SOS Villaggi dei Bambini alle frontiere per accogliere i rifugiati

Hanno bisogno di accoglienza, non di rivivere ciò da cui scappano: la guerra!

Milano 24 novembre 2015 - SOS Villaggi dei Bambini sta continuando a lavorare tenacemente per soccorrere e dare sostegno ai rifugiati che sostano alle frontiere europee. In Macedonia, in collaborazione con UNICEF, ha allestito uno Spazio a Misura Bambino. Un secondo spazio sarà presto aperto, nel centro profughi di Gevgelija (a Vinojug). Paul Boyle, un esperto di “Cura del trauma”, che ha formato più di 1.500 mamme e collaboratori SOS su come lavorare con i bambini traumatizzati, ha recentemente visitato i programmi SOS in Macedonia e in Serbia per tenere seminari sulla “Guarigione dal trauma”. Questo è ciò che ci ha raccontato:


“SOS Villaggi dei Bambini, con i rifugiati, ha un approccio unico: gli operatori sono lì solo per loro e con loro, esseri umani accanto a esseri umani, occhi negli occhi, mano nella mano. Stanno facendo qualcosa di veramente speciale. Lo staff SOS ha appena tenuto una tre giorni di formazione per aiutare a capire il trauma e ciò che i rifugiati hanno realmente attraversato. La cosa importante dei collaboratori SOS è quindi la loro vera comprensione di quello che sta accadendo nei cuori e nelle menti dei rifugiati. Questa mattina abbiamo parlato con un uomo che è arrivato dall'Afghanistan. Ha raccontato del suo viaggio attraverso il Pakistan e la Turchia e di come sia stato picchiato e insultato. “Io non sono un uomo povero. Sono un medico. Non ho più le forze, sono finito” ci ha detto. Non riusciva a smettere di piangere. Noi abbiamo ascoltato solo lui. Non gli abbiamo domandato nulla, l’abbiamo solo incoraggiato e sostenuto. Lui stava meglio perché c’era qualcuno che era disposto a regalargli l’ascolto”.


Gli Spazi a Misura Bambini sono uno strumento efficace, utilizzato da SOS Villaggi dei Bambini in ogni Paese colpito da un’emergenza. Dal Nepal alle Filippine, dalla Siria ai centri profughi europei, vengono creati luoghi in cui i bambini e le famiglie possano vivere in uno spazio sicuro e protetto. Ricevono cure, cibo, attività formative e sostegno psicologico. Le famiglie hanno la possibilità di ricostruire se stesse e la propria vita.

“E’ una modalità efficace per rispondere alle emergenze. Il personale è motivato e formato. Le famiglie accolte negli Spazi sono in cerca di una vita, la propria. Non stanno portando il terrore, stanno solo scappando dal terrore. Molti dei rifugiati siriani mi dicono che sono qui per i loro figli. Dicono che se è vero che per loro non ci sia più un futuro, non possono accettare che i loro figli non ce l’abbiano. E per questo, sono disposti a rischiare la vita”.

L’appello di non chiudere le frontiere è stato lanciato da SOS Villaggi dei Bambini il 20 novembre, in occasione della Giornata dei Diritti dell’Infanzia.

Non dobbiamo costruire recinti. Non dobbiamo chiudere le frontiere. Alzeremmo solo il livello delle tensioni. I rifugiati sono traumatizzati e molto reattivi. Una delle mie preoccupazioni è che i rifugiati vedano, per prima cosa, la polizia e l'esercito, entrando in un paese. Questo ricorda loro la guerra. Forse occorrerebbe avere anche i collaboratori SOS alla frontiera, per dare accoglienza e sostegno. In Macedonia e in Serbia, sono tantissimi i rifugiati e non c'è libertà di circolazione. Per loro è come essere in una prigione. I rifugiati non stanno pensando al passato, guardano solo avanti. Non dobbiamo vederli come una minaccia, ma come persone che possano contribuire allo sviluppo delle nostre società. Molti rifugiati sono medici, ingegneri e persone qualificate. Se saremo aperti e accoglienti, saranno anche loro disposti ad accettare noi. E dopo la tragedia di Parigi, dobbiamo stare attenti a non giocare al cosiddetto scaricabarile. Ci sono buoni e cattivi tra i francesi, buoni e cattivi tra gli europei, buoni e cattivi tra i siriani. La stragrande maggioranza delle persone provenienti dalla Siria, per esempio, sono persone amorevoli, tranquille, premurose e individui responsabili. Tendiamo a pensare che le persone che non conosciamo siano straniere ma solo perché hanno un aspetto diverso, un agire diverso, perché parlano e mangiano diversamente. Ma non sono diversi. L'umanità è l'umanità. Siamo tutti uguali."