Milano, 6 maggio 2014 - Prima del 1989, la vita era molto difficile per i bambini orfani e abbandonati nell’Europa dell’est. Le condizioni degli orfanotrofi erano infatti terribili. Sovraffollati, disumani e spesso abusivi, offrivano ai bambini una crudele infanzia.

Fanel venne abbandonato in un orfanotrofio rumeno nel 1970, quando era solo un bambino. Egli ricorda le terribili condizioni in cui viveva: “Eravamo tanti, forse 300 bambini. Non c’era mai cibo a sufficienza. I ragazzi più forti erano i capi ed esercitavano potere e violenza sui bambini più piccoli e più deboli. Non c’era nessuno che ci proteggesse!


Gli orfanotrofi in Romania crebbero considerevolmente durante il regime totalitario di Ceausescu. Negli anni Sessanta, Ceausescu vietò infatti la contraccezione e l'aborto per aumentare la “grandezza del suo popolo”. Il cibo scarseggiava e molti genitori, impossibilitati nel prendersi cura dei propri figli, sceglievano la via dell’abbandono. Lasciare i figli negli orfanotrofi divenne socialmente accettabile.

Il primo dei tre Villaggi SOS, in Romania, venne aperto nel 1993. Per alcuni bambini, il passaggio da un orfanotrofio a una Famiglia SOS fu difficile: “Ci vuole del tempo per infondere fiducia a chi ha vissuto nell’indifferenza e nella violenza. Molti di loro avevano paura di essere trattati male ma l’amore che hanno trovato qui li ha fatti rifiorire. Chiedete a Fanel” –  dice una Mamma SOS.

Fanel ha oggi 38 anni e lavora nel Villaggio SOS di Hemeiusi. Ama il suo lavoro, i ragazzi e sa quali sono le loro paure e bisogni. "Io sono stato salvato da SOS Villaggi dei Bambini. Per questo ho deciso di aiutare i bambini che hanno vissuto la mia stessa esperienza” - racconta Fanel – “Ricordo Catalin: aveva sei anni quando arrivò al Villaggio SOS. Era stato abusato e non si fidava degli adulti. Parlava solo con me, forse riconosceva in me qualcuno che aveva sofferto come lui. Mi chiamava Papà Fanel. Gli dissi che avrebbe avuto amore, una casa, una mamma, una famiglia. Era lui che doveva regalare a se stesso un’altra possibilità. Oggi è grande; sta finendo gli studi e mi chiama ancora Papà”.

Nella vicina Bulgaria fu il medico Rossen Kolarov a visitare, nel 1988, i bambini in un orfanotrofio: "Rimasi scioccato da ciò che vidi. Sporcizia ovunque, bambini in cattive condizioni di salute, il personale indifferente ai loro bisogni. Conobbi il modello di SOS Villaggi dei Bambini e decisi di importarlo in Bulgaria. Era il 1990. Sapevamo che stavamo iniziando qualcosa di grande, qualcosa che avrebbe cambiato la vita dei bambini. Così è stato!”.

Ora ci sono tre Villaggi SOS nel paese, servizi e programmi di rafforzamento familiare.

Plamen è stato uno dei primi bambini accolti nel Villaggio SOS di Trjavna. Per quasi otto anni, era cresciuto in un orfanotrofio. “Era la prima volta che potevo chiamare qualcuno mamma. Nell’orfanotrofio potevamo usare “Signora” e “Signore”. Era la prima volta che dividevo la mia stanza con un solo bambino e la prima volta che mi sono sentito amato”.

Molti Villaggi SOS sono sorti nell'Europa orientale. Nella Repubblica Ceca siamo presenti dal 1970 con 3 Villaggi SOS, in Polonia dal 1983, in Ungheria dal 1986 con 3 Villaggi SOS e in Russia dal 1996 con 7 Villaggi SOS.