Siria: il primo spazio SOS a misura di bambino

Il primo “Spazio SOS a Misura Bambino” accoglie 120 bambini al giorno offrendo attività ricreative e sostegno emotivo. Sono 2 milioni i bambini vittime della guerra, della violenza, dello sfruttamento. Molti hanno assistito alla morte dei loro genitori, dei loro amici, dei compagni di scuola. Hanno visto le loro case e quartieri distrutti e la loro vita è cambiata radicalmente. Sono migliaia i bambini che hanno abbandonato la scuola perché hanno paura di molestie, discriminazione e attacchi.

Ecco perché SOS Villaggi dei Bambini in Siria ha iniziato a lavorare con le associazioni locali per aprire “Spazi SOS a Misura Bambino”, volti ad aiutare i bambini ad affrontare lo stress, elaborare i traumi subiti, per poter ritornare ad una vita normale. Lo Spazio SOS ha aperto ufficialmente il 30 novembre 2013. Presenti i rappresentanti di SOS Villaggi dei Bambini in Siria e delle altre organizzazioni locali e internazionali con cui si sta collaborando (UNHCR, UNICEF, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, il Ministero degli Affari Sociali siriano, l' Agha Khan Association, la Mezzaluna Rossa Araba Siriana).

Le attività dello Spazio SOS, aperto sei giorni alla settimana, vengono gestite da 30 educatori volontari, formati e specializzati. “Siamo dovuti scappare da casa nostra. Era troppo pericoloso. Abbiamo lasciato tutto, anche la gioia. Mio figlio Majed ha 6 anni ed è quello che ha sofferto di più. Io continuavo a portarlo a scuola ma non era più lo stesso. In classe sveniva. Non parlava più con nessuno e usava solo i disegni per comunicare. Grazie allo Spazio SOS ha ritrovato il sorriso e di notte non piange più come prima” ci ha detto il papà di uno dei bambini.

 

Lo Spazio SOS offre le seguenti attività:
 

La Biblioteca. Gli educatori leggono o raccontano storie avventurose e divertenti ai bambini. Il finale è sempre felice permettendo loro di sentirsi più sicuri e fiduciosi, soprattutto quando i problemi e le "persone cattive" sono vinti e le situazioni difficili (solitudine, violenza etc ) si trasformano in situazioni positive (accoglienza).

La Scrittura e il Disegno. La scrittura e il disegno aiutano i bambini a trovare un significato a eventi, sentimenti e pensieri e ad esprimere emozioni.

Cinema. Durante la visione di film i bambini mostrano diversi tipi di emozioni e reazioni. Gli educatori riescono a comprendere il trauma subito o paure difficili ad esprimere con le parole.

Giardinaggio. I bambini nell’imparare a piantare un seme e nutrirlo riescono a ricostruire il concetto di appartenenza.

Teatro. La recitazione ridona l'opportunità di esplorare e il controllo della propria espressione emotiva. E’ l'occasione di esprimere una vasta gamma di emozioni come la rabbia, la felicità, in un contesto sicuro.

Sport. Le attività sportive sono fondamentali per liberare l’energia e la tensione oltre che per monitorare i livelli di benessere e di disagio dei bambini.

Musica. I bambini che hanno vissuto i traumi della guerra sono spesso desiderosi di "cantare" i loro dolori. L'esperienza ha dimostrato che la musica può essere terapeutica in sé.

Famiglia e laboratorio genitorialità. I genitori vengono coinvolti nella riabilitazione psicologica dei loro figli. Il programma rafforza le capacità delle famiglie di prendersi cura dei bambini e di aiutarli a superare i traumi.

A dicembre è stato avviato da SOS Villaggi dei Bambini il progetto “Inverno” per sostenere le famiglie colpite dal freddo. Sono stati distribuiti più di 500 kit alle famiglie di Damasco e nelle zone rurali più colpite. Dall’avvio del Programma di emergenza, SOS Villaggi dei Bambini ha aiutato quasi 80.000 persone. Ha donato kit igienici a 2.000 famiglie nella zona rurale di Damasco e nella città di Raqqa e consegnato latte per neonati, vestiti e giocattoli a 8.000 bambini. Ha fornito pacchi alimentari a oltre 60.000 persone e consegnato kit scolastici a 16.000 bambini, contribuendo anche alla loro registrazione a scuola. SOS Villaggi dei Bambini in Siria sta continuando ad accogliere i bambini rimasti orfani a causa del conflitto.