SOS Villaggi dei Bambini è in Israele e a Gaza

"Nessuno tocchi i nostri bambini"

Milano, 28 luglio 2014  - Mentre le Nazioni Unite chiedono alle parti di concordare "un cessate il fuoco duraturo e pienamente rispettato", il numero dei morti sale a 1000.

SOS Villaggi dei Bambini è presente in Israele dal 1981 (dove accoglie 132 bambini e sostiene più di 500 persone) e nei Territori Palestinesi dal 1968 (dove accoglie 173 bambini e sostiene più di 3000 persone) I militari, le autorità governative e le organizzazioni umanitarie sono stai tutti informati delle coordinate GPS dei Villaggi SOS di Megadim e Neradim (in Israele) e di Rafah (a Gaza). Le strutture e le Case SOS sono state designate come zone sicure di protezione dell'infanzia.

SOS Villaggi dei Bambini in Israele

Tutti i bambini e i ragazzi nei Villaggi SOS di Megadim e Neradim stanno bene. Neradim si trova nella parte meridionale del paese, zona bersagliata dagli attacchi di Hamas; Medamim, nella parte per ora più tranquilla di Israele.

Le sirene sono la terribile colonna sonora di queste settimane di guerra. Ogni volta che si sente il suono la gente deve smettere immediatamente ciò che sta facendo e correre nelle aree protette. "Accade almeno una volta al giorno. E’ terribile vivere così" – raccontano gli operatori dei Villaggi SOS.

SOS Villaggi dei Bambini a Gaza

Tutti i bambini e i ragazzi stanno bene, sono per ora al sicuro. La settimana scorsa, circa la metà dei bambini e dei ragazzi erano al Villaggio SOS, mentre l'altra metà era lontana, per le celebrazioni del Ramadan. Lo staff di SOS Villaggi dei Bambini ha lavorato con l’Agenzia delle Nazioni Unite (UNRWA) per farli ritornare al Villaggio SOS. L'UNRWA ha donato 3.000 litri di carburante al villaggio. Per ridurre il fabbisogno energetico e non sprecare le riserve di cibo e acqua, le famiglie e i giovani si sono trasferiti in 9 case (di solito ne occupano 12).

Sami Ajjour, coordinatore del Villaggio SOS di Rafah, ha affermato: "I bambini e le mamme SOS hanno perso la cognizione del tempo. Giorno e notte si confondono. E’ un incubo. Gli psicologi non riescono a venire qui. E’ troppo pericoloso. Stiamo impegnando i ragazzi in attività creative per cercare di far loro elaborare il trauma".