La guerra dell'acqua in Siria

I bambini lavorano raccogliendo acqua e rifiuti

Una storia di sofferenza è scritta nelle ruvide mani di Ahmad, un bambino di 10 anni, che vive da due anni nel quartiere di Al Hamdania Tishrin, ad Aleppo. Lì, in un edificio in costruzione abbandonato dagli operai quando scoppiò la  guerra, si rifugiò insieme ai suoi genitori e ai 9 fratelli.
 
"Come posso dimenticare quel giorno? Arrivarono degli uomini armati, davanti a casa nostra. Buttarono giù le barricate. I miei fratelli gridavano. Avevamo tanta paura. Non mi piace stare qui. Sembra un mostro questo edificio. La mia vita è cambiata. Mi sveglio ogni mattina non per andare a scuola, ma per lavorare. Tutti i bambini lavorano qui. Non giochiamo più. Dobbiamo aiutare i nostri genitori a guadagnare dei soldi”.
Ahmad si sveglia presto e cammina tra gli scheletri di cemento e ferro per trovare plastica, metallo e pane secco. Raccoglie tutto in un contenitore e poi lo separa per venderlo ai negozianti. Lui e la sua famiglia lavorano dalle 6 del mattino alle 18 di sera per 600 sterline siriane (circa 3,00 €).

 
Non posso andare a scuola o giocare. Trascorro metà della mia giornata a raccogliere rifiuti e l’altra metà a trasportare acqua. La prendo dai rubinetti che trovo negli edifici, quando riesco ad aprirli. E’ pesante portare i contenitori pieni d’acqua. Ci metto mezz’ora per portare l’acqua e poi devo stare in fila 3 o 4 ore per riempire un bidone. Ieri, un uomo che aveva perso il suo contenitore mi ha colpito sulla testa e rubato i miei. Sono tornato a casa senz’acqua. Mi vergognavo. Ho preso altri contenitori e sono ritornato là. Sulla strada ho trovato per terra il mio vicino Rama. Ha 4 anni. Era svenuto per il caldo”.
 
Bambini e famiglie “difendono” i rubinetti. Ce ne sono solo 6 rubinetti in 100 edifici. La coda è lunghissima. “Non sempre riusciamo a stare in coda. Spesso per la stanchezza torniamo indietro a mani vuote.  Noi non ci possiamo lavare se non una volta al mese”.
    
Ahmed guarda l'orizzonte, dove si scorge un fumo nero: "Vivevo là. Avevo acqua pulita, sempre. Mia madre cantava per me, ogni notte, per farmi addormentare. Ora dormo sul pavimento e sento solo il rumore di proiettili e granate. Io di solito non sogno, ma a volte mi sveglio con la sensazione di avere grossi insetti che strisciano sul mio corpo."


 
SOS Villaggi dei Bambini ha aiutato le famiglie come quella di Ahmed, sostenendo più di 88.500 bambini, molti dei quali sfollati interni. Ha distribuito 5.700 cesti alimentari, consegnato 16.000 kit scolastici, 50.000 coperte e 65.000 cappotti invernali offrendo attività ricreative a 3.000 bambini e sostegno psicologico a 300.
 
Dall’avvio del Programma di emergenza, SOS Villaggi dei Bambini in Siria ha aiutato quasi 80.000 persone. Ha fornito pacchi alimentari a oltre 60.000 persone e consegnato kit scolastici a 16.000 bambini, contribuendo anche alla loro registrazione a scuola. SOS Villaggi dei Bambini in Siria ha aperto “Spazi SOS a Misura Bambino”, volti ad aiutare i bambini ad affrontare lo stress, elaborare i traumi subiti, per poter ritornare ad una vita normale.