SOS Villaggi dei Bambini nelle Filippine: unica risposta per i bambini vulnerabili

Milano, 8 luglio 2014 - Due ragazze condividono un sacchetto di plastica contenente ossa di pollo. Con questa immagine inizia il racconto della giornalista Fritzie Rodriguez, pubblicata sulla rete di social news Rappler.com, che riportiamo integralmente:
 

Quanti sono i bambini abbandonati che si incontrano ogni giorno nelle Filippine? Secondo il Consiglio per il benessere dell’infanzia (CWC), sono oltre 3.000 i bambini trascurati e abbandonati. Una statistica del  Consiglio di Coordinamento Nazionale (NSCB) riporta il tasso di povertà minorile per anno: 11,4 milioni nel 2003, 12,3 milioni nel 2006, 12,4 milioni nel 2009. Questo significa che ci sono milioni di bambini che non hanno abbastanza soldi per soddisfare le loro esigenze nutrizionali e altre necessità di base. A questi dati si aggiungono dai 30mila ai 50mila bambini sfollati, a causa del conflitto armato; bambini a rischio di subire abusi fisici e sessuali, torture, violenze emotive, sfruttamento, coinvolgimento in attività illegali. Molti finiscono per le strade, altri, invece, finiscono in comunità o vengono affidati a parenti che li vivono come un peso. Le Leggi Filippine definiscono bambini abbandonati, i minorenni che non hanno cura parentale o sono stati abbandonati per più di 3 mesi. I bambini sono invece trascurati se i loro bisogni di base non vengono soddisfatti per 3 mesi continuativi e se sono fisicamente o emotivamente trascurati (malnutriti, incustoditi, violentati, sfruttati, costretti a mendicare). Alcuni bambini sono costretti a svolgere lavori domestici pena l’allontanamento da casa. Altri sono maltrattati, affamati o ignorati. Il Codice filippino del 1974 impone responsabilità penale per i genitori che vendono, sfruttano, abbandonano o non iscrivono a scuola i propri figli. La pena consta di una reclusione da 2 a 6 mesi o di una piccola multa e il Codice obbliga il governo a fornire assistenza alle famiglie bisognose. In caso di trascuratezza o di abbandono, i bambini sono posti sotto la cura statale, che gestisce le strutture di assistenza residenziale”. Rodriguez ha visitato i nostri Villaggi SOS e ha incontrato Jeny. Jeny era entrata nel Villaggio SOS di Muntinlupa all'età di 9 anni, insieme ai suoi fratelli. Era stata la nonna a rivolgersi ai servizi sociali, chiedendo aiuto. Ora Jeny è diventata psicologa e lavora per SOS Villaggi dei Bambini - “Oltre ad accogliere bambini privi di cure familiari, offriamo un Programma di Rafforzamento Familiare per accompagnare i genitori nel riuscire a badare a se stessi in modo che possano vivere autonomamente. La nostra non è cura istituzionalizzata. Noi non incoraggiamo la dipendenza, li prepariamo per la vita. Io ne sono l’esempio.”.

“L’assistenza istituzionalizzata” – rileva Rodriguez – determina gravi conseguenze sui bambini e ragazzi. Tantissimi i casi di abusi sui minori all'interno delle istituzioni, di discriminazione a scuola, di ritardi nello sviluppo. Non c’è alcuna preparazione vita adulta. SOS Villaggi dei Bambini invece, assicura aiuto e supporto. Un ambiente familiare e un sostegno ai genitori è fondamentale per la crescita del bambino”.