Richard Pichler, CEO di SOS Villaggi dei Bambini, lancia un appello alla UE

E’ la disuguaglianza la prima causa dell’emergenza rifugiati

“Stiamo curando solo un sintomo, illudendoci di risolvere qui, in Europa, il problema!”
2 novembre 2015 - L’unione e lo sforzo congiunto sono le risposte date da SOS Villaggi dei Bambini all’Emergenza Rifugiati. Presente nei Paesi in cui guerra, violenza e fame stanno dilaniando le vite di milioni di persone, e in quelli europei ora attraversati da milioni di rifugiati, ha lanciato un Programma di Emergenza per affrontare la crisi. SOS Villaggi Dei Bambini si sta occupando principalmente dei bambini e dei ragazzi separati dalle loro famiglie, dei minorenni non accompagnati e delle famiglie in difficoltà, collaborando con le autorità statali, con le organizzazioni non governative e le agenzie internazionali. Il Programma di Emergenza SOS vede oggi coinvolti molti Paesi: Serbia, Croazia, Macedonia, Armenia, Grecia, Austria, Libano e Italia. Richard Pichler, CEO di SOS Villaggi dei Bambini, aveva, a settembre, già denunciato la violazione dei diritti enucleati dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del Fanciullo; i diritti alla protezione, al riparo, alla nutrizione, all’assistenza sanitaria, alla salute. Oggi, lancia un appello all’Unione Europa chiedendo un approccio più “realistico”.

Queste le sue parole:

Spero che nessuno creda che un padre siriano possa avventurarsi in una pericolosa traversata, su un vecchio gommone, rischiando la vita di moglie e figli, con leggerezza. E nessuna famiglia dall’Africa sub-sahariana lascerebbe che il proprio figlio quindicenne si avventurasse in un viaggio estremamente pericoloso, attraverso il Mediterraneo, se non lo ritenesse necessario. In quei paesi, i legami familiari sono molto più forti di quanto non lo siano per noi europei. Tradizionalmente un figlio è la colonna portante della famiglia. Nessuno vorrebbe che se ne andasse via. Dobbiamo quindi chiederci perché questo stia accadendo! Dobbiamo guardare oltre i confini e vederci come parte dell'Europa senza dimenticare che l'Europa è parte a sua volta di un mondo ormai globalizzato. Il problema è la mancanza di opportunità delle persone. Un contadino in Mali non potrà mai vendere il suo pollo a un prezzo che gli consenta di coprire i costi e che sia competitivo: nel supermercato il suo prezzo sarà sempre il doppio rispetto a quello di un pollo congelato che arriva dalla Francia, per esempio. In Europa abbiamo costruito una roccaforte economica ormai consolidata, che mantiene i prodotti dell'Africa fuori dal Mercato e che, per di più, usa l’Africa per vendere i prodotti in eccedenza. Questo significa che il PIL locale non potrà mai crescere. Il Mali o il Ghana, per esempio, non hanno i meccanismi che abbiamo in Europa, per proteggersi dalle importazioni a basso costo. Dobbiamo onestamente ammettere che in Europa una parte del nostro benessere si basa su questo. Oltre alla mancanza di opportunità, ci sono conflitti e guerre che stanno mettendo in ginocchio il tessuto sociale ed economico. La Siria è un esempio. La guerra non è stata ancora risolta. Gli Stati Uniti e la Russia non sono riusciti a fermarla. Tre miliardi di euro per aiutare i rifugiati in Turchia, sono poi un’inezia. Un po’ come utilizzare un cerotto per coprire ferite profonde. Noi stiamo curando il sintomo; quello dei rifugiati alle frontiere. Ma è mera illusione pensare di risolvere il problema. Le radici, le cause si trovano nei paesi di origine. Finché noi, in Europa, non comprenderemo la necessità di un intervento a lungo termine in questi Paesi, fatto di grandi investimenti nell’istruzione, nella formazione, nelle infrastrutture economiche e nella pace, continuerà ad aumentare l’idea che l’Europa sia l’unico Paradiso da raggiungere, in termini di opportunità. Nei prossimi 20 anni, l'Africa avrà una popolazione che supererà il miliardo, metà della quale avrà meno di 25 anni. Il riscaldamento globale esaurirà le scorte, portando 50 milioni di persone a migrare. Quanti di questi cercheranno di raggiungere l’Europa? E non saranno i fili spinati a bloccare il flusso. Non accade tra il Messico e gli Stati Uniti, non accade nella Striscia di Gaza. Muri e recinzioni incoraggiano solo la proliferazione di due tipi di industrie: quella “del muro” e quella “delle recinzioni”, con la drammatica deriva del traffico di esseri umani e del contrabbando. Dobbiamo decidere come intervenire. Abbiamo il compito di trovare un modo realistico per cambiare. Occorre denaro, tanto, ma non esistono alternative a questo necessario investimento. Nel mese di settembre, i capi di Stato provenienti da oltre 160 paesi, hanno adottato gli obiettivi di sviluppo sostenibile nell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il decimo obiettivo è la “Riduzione delle disuguaglianze”. Siamo tutti chiamati a implementarlo!”

 
In Italia I Villaggi SOS ospitano attualmente 41 tra minori stranieri non accompagnati e minorenni richiedenti asilo. Abbiamo un servizio SPRAR specificamente dedicato ai richiedenti asilo nel Villaggio SOS di Mantova in cui sono accolti 10 ragazzi.
 
Per sostenere il Programma Emergenza SOS: www.sositalia.it/dona
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