Diritti dei bambini

20 novembre: ascoltare i bambini per proteggerne i diritti

Il 20 novembre, in occasione della Giornata dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, i bambini e le bambine sfilano a Milano nella marcia “Diritti in campo: sport e gioco in libertà”, portando i cartelloni realizzati durante il laboratorio “Dritto al Diritto!”. Una giornata che mette al centro il diritto al gioco e la voce dei più piccoli, ricordando quanto sia urgente proteggerli, soprattutto in un mondo in cui la loro infanzia è ancora troppo spesso negata.

Il 20 novembre si celebra la Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, un appuntamento nato per ricordare a tutti una verità semplice e potente: i diritti dei bambini e delle bambine non sono mai scontati, nemmeno quelli che, agli occhi degli adulti, possono sembrare più immediati, come giocare, essere ascoltati, crescere in sicurezza. Noi di SOS Villaggi dei Bambini lo vediamo da vicino nel nostro lavoro quotidiano, entrando nelle scuole, parlando con alunni e alunne, osservandoli mentre trasformano parole come gioco, protezione, istruzione, voce, identità in riflessioni profonde e in gesti concreti. Cartelloni, disegni, discussioni e lavori di gruppo che proprio il 20 novembre attraverseranno Milano, diventando messaggi di cittadinanza attiva, in occasione dell’evento Diritti in campo: sport e gioco in libertà, organizzato da Unicef in collaborazione con la Fondazione Milano-Cortina.

Dritto al Diritto: quando la scuola diventa un laboratorio di cittadinanza

Ma facciamo un passo indietro e vediamo dove sono nati i colorati lavori che sfileranno nel capoluogo lombardo. Sono il risultato del laboratorio “Dritto al Diritto!”, che abbiamo realizzato nelle classi quarte della Scuola Primaria Brianza. Un percorso che ha accompagnato i bambini alla scoperta di cinque articoli fondamentali della Convenzione ONU: il diritto al nome, all’ascolto, alla protezione, all’istruzione e al gioco.

Attraverso attività partecipative e momenti di confronto, i bambini hanno ragionato sui loro diritti e su quelli dei loro coetanei che vivono in territori segnati dalla guerra o in condizioni sociali differenti dalle loro. Ne sono nate riflessioni importanti:

“Alcuni bambini non possono giocare perché lavorano in miniera. Noi siamo fortunati.”

“Abbiamo messo il gioco come ultimo perché nei Paesi poveri o in guerra non si gioca.”

“Se le persone fossero più ascoltate, ci sarebbero meno guerre.”

Da un semplice esercizio, sono nate quindi profonde riflessioni sulla povertà, sulle guerre, sulla solitudine, sulla scuola come luogo di ascolto e protezione. Tutto questo serve anche a ricordare agli adulti che, quando ai bambini viene data la possibilità di esprimersi, sanno vedere il mondo con una chiarezza che spesso si perde con l’età.

Il diritto al gioco: un linguaggio universale che in troppi luoghi viene soffocato

E sono proprio quelle sul diritto al gioco le riflessioni più inattese e spiazzanti. A conferma che il gioco, per bambini e bambine, non è semplicemente un passatempo ma è uno spazio e un tempo di crescita, relazione, cura, apprendimento. E soprattutto è riconosciuto a livello internazionale come un diritto. Anche se, in molti Paesi, tra cui la Palestina e l’Ucraina, il suono delle risate è stato sostituito dalle sirene e dalle esplosioni.

“Il gioco è un atto di resistenza silenziosa, un modo per dire io esisto ancora anche quando tutto crolla intorno”, ricorda Samantha Tedesco, Responsabile dell’Accademia SOS Villaggi dei Bambini. E proprio su questo tema, da Gaza, arriva una testimonianza che non lascia indifferenti. “Abbiamo inventato giochi per coprire i rumori delle esplosioni”, racconta un caregiver di SOS Villaggi dei Bambini Palestina, “cantavamo forte o battevamo le mani per trasformare la paura in un momento condiviso.” Proteggere il gioco, quindi, significa proteggere l’infanzia stessa.

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