grazie alla magia juju. In queste condizioni l’Ebola colpisce senza tregua: febbre alta, vomito, diarrea, emorragie interne ed esterne. Una volta colpiti, più del 60% dei contagiati muore nel giro di 2 settimane.

 

Dove inizia in contagio

 

Dalle ricerche svolte durante le spaventose epidemie di Ebola dal 1976 a oggi gli studiosi hanno ipotizzato che l’uomo possa contrarre il virus tramite il contatto con altri animali, portatori naturali della malattia. Una delle abitudini più pericolose della popolazione Africana è quella di mangiare animali selvatici come pipistrelli, scimmie e topi, il cosidetto “bushmeat”, senza tenere conto di alcuna norma igienica, con i cadaveri che vengono venduti a terra per strada, in mezzo a mosche e sangue. Come fanno a mangiare in quelle condizioni? Semplice: quando non hai altro da mangiare, o muori di fame o mangi quello che trovi, anche se è a terra e pieno di mosche. Questa è l’Africa.

 


Come si diffonde l’Ebola

 

Quando un essere umano viene contagiato dall’Ebola, la diffusione è letale e velocissima: chiunque entri in contatto con una persona infetta, rischia di essere contagiato a sua volta, sopratutto tramite sangue, saliva e fluidi corporei. In un continente come l’Africa in cui le condizioni sanitarie sono già precarie, è molto difficile, se non impossibile, essere in grado di contenere un’epidemia di questo tipo.

 

Solo in Liberia ogni giorno vengono portati al crematorio tra i 15 e i 20 cadaveri di persone uccise dall’Ebola. Questo non tiene conto di tutti i morti nei villaggi più sperduti, chi è stato contagiato senza neanche essere arrivato in ospedale. Un contagio mortale, che sta preoccupando tutto il mondo ma che mette a rischio sopratutto le popolazioni africane più povere, annientate da una malattia così potente proprio a causa delle condizioni stesse in cui sopravvivono. Dopo la fame, la sete e la mancanza di cure sanitarie che uccidono milioni di africani ogni anno, l’Ebola sferra il colpo di grazia. Cosa ne sarà del popolo africano di questo passo?
 

Ebola Virus in Africa

Foto da news.vice.com

 

E’ possibile salvare l’Africa dall’Ebola?

 

Quando l’unico modo per limitare la diffusione del virus è quello di isolare i contagiati, usare equipaggiamento sterilizzato, maschere, guanti e camici protettivi, possiamo capire come sia difficile riuscire a contenere l’Ebola in paesi dove si vive in mezzo alle macerie, ci si lava in acqua sporca e i bambini giocano in mezzo agli scarichi delle fogne.

 

In Italia un rischio epidemia di Ebola è molto basso (circa il 5% stando alle analisi degli esperti) proprio per la maggiore attenzione igienica e le strutture sanitarie in grado di individuare e contenere efficacemente eventuali contagi. Siamo molto più fortunati della media in Africa.

 

Cosa possiamo fare per aiutare le popolazioni africane colpite dall’Ebola? Numerose associazioni sono attive nelle zone dell’epidemia con staff medici, distribuzione di medicinali e disinfettanti, strutture sicure per accogliere i malati ed evitare il contagio: grazie ai quasi 140 Villaggi SOS presenti in Africa stiamo lavorando anche noi con impegno per proteggere tutti i bambini accolti e le famiglie delle zone limitrofe.

 

SOS Villaggi dei Bambini in Guinea e Sierra Leone sta collaborando con il Ministero della Salute, per diffondere una maggiore consapevolezza su come prevenire il contagio con il Virus. In Liberia il Centro Medico SOS sta accogliendo numerose persone rimaste colpite dall’Ebola.

 

I bambini e l’Ebola

 

Come spesso accade nelle situazioni di crisi umanitaria, i bambini rimangono il sottogruppo più colpito dall’Ebola, sia direttamente che indirettamente. I piccoli che vengono infettati dal virus hanno una percentuale di mortalità ancora più elevata rispetto agli adulti, con l’80% / 90% di bambini che muoiono sotto gli occhi dei medici. In parallelo i bambini rimasti orfani da genitori uccisi dall’Ebola vengono abbandonati da tutti, nessuno li vuole aiutare perchè hanno paura che potrebbero essere a loro volta ammalati oppure portatori di cattiva sorte, secondo credenze locali. Bamini rimasti soli 2 volte, perdendo la propria famiglia e perdendo la protezione che ogni bambino dovrebbe avere. Come potranno sopravvivere per strada, da soli e in balia di sfruttamenti di ogni genere?
 

Ebola Virus in Africa

Foto da news.vice.com

 

Ebola tra realtà e finzione

 

Mentre l’origine naturale del virus non è ancora chiara, in mezzo a teorie complottistiche secondo cui l’Ebola potrebbe essere stato creato in laboratorio dall’uomo come arma batteriologica o che il contagio sia stato perlomeno facilitato per un test su cavie umane, la realtà rimane una sola: l’Africa è in pericolo e la sua popolazione da sola non sa come salvarsi.


Le precedenti epidemie di Ebola in Africa hanno lasciato migliaia di morti, ma quella attuale (che continua ininterrotta da Marzo 2014) ha battuto ogni record: sono già più di 3.100 le vittime ufficiali. Un vero e proprio genocidio causato non solo dal virus, ma anche dalle terribili condizioni di vita in Africa, una situazione economica e sociale provocata anche da centinaia di anni di sfruttamento da parte delle nazioni più ricche, Italia compresa. Difficile dire quando e come riusciremo a fermare la diffusione del virus, ma una cosa è certa: non perderemo la speranza, perchè un uomo, una donna, un bambino e una bambina nati in Africa hanno il nostro stesso identico diritto di vivere e di essere curati al meglio possibile.