Sono qui non mi vedete?

Le storie di bambini sopravvissuti al terremoto

Milano 4 maggio 2015 - Due scosse di terremoto di 4 gradi Richter sono state registrate in Nepal nelle ultime ore, nella Valle di  Kathmandu. In entrambi i casi non si segnalano ulteriori danni gravi o vittime. Ad oggi sono 7.365 morti e 14.365 i feriti. Molti villaggi remoti, nei distretti più colpiti sono ancora abbandonati a se stessi, senza aiuti di sorta. Ed è da queste zone che giungono le notizie delle sofferenza di chi ha perso tutto e cerca di sopravvivere.
 
La storia di Sujal, due anni e mezzo, dal Campo di Primo Soccorso di Kavre. E’ sdraiato sotto la tenda con il braccio sinistro fratturato. Sujal era con la sua mamma a casa quando il terremoto ha distrutto tutto. I fratelli di 9 e 11 anni, stavano giocando fuori. Lui e la mamma sono rimasti incastrati sotto le macerie. La mamma è morta sul colpo. Sujal, ferito e impossibilitato a muoversi, è rimasto accanto a lei per due giorni senza cibo né acqua. Quando i soccorritori sono arrivati Sujal gridava da sotto le macerie: "Sono qui. Non mi vedete?" Suo padre Raju lavora come guardiano in Arabia Saudita. I suoi datori di lavoro non gli hanno permesso di tornare in Nepal. "Ero preoccupato per la mia famiglia. Ho dovuto litigare con il mio datore di lavoro per farmi lasciarmi andare. Hanno rifiutato. Ho dovuto prendere 40 giorni di congedo non retribuito e sono volato qui”. Sujal è ora al Campo di Primo Soccorso in Kavre. La notte non dorme. Piange e chiama la sua mamma. Qui il team SOS si sta prendendo cura di lui, dandogli cibo e acqua. “Devo tornare al lavoro o non avrò i soldi per sfamare i miei tre figli. Ho bisogno di qualcuno qui a prendersi cura dei miei figli. Per fortuna c’è SOS Villaggi dei Bambini”. Dice Raju.
 
Questa la storia di Pravin, 13 anni. E’ seduto sul marciapiede in una piccola via di Bhaktapur, con il volto tumefatto. "Stavo guardando la TV quando c’è stato il terremoto” – ricorda - "Mi sono spaventato tantissimo. Tutte le case intorno a me tremavano. Io ero al secondo piano. Quando ho sentito il terremoto sono corso da mia madre, che era al piano di sopra. Poi la nostra casa è crollata. Sono stato sepolto dai mattoni. Il frigorifero mi era caduto addosso. Ero ferito, ma vivo. Poco dopo, ho sentito gente che scavava. Avevano visto le mie gambe, mi hanno tirato fuori dalle macerie”. Pravin fa smorfie di dolore mentre parla. Ha gli occhi ancora pieni di sangue. "Dopo che mi hanno tirato fuori, mi hanno caricato sulle spalle e portato fino all'ospedale di Bhaktapur, ma non c’era posto. Sono arrivato all’ospedale di Madhyapur ma anche quello era pieno. Solo a  Kathmandu mi hanno visitato. La faccia mi fa molto male. Sto prendendo medicine”. Anche il fratello di Pravin, Sabin, di 16 anni è stato colpito dal terremoto: ha un braccio rotto e profonde ferite sulla testa. "Ho paura che possano arrivare altri terremoti. Qui non abbiamo niente. Mi stanno imprestando dei vistiti”. La loro casa è stata ridotta a un cumulo di macerie. Impossibile recuperare oggetti. "Non abbiamo abbastanza soldi per ricostruire la casa. Non so come faremo", dice la madre di Pravin.
 
La storia di Ayesha, 10 anni, dallo Spazio a Misura Bambino di Lalitpur, nella Valle di Kathmandu, dove forniamo tre pasti al giorno a 60 bambini. "Tutta la mia casa è distrutta" – raccontaQuando abbiamo sentito la scossa, siamo usciti da casa. Insieme ai miei genitori abbiamo iniziato a correre. Che paura. Cadeva tutto. Siamo arrivati in un posto dove ci hanno dato da mangiare ma non c’era acqua e ci siamo di nuovo messi a correre. Qui stiamo bene. Ho paura ma mi sento protetta. Non voglio più tornare a scuola. Non è sicuro. Spero che la mia casa verrà ricostruita un giorno e che potremo tornare a vivere come prima”. La famiglia di Ayesha scava ancora tra le macerie per cercare di salvare le cose più preziose. La madre di Ayesha tesseva tappeti in una fabbrica, ma ora è chiusa. “Ci vorranno tanti soldi e noi non li abbiamo”.
 
La storia di Babita, 10 anni, bimba appena accolta nel Villaggio SOS di Gandaki. Stava mangiando quando c’è stato il terremoto. La casa le è crollata addosso. I suoi parenti sono scappati e lei è rimasta sola. E’ stata portata subito in un ospedale. Aveva la gamba fratturata e ferite su tutto il corpo. Babita viveva con i nonni materni e la sorella, dopo la morte di suo padre. Un anno fa, la madre si è trasferita nel Kuwait per lavoro. Il team SOS ha trovato Babita in ospedale. Dopo le cure è stata trasferita nel Villaggio SOS di Gandaki. Lei rimarrà lì finché la sua famiglia biologica non potrà prendersi cura di lei.
 
 
 
Questa comunicazione si inserisce nel quadro delle iniziative coordinate da AGIRE – Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze all’interno dell’appello di risposta al Terremoto in Nepal. AGIRE è il coordinamento di 10  tra le più importanti organizzazioni non governative che rispondono in maniera congiunta alle gravi emergenze umanitarie. Maggiori informazioni su www.agire.it”.
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